mercoledì 19 novembre 2014

Lettera da lontano...



Lettera da lontano
Lettera da seguire le parole con l'indice di una mano
Lettera scritta fuori dai denti
Lettera senza firma, lettera con pochi argomenti
Lettera dal carcere
Lettera scritta da un minore
Lettera che non capisci se sei tu che non vivi o se è lui che non muore
Lettera di un cantante
Lettera profumata come quella di una vecchia amante
Lettera che ti penso
Lettera che più la guardo più mi sembra senza senso
Lettera che sembra una canzone d'amore
Lettera con troppi diesis e pochissimo cuore
Lettera per Silvia Barladini, non servirà a niente ma almeno saprà che le siamo vicini
Lettera per chi ha solo rimorsi, da leggere a voce alta ma a piccoli sorsi
Lettera piena di guai
Lettera per chi era in guerra e di lettere non ne riceveva mai
Lettera per mio figlio che mi ha guardato cantare come fossi io il figlio
Lettera per mia moglie che non ha avuto un marito ma ha avuto solo le doglie
Lettera a chi ha vissuto tutta la vita accompagnato solo dalla sua miseria, dalla sua dignità, dalla sua morte, dalle sue emozioni
Lettera che ha visto sparire insieme al sole, alla sua malattia poco per volta tutte le sue illusioni
Lettera a chi si rifiuta di accettare comici, musicanti, poeti, medicastri e cantori di canzoni
Lettera per il mio pianoforte che è l'unico a non avermi fatto uscire con tutte le ossa rotte
Lettera per il tempo che a vent'anni nessuno ti dice che vola via come un tipo particolare di vento
Lettera a Vasco Rossi mi piace sentirgli dire che oggi è spento
Lettera a chi ha avuto il coraggio di sfidare assassini, bugiardi, politici e mezzi imbroglioni
Lettera consegnata a voce a tutta la gentile normale ipocrita massa di rompicoglioni.


(Enzo)
 
 


venerdì 7 novembre 2014

Quando Gigi Riva tornerà....



«Quando si andava in trasferta a Milano, a Torino, ci chiamavano pecorai. Oppure banditi. Avevamo dalla nostra migliaia di sardi all’estero, in quell’Italia del nord. Non esisteva la Costa Smeralda, non c’era mica l’Aga Khan, questa bellissima terra non l’avevano ancora massacrata. Noi, che pure eravamo solo dei calciatori, le demmo un nome. Eravamo una questione d’orgoglio, di rivincita per tanta gente. Ed eravamo una squadra completa, giusta sul campo in ogni ruolo… Io rispondevo alle ingiustizie a muso duro, e spesso mi perdonavano perché ero importante per la Nazionale e non potevano squalificarmi: allora, gli squalificati non venivano convocati».
(Gigi Riva)


Grazie per i sogni di bambino.
Per i gol in bianco e nero.
Per la rabbia e il silenzio.
Vorrei che quel tempo tornasse, ma va così.

Felici settanta, Campione.