lunedì 29 dicembre 2008

Chicco Ravaglia per sempre


Ogni tanto, nel mio mestiere, può capitare di fare qualcosa di bello. O quanto meno, qualcosa che dà davvero soddisfazione. E non parlo di cosiddetti "buchi", di notizie azzeccate o mancate, di quotidiano inventare e costruire. Parlo di cose che ti fanno sentire meglio. Come se quello che fai avesse un senso, come se una pagina di giornale valesse più di quello che effettivamente vale.
Ogni tanto, la cronaca quotidiana segna il passo. Come adesso, durante le ferie. Meno campionati, meno partite la domenica, idee da farsi venire per riempire comunque le pagine.
Forse questa volta me ne è venuta una meno banale di altre. Oggi ho dedicato una pagina al ricordo di un amico, di un talento, di un ragazzo che sembrava baciato dalla buona sorte e invece una notte di nove anni fa si è trovato di fronte il destino, venuto a riprendersi tutto in un attimo.

Ho pensato a Chicco Ravaglia, al vuoto che ha lasciato dentro e fuori i parquet, al suo sorriso che nessuno di quelli che l’hanno incrociato può dimenticare. Partendo da un fatto di cronaca (dal 2 al 4 gennaio a Imola è in cartellone la seconda edizione del torneo di basket Under 14 dedicato a lui), ho cercato di riscaldare in qualche modo la fiamma della memoria. Chiedendo aiuto a Filippo Nanni, che oggi di mestiere fa il procuratore di giocatori con la passione e l’onestà con cui allora scriveva e raccontava il basket. Filippo era amico fraterno di Chicco. Con lui ha condiviso momenti indimenticabili.

Enrico Ravaglia era mio secondo cugino. Meglio: sua nonna era cugina di Giuliano, mio padre, che se ne è andato sei mesi fa. Avevamo età diverse, non siamo cresciuti insieme, ma ricordo quelle incredibili serate di "raduno" della famiglia con tre generazioni di Tarozzi a confronto, e il senso di unità che ci arricchiva. Ricordo l’incontro tra Chicco e Andrea, che allora giocava nel Bologna, e il legame che ne è nato. Andrea ha dedicato a Chicco il suo primo gol, quando già indossava la maglia della Fiorentina, e ha chiamato Enrico il suo primogenito.

Non è che fosse necessaria questa pagina, perché Chicco vivesse ancora nel cuore e nell’anima di chi gli ha voluto bene. Però sono contento di averla pensata e realizzata. Perché uno come lui è stato unico, e ancora lo è nel nostro ricordo. Vorrei che fosse ancora qui.

giovedì 25 dicembre 2008

Have yourself a Merry Little Christmas


Have yourself a merry little Christmas
Let your heart be light
From now on
our troubles will be out of sight

Have yourself a merry little Christmas
Make the Yule-tide gay
From now on, our troubles will be miles away

Here we are as in olden days
Happy golden days of yore
Faithful friends who are dear to us
Gather near to us once more.
Through the years We all will be together
If the Fates allow
Hang a shining star upon the highest bough.

And have yourself A merry little Christmas now

sabato 20 dicembre 2008

I "dimenticati" di Steinbeck


Un ricordo di John Steinbeck, che se ne andò esattamente quarant'anni fa, il 20 dicembre 1968. Intenso, dal punto di vista personale, perché è stato il classico autore “di formazione”, come si dice, e senz'altro il primo di cui io conservi memoria piena. La lettura, breve e intensa, de “La Perla”, affrontata in seconda media grazie a un'insegnante di lettere che sapeva davvero alimentare la voglia di leggere, di approfondire, di capire (Marcella Caudarella, una delle guide insostituibili della mia vita), fu la scoperta di un mondo, di una letteratura, di una strada da seguire. Nella storia tragica di Kino, del suo tesoro sfavillante e inutile, c'era molto più di una storia. C'era un sentiero che mi indicava su quale via proseguire, da che parte stare.
John Steinbeck. Dimenticato, e per molti superato. Profondo, etico, intenso. Cantore degli spiantati, dei derelitti di “Vicolo Cannery” e dei picari senzafuturo di “Pian della Tortilla”. Il dolore dei poveri, le ferite della piccola borghesia. La forza dell'impegno sociale, che Steinbeck aveva vissuto e non semplicemente raccontato, fin da quando nel 1926 abbandonò la Stanford University per unirsi ai lavoratori che gridavano “go West”, sognando California a un passo dalla Grande Depressione. Che poi raccontò con voce profonda in “Furore”, con tutta la polvere e la speranza che sollevavano le carovane dei nuovi poveri lungo la Route 66.
Oggi, rileggendo quei romanzi che parlano di un mondo spaccato tra grandi povertà e immense ricchezze, di uomini vagabondi e selvaggi e vittime di altri uomini o del destino (“Uomini e Topi”), mi domando come si possa considerare sorpassato uno scrittore che ha saputo analizzare anche psicologicamente (“L'inverno del nostro scontento”) una realtà così simile a quella che viviamo oggi.
John Steinbeck, premio Nobel meritatissimo nel 1962. Tre anni fa, passeggiando per Cannery Row a Monterey, tra negozi per turisti, Bubba Gump e profumo di mare, ho pensato intensamente a lui. Tutto cambia, nel mondo. Tutto resta uguale. E pochi sono in grado di raccontarcelo così perfettamente.

martedì 16 dicembre 2008

Un mondo pieno di nuvole



Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro
per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto
una voglia di pioggia
Fabrizio De Andrè

venerdì 12 dicembre 2008

L'Italia del 12 dicembre

"Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre
L'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre"

Francesco De Gregori

Trentanove anni fa. Ne avevo nove, e quel 12 dicembre, con le immagini in bianconero che uscivano dal televisore sempre acceso a un ritmo insolito per gli occhi e la mente di un bimbo, per me fu la perdita dell'innocenza. Capii che accanto al bene, agli affetti, ai sentimenti, c'erano anche il male, il dolore, il buio. Quella sera, e per molte sere dopo, faticai ad addormentarmi.
L'Italia smarrì la rotta a Piazza Fontana. Che ci fosse il male i grandi lo sapevano, ma il male venne nascosto anche a loro. Per anni. Oggi molto si sa (mandanti, ideologie, esecutori), ma restano le zone d'ombra. In questa e in tutte le tragedie collettive della nostra storia. E in questa come nelle altre, prima (Vajont) e dopo, la sensazione che il male sia riuscito in un modo o nell'altro a farla franca. Che i buoni non abbiano vinto, e siano anzi stati derisi e irrisi.
Quel giorno, nel salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura, caddero diciassette innocenti: Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silvia, Attilio Valè, Gerolamo Papetti.

La diciottesima vittima cadde da una finestra tre giorni dopo. Giuseppe “Pino” Pinelli. Un uomo che credeva nella pace.

domenica 7 dicembre 2008

Una serata coi campioni

Fare un libro può essere anche un'occasione per rivedere tanti amici. Mi è successo ieri sera alla Libreria Irnerio, alla presentazione de “la Voce del Campione”, la mia strenna natalizia. Una settantina di persone, a occhio. Tanti che hanno risposto al mio invito, e mi hanno scaldato il cuore. Bello, davvero.

E c'erano anche loro. I campioni. Hanno raccontato scampoli di quelle vite da atleti che ho voluto nel libro, perché quando incrocio qualcosa di bello mi viene sempre voglia di fissarlo nella memoria e nelle parole, sperando che non vada perduto.

Ringraziamenti, allora.


A tutti quelli che c'erano, amici di corsa, di vita, di lavoro, di famiglia.
A Gianfranco Civolani e Alberto Bortolotti, che mi hanno aperto la strada rendendola lieve.
A Marino Bartoletti,che da direttore mi ha insegnato molto e ieri ha parlato da amico vero.
A Giorgio “Matitaccia” Serra per quella allegrissima copertina.
A Renato Rizzoli, per la presentazione, la presenza, l'amicizia.
A Sergio, Fabrizio, Fabrizio, Laurenzo, Luigi, Daniela, Daniele, Federica, Saverio (scrittore splendido che ha ascoltato queste storie, arrivando apposta in treno da Molinella), Carlo, Giuliano, Federico, Roberto, Fabio, Stefano (Alberto), Paolo e tutti quelli che c'erano e ci sono e ci saranno.
a Sandro (assente giustificato: lavorava) per il titolo.
A Minerva Edizioni, e Roberto, Paolo, Valentina, Francesco e al loro entusiasmo.
Ai miei campioni. Qui, di venticinque, ce n'erano otto: don Arturo Bergamaschi, Achille Canna, Mauro Checcoli, Giorgio Longhi, Ennio Mattarelli, Gigi Serafini, Giordano Turrini, Federico Girasole. Si sono raccontati con la semplicità dei grandi, ed è stato un onore averli vicino.


Alla mia famiglia, che era lì ad ascoltare.
A Sandra e Guerrino.
A pà e mà, lassù.
A Matteo, che a sei mesi si è sciroppato un'ora e un quarto di parole sempre sorridendo.
Alla sua mamma Elisa che si sciroppa me, tutti i giorni.
Ora ho voglia di prepararne subito altri venticinque. Campioni, non libri...

sabato 6 dicembre 2008

I miei campioni alla libreria Irnerio


Questa sera presento i "miei" campioni alla libreria Irnerio, in via Irnerio 27. Si inizia alle 18, senza troppo ritardo accademico. Ci saranno il mitico Civ, al secolo Gianfranco Civolani che mi ha regalato una bella prefazione ("Venticinque storie di sogni accarezzati e realizzati. Venticinque storie che ci fanno sentire tutti più giovani, storie di vecchi fusti che hanno allietato le mie, le nostre e le vostre giovinezze"... bello, no?) e Alberto Bortolotti. E alcuni di quei venticinque: certamente Mauro Checcoli, Giordano Turrini, Giorgio Longhi, Achille Canna, don Arturo Bergamaschi, Federico Girasole, se potranno Renato Villalta, Gigi Serafini, Ennio Mattarelli, Venuste Niyongabo e staremo a vedere chi altri.

Aspetto gli amici, quelli che non sono partiti per il ponte dell'Immacolata. E chi avrà voglia di ascoltare belle storie dalla voce dei loro protagonisti.

giovedì 4 dicembre 2008

Basta chiudere gli occhi


Stanotte ho sentito un grande boato
sembrava una bomba chissà...
mi ha fatto paura, la casa ha tremato
e ha tremato l’intera città
La gente per strada, la gente scappava…
Non era una bomba quel grande boato
ma un tuono lontano laggiù
tu questo hai sentito
di certo hai sbagliato
sono grande, ne so un po’ di più
La gente per strada, la gente ballava…

Certe volte Miguel
certe volte Miguel
questo mondo può farti paura
per fortuna, Miguel
non è il solo che c’è
basta chiudere gli occhi

Stanotte li ho visti gli aerei nel cielo
sfrecciare più in alto e più su
non so se era un gioco, oppure era vero
ma vorrei non tornassero più
La gente per strada, la gente scappava…
Stanotte non c’erano aerei nel cielo
ma sciami di stelle lassù
è questo che hai visto, che hai visto davvero
tante stelle giocare nel blu
La gente per strada, la gente danzava…
Certe volte Miguel
certe volte Miguel
questo mondo può farti paura
per fortuna, Miguel
non è il solo che c’è
basta chiudere gli occhi

Piero Marras

martedì 2 dicembre 2008

Confessioni di un poeta


CONFESSO


Io confesso
che non ho fatto la guerra
ed ho parlato alla gente
come se fossi un eroe.

Confesso:
ho parlato per anni
perché qualcuno capisse
quello che sento.
Stasera ti confesso
che sono entrato in un porto
ed ho cercato una nave
che mi portasse lontano.

Non voglio più vedere le cose
che mi hanno fatto sentire questo silenzio.
E sappi che per me
passerai la vita così ad aspettare.
Stasera ti confesso:
non ci capisco più niente,
io voglio solo dormire
per non vedere nessuno.

È tardi per pensare all'amore
e per andare sui monti
a parlare col sole di noi due
e per svegliarsi al mattino
con la pace nel cuore.

Piero Ciampi