giovedì 11 agosto 2016

Sistemare il passato


Spostando carte e raccoglitori, è saltato fuori all'improvviso. Fa sempre così, il ritaglio a tradimento. E mi ha ricordato un po' di cose.
Quella giornata in Sala Borsa, con vecchi eroi diventati amici che rivivevano emozioni incancellabili. Achille, Carletto, Gigi e tutti gli altri, e Frank arrivato a sorpresa dagli States.
Quel regalo che mi fece Giuliano Musi, il direttore. Perché volevo evitare che si parlasse troppo di una roba mia, ma avevano riaperto la Sala Borsa il giorno prima... "Macché solo un pezzo, questo oggi è un evento e ci facciamo una pagina. I'en c.. tù, Taròz..."
Quel racconto di Vincenzo Barreca, non il pezzo di un giornalista che parla bene di un collega, no, qualcosa di più. Dentro c'era l'aria buona di quegli anni, di quella redazione che ancora andava di corsa. Dentro l'articolo di uno che scriveva come piace a me. Uno che parlava poco, e per questo allo sport ci compensavamo, e mai comunque ci siamo lasciati andare a parlare a fondo di quella passione che ci spingeva avanti, che era la stessa per entrambi. A volte si lascia indietro qualche parola, succede.
Quell'avventura che è stata per molti motivi irripetibile, e per questo adesso ti fa tenere con cura pochi ritagli di giornale, perché sai che non ritornerà, e non ritorneranno.
Era il Domani, e invece è già domani.

sabato 6 agosto 2016

Non sanno che dentro sono un violino





E Stunèd

Me sin da burdèll
“sta zétt, ‘ci stunèd
t’a n e l’ urecia”
e lòu intènt i cantéva,
i cantéva tótt cumè calandri.
Adèss ch’ a m sò fat vècc,
ch’ u m m’arimpòrta
a chènt e a chènt
zò par la strèda.
“Sa chèntal che pataca ch’ u n sa fè?”
E i ne sa che drèinta a sò un viuléin.



Lo Stonato
Io sin da bambino
“sta zitto, sei stonato
non hai orecchio”
e loro cantavano
cantavano tutti come calandre.
Adesso che mi son fatto vecchio
che non m’importa
canto e canto
giù per la strada.
“Cosa canta quel pataca che non sa fare?”
E non sanno che dentro sono un violino.



Nino Pedretti




giovedì 14 luglio 2016

Bilanci


La gòmma
S’u i fòss ‘na gòmma de scanzlè, ‘na gòmma
da inciòstar, no da lapis, o se no
s’na machina da scréiv, bat xxx,
o par fè mèi, xyxy,
o
par fè mèi ancòura, mnmn,
ch’u s fa pòch mn, mo e’ scanzèla,
porca mansóla, ch’u n s capéss piò gnént,
o adiritéura, mèi di tótt, mo a n l’ò,
un computer u i vrébb, ch’e’ basta un tast,
e e’ sparéss tótt, senza un scanzlòt, tòtt biènch,
cmè ch’u n fòss suzèst gnènt,
perchè mè te mi mònd i sbai ch’ò fat.
La gomma
Se ci fosse una gomma da cancellare, una gomma
da inchiostro, no da lapis, o se no
con una macchina da scrivere battere xxx,
o, per far meglio, xyxy
o, per fare ancora meglio mnmn,
che si fa poco mn, ma cancella,
porca masòla, che non si capisce più niente,
o addirittura, meglio di tutto, ma non ce l’ho
un computer ci vorrebbe, che basta un tasto,
e sparisce tutto, senza un cancellotto, tutto bianco,
come non fosse successo niente.
Perché io, nella mia vita, gli sbagli che ho fatto
(Raffaello Baldini)

sabato 30 aprile 2016

A little bit of peace




Perché in fondo, tutto quello che vuole la gente è “just a little bit of piece and quiet”. Aspettando che le certezze si frantumino. Come sempre.

martedì 12 aprile 2016

Un cortile in Cirenaica

 

Era il 1971. Quarantacinque anni di tanto e niente, abbastanza per sbiadire attimi, volti, storie. La prima volta arrivai a quel cancello così stretto accompagnato da mia madre, poi presi il vento. Non ricordo se il 22 era già diventato 14, ma mi portava dritto dalla Meridiana a via Libia, tanto bastava. Poco dopo la cinta di via Rimesse saliva Fabio, e ci si sentiva subito più forti. Poi giù per la discesa della Veneta, fino a infilarsi in Cirenaica. Era un mondo altro, la Cirenaica, e ancora lo è. Come il muro, l’edificio, il cortile piccolo che sembrava immenso. Come quel cancello troppo stretto. Ci sono entrato quasi mezzo secolo dopo per scoprire che tutto è rimasto uguale. Sono cambiato soltanto io, con le mie nuove incertezze da spendere.

Chissà. Forse è stato un richiamo.

Via Musolesi, un lunedì di primavera, tramonto. Le vecchie Jacopo della Quercia.
 
 
 
 

mercoledì 30 marzo 2016

E non ce ne siamo neanche accorti



Io ti racconto lo squallore di una vita vissuta a ore,
di gente che non sa più far l'amore.
Ti dico la malinconia di vivere in periferia,
del tempo grigio che ci porta via.
Io ti racconto la mia vita, il mio passato, il mio presente,
anche se a te, lo so, non importa niente.
Io ti racconto settimane, fatte di angosce più che umane,
vita e tormenti di persone strane.
E di domeniche feroci passate ad ascoltar le voci,
di amici reclutati in pizzeria.
Io ti racconto tanta gente che vive e non capisce niente
alla ricerca di un po' d'allegria.

Io ti racconto il carnevale, la festa che finisce male,
le falsità di una città industriale.
Io ti racconto il sogno strano di inseguire con la mano
un orizzonte sempre più lontano.
Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi,
alla ricerca di una compagnia.


Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione
per consumarsi un giorno da leone.
Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infinita
con quattro soldi stretti tra le dita.
Io ti racconto la pazzia che si compra in chiesa o in drogheria,
un po' di vino, un po' di religione.

Ma tu che ascolti una canzone, lo sai che cos'è una prigione?
Lo sai a che cosa serve una stazione?
Lo sai che cosa è una guerra? E quante ce ne sono in terra?
E a cosa può servire una chitarra?
Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti,
e continuiamo a dire e così sia.
(Claudio Lolli)
 

sabato 19 marzo 2016

Giorni così



Sai, è solo che oggi me l'hanno fatto tornare in mente. Delle cose dette e non dette, del dover sempre partire e andare via. Di quel tanto o poco che resta. Del vuoto da riempire, che non basta un giorno di marzo. C'è il sole, però. Si poteva organizzare una zingarata. Stai mo bene, se mai c'è modo, da qualche parte.