martedì 24 aprile 2018

Una parola


Ho fatto un gioco oggi.
Scrivevo una parola
e la cancellavo
subito
per non lasciarla uscire
perché restasse nascosta
tra le pieghe
della mente.
Scrivevo una parola
senza vergogna
ma non l’ho fatta uscire
perché a questo mondo
non c’è solo la vergogna
con cui misurarsi.
Scrivevo una parola
e dentro c’erano occhi diversi
qualcuno che capiva
anche senza che uscisse
Così è stato facile
tenerla lì
scriverla e cancellarla
altro che le x e le y
delle vecchie Olivetti
che se guardavi in controluce
saltava fuori tutto.
Ho fatto un gioco oggi
Scrivevo una parola
e mi sentivo speciale
a tenerla dentro
per un minuto
per un’ora
per una vita o chissà.
Un gioco complicato
- piuttosto stupido -
di quelli che ti prendono
e quando smetti
ti resta addosso
(o dentro)
una specie di affanno
una voglia
di dimenticarla lì
sotto gli occhi di tutti.

(MT, 2018)

giovedì 19 aprile 2018

Passano le nuvole


E' un portacenere fragile
Con un disegno bellissimo
Con sopra scritta una massima
Davvero azzeccatissima:
"Passano le nuvole, ma il cielo resta sempre lì"
Blu, come i tuoi occhi blu
Che ritornano a sorridere

Passano e ripassano
Ma il cielo resta sempre lì
E' un portafortuna sai
Stai attenta che se scivola
Può rompersi

E' un portacenere fragile
Che ha traslocato moltissimo
Intanto con le sue nuvole
Su sfondo azzurro sfumato in blu
E quella splendida massima:
"Passano le nuvole, ma il cielo resta sempre lì"
Blu come i tuoi occhi blu
Che ritornano a sorridere

Passano e ripassano
Ma il cielo resta sempre lì
Stai attenta è fragile
Se ti scivola … ti cade sai …
Non vorrei mai


(Giorgio Conte)



martedì 3 aprile 2018

Cinquant'anni...



"La salvezza dell'uomo è nelle mani dei disadattati creativi"
(Martin Luther King)

lunedì 12 marzo 2018

Forever young




Sono passati novantasei anni, e sei sempre il più giovane di tutti. Sguardo triste su un mondo incomprensibile.
Thanks.



"...quella vita che in tutti i suoi libri ha fatto da inafferabile protagonista in un’ambivalenza di felicità e di disperazione, di bellezza e di orrore, ma di cui Kerouac ha cantato soltanto gli slanci di apertura verso la vitalità e l’energia.
Una vita che aveva poco a che fare con quella che il mondo contemporaneo lo costringeva a vivere, fino a ricacciarlo come un animale ferito nell’agguato dell’alcool; nell’agguato di qualcosa che lo illudesse di potersi sottrarre al suo destino".
(Fernanda Pivano)


domenica 4 marzo 2018

Niente risposte


Quando succedono cose così, è il momento delle domande più profonde. Qual è il senso, e come spiegare a una bambina di due anni che la vita ha un perché, anche se quando vuole è più stronza che mai. Se c’è una risposta, è che la vita è una parentesi. Dovremmo ricordarcelo, quando ci pensiamo immortali. Che brucia in fretta, e allora bisogna respirarla a pieni polmoni, cercando di non lasciarsi dietro rimpianti e occasioni. Che a volte ti addormenti e ti porta via, senza avvisarti. Se c’è una risposta. Ma una risposta non c’è mai.


mercoledì 22 novembre 2017

Camera 3, letto 3




Un mondo nuovo. Un altro mondo. Quello che succede fuori scivola via, della vita che scorre arrivano soltanto frammenti, e non c’è il tempo per rifletterci. Qui c’è un mondo piccolo, una finestra che guarda sul solito angolo di cortile, e più in là appena pochi metri di portico. Via Albertoni: almeno ti sembra di capire dove ti trovi, ma non è precisa nemmeno quella sensazione.

Camera 3, letto 3. Anche la notte passata in Recovery Room eri lì a pochi passi, stesso piano e qualche decina di metri da percorrere, ma ti sembrava di essere chissà dove. Soffitto, finestra, infermiera del turno di notte. I richiami della pompa da infusione, uno strano senso di quiete. Poi quella che chiamano degenza, un viaggio minimo fatto di minime conquiste, che altri interessi non ci sono, adesso.

“Sei andato di corpo?” è la domanda delle sei del mattino. Il mantra della cacca. Lo chiedono a te e poi a Nicola, che sotto i ferri c’è stato il doppio, e ancora a Luigi. E poi ancora a te, nel giro seguente, e nell’altro ancora, come se tutti fossero interessati a quei tuoi brevi viaggi verso il cesso. Viaggi pieni di impedimenti: se ti alzi dal letto, ricordati di staccare la pompa, portati dietro tutti i fili, fai in modo che non si intreccino tra di loro. Fatti un elenco dei movimenti da mettere in fila, uno dopo l’altro, e cerca di non pisciarti addosso lungo il tragitto.

Camera 3, letto 3. Dove si lotta con gli sbalzi di umore, dove la distanza tra il crollo psicologico e la rinascita sta dentro una manciata di ore. Giovedì sera: non sai quando ti leveranno questa dannata CVC, non sai quando riprenderanno ad alimentarti, dopo tre giorni di digiuno, non sai se davvero queste ore in sala operatoria hanno risolto il problema. Nessuno fa vedere le sue carte, nessuna spiegazione. Si naviga a vista, marinaio… Venerdì mattina sei sempre in quel loop, e il cielo sopra Bologna è grigio da sembrare sporco. E invece, improvviso arriva un giro-visita che sembra una vincita alla lotteria. Via tutti quei cavi, una brodaglia al vago profumo di carne che non c’è cazzo di menu di Masterchef che abbia quel sapore. E la mousse di mela, anche, che fuori da qui non mangeresti nemmeno con una pistola puntata alla tempia. Sapore di rinascita, di ritorno. Eri all’ennesima curva, spingevi sui pedali col cuore scoppiato, stavi per mettere il piede a terra, quando dietro l’angolo hai visto la strada farsi pianeggiante, e poi infilarsi giù. In discesa. Eri al limite, hai scollinato. E non lodarti troppo, che non sai neppure il perché…

Camera 3, letto 3. Ascoltare le storie di Nick e Luigi con la voglia di ascoltarle, sorprendersi piacevolmente di questa sintonia, di questo cameratismo nato per caso e per bisogno, più profondo di legami convenzionali che durano da anni. Un rapporto che forse svanirà, un giorno, ma ora ti sembra in grado di reggere il peso degli anni, perché hai condiviso con persone che nemmeno conoscevi gli attimi più duri e delicati della tua esistenza. E allora adesso non possono più essere persone sconosciute. Hanno dentro un pezzo di te, e tu un pezzo di loro.

Fuori è sempre grigio da fare rabbia. La finestra ti regala come ogni mattina il solito angolo, dove ogni tanto passa qualcuno a gran ritmo, quasi di corsa. Forse in ritardo. Non riesci a capire, adesso, tutti questi ritardi e questa fretta che non dà il tempo di pensare. Gli stessi che ti affogavano, fino a poco tempo fa. Sarà perché tu sei arrivato puntuale a questo appuntamento. Né troppo presto, né troppo tardi. Al momento giusto, ed è stata la tua fortuna. Ancora, non darti troppi meriti: hai avuto culo, e stop.

Così adesso tutti quelli che corrono, là fuori, ti sembrano dannatamente fuori tempo. Marionette sgraziate, sfigurate dal peso dei giorni. Le guardi da lontano, da una finestra a cui non avresti mai pensato di doverti affacciare. Forse un giorno tornerai dentro quel frullatore, dove anime e sentimenti perdono colore e senso. Adesso non riesci a capirle, e non hai nessuna voglia di capirle. Sei in una stanza d’ospedale, ed è come se fossi sdraiato sull’erba di primavera a guardare il cielo. Bello pigro, senza niente altro da fare. Non ci sono domande, non ci sono risposte. Solo la tua inadeguatezza, che finalmente non chiede di essere capita, o compatita, o messa in discussione. Solo la voglia di accarezzare ancora un po’ questa vita. Che ha un sapore impareggiabile, anche adesso che è novembre.

giovedì 28 settembre 2017

Il futuro che indietreggia di fronte a noi





E mentre sedevo là a riflettere sul vecchio mondo sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde sul molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l'aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città, dove i campi bui della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, al futuro sfrenato che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia... e una mattina, all'improvviso...
Così remiamo, barche controcorrente, sospinti ancora senza sosta nel passato.



(Francis Scott Fitzgerald - "Il grande Gatsby")