venerdì 31 ottobre 2008

Irish aspetta sempre la sua bici


SIGNORE, GUARDAMI, IO SONO IRISH

(Riccardo Mannerini)

Signore, sono qui, io sono Irish
quello che non ha la bicicletta.
Tu lo sai che lavoro dai Lancaster
e che, a sera, le mie reni non cantano.
Mi hai date tante cose belle
e il mio cuore le ha viste volentieri:
i boschi, le rose, la fratta,
i piccoli stagni dei cieli e la notte
le labbra di Ester
i suoi seni
quei suoi impossibili occhi
il sonno, il risveglio, il rumore
del fiume, l’odore dei legni duri

O mio Signore, purtroppo c’è qualcosa che non va!
Io che lavoro dai Lancaster
dormo e mangio a trenta miglia
dalla chiesa di padre Enrico
Come posso, o Signore,
santificare il tuo giorno?
I camion sono fermi, le auto non passano
ed io nel tuo giorno
sono stanco, Signore.
Trenta miglia più trenta
sono troppe a piedi ed Irish,
tu ricordi Signore,
non ha la bicicletta.

I passeri, gli scoiattoli, le lepri
gioiscono nel tuo giorno, io no
Non so più se io sono tuo figlio:
in quel giorno non vengo alla tua casa,
io non ti onoro; come posso fare,
dimmi?
Posso stare sul prato a parlarti di me?
O debbo venire in fondo alla valle?

Soffro, Signore e tu devi -capisci?-
Devi fare qualcosa.
Andrà bene anche vecchia
la bicicletta
che manderai ad Irish,
perché tu, che sei buono,
hai tanti amici e a qualcuno di loro
la puoi chiedere una vecchia bicicletta.
Che sia robusta, piuttosto, e grazie,
mio Signore, grazie!
Dio te ne renderà merito, di certo.
Io sono Irish, Signore,
quello che verrà da te in bicicletta.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Marco, tieni duro.
fabp

marco tarozzi ha detto...

vedrò di non farmi stendere, vecchio mio. male male che mi vada, un blog su cui scrivere ce l'ho sempre... meglio dei muri