sabato 26 dicembre 2009

Every year, every Christmas


I don't know how love could do this to me
I've waited and waited for someone I never see
But I'm so sentimental and I'm so hopeful you'll be here
So here I am every year, every Christmas

I've wished for you in my heart and in my head
And I got my answer that first moment that we met
And, oh yes, I believed you as you told me, as you said
You'd be here every year, every Christmas

There must be a lesson for me to learn
If you don't trust in love, you'll get nothing in return
Why should I be lonely? Don't tell me it's fine
I have my pride, but I'd rather be with you tonight

So much emotion, it's driving me mad
But I'll take my chances with these feelings that I have
And I'll come back to this same corner where we met
And I'll be here every year, every Christmas

Mere words can't explain the pain and the fear'
Cause I wonder, yes I wonder are you gonna leave me standing here?
Today's almost over but I don't wanna leave
Has my heart made a fool out of me?
My friends gather 'round me with holiday cheer
They say to forget you, to let you go 'cause you're not here
Well, I can't keep explaining what they'll never understand
And why I'm here every year, every Christmas
I return every year, every Christmas
I come here every year, every Christmas

(Richard Marx / Luther Vandross)



martedì 22 dicembre 2009

Sentire questo silenzio


CONFESSO


Io confesso
che non ho fatto la guerra
ed ho parlato alla gente
come fossi un eroe.

Confesso:
ho parlato per anni
perché qualcuno capisse

quello che sento.

Stasera ti confesso
che sono entrato in un porto

ed ho cercato una nave
che mi portasse lontano.

Non voglio più vedere le cose
che mi hanno fatto sentire questo silenzio.

E sappi che per me
passerai la vita così ad aspettare.

Stasera ti confesso:
non ci capisco più niente,
io voglio solo dormire
per non vedere nessuno.

E' tardi per pensare all'amore
e per andare sui monti

a parlare col sole di noi due
e per svegliarsi al mattino

con la pace nel cuore.

(Piero Ciampi)

lunedì 7 dicembre 2009

Il momento in cui non sei


Mi svegliai che il sole si faceva rosso; e quello fu l’unico chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero.

Mi trovavo lontano da casa, ossessionato e stanco del viaggio, in una misera camera d’albergo che non avevo mai vista, a sentire i sibili di vapore là fuori, e lo scricchiolare di vecchio legno della locanda, e dei passi al piano di sopra, e tutti quei suoni tristi, e guardavo l’alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici strani secondi. Non avevo paura; ero solo qualcun altro, un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma.

Mi trovavo a metà strada attraverso l’America, alla linea divisoria fra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio là e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.

Jack Kerouac

martedì 1 dicembre 2009

A lezione da Niyongabo


Una sera a presentare e intervistare Venuste Niyongabo al Collegio Universitario Torleone, in via Sant'Isaia. Il bello, con un grande della vita come Venus, è che sa sempre sorprenderti. Quante volte ci siamo trovati, insieme, a raccontare la fantastica avventura della sua esistenza. Le sue gesta di campione, la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta, il rapporto con il suo paese natale, il Burundi, la scelta di venire in Europa, in Italia, prima a Siena e infine a Bologna, per crescere, confrontarsi, capire. Lo abbiamo fatto davanti a scolaresche assorte, a giovani atleti, presentando un mio libro nel quale ho voluto raccontare, tra altre, anche la sua storia, o semplicemente tra comuni amici. Questa volta doveva passare il messaggio positivo: volontà, sacrificio, passione per quello che si fa sono ingredienti che aiutano a raggiungere l'obiettivo. Senza scorciatoie. Venuste ha lasciato il segno, come sempre, usando parole semplici, dirette. Colpendo il cuore e il cervello.


Durante le domande finali, per dire. Uno studente straniero chiede: "La tua è una bellissima storia, ma come posso io, che vengo da El Salvador, che non sono un campione, fare qualcosa che mi renda utile al mio paese?"

"Finché sei qui apprendi, fai tesoro, sii curioso di tutto. Un giorno tornerai a casa tua, ti troverai con gli amici e avrai un'esperienza in più da raccontare loro. Avrai portato indietro ricchezza. Quando sono tornato a Vugizo, il paese dove sono nato in Burundi, dopo qualche tempo che ero in Italia, ho insegnato a mia madre a fare gli gnocchi. Il mio è un villaggio di campagna, le patate abbondano ma per noi cucinarle significa farle bollire nell'acqua, niente di più. A mamma ho insegnato una piccola cosa, però nuova. Non importa che ora sappia cucinarli egregiamente. Però sa fare una cosa in più rispetto a prima. E' un esempio banale, ma può darti l'idea di quanto sia importante aprirsi al mondo, viaggiare, conoscere le culture degli altri. Questo è il regalo che puoi portare a casa tua. Tornarci essendo un uomo un po' più ricco dentro".


Parole che mi fanno capire molte cose. Soprattutto, perché un ragazzo nato in un posto sperduto dell'Africa, a 1400 metri d'altezza, sia arrivato in cima a quel podio olimpico, nel '96. E perché anche oggi che lo sport per lui non è più agonismo, non si sia ancora fermato. E abbia trovato sempre nuovi traguardi da raggiungere, nella vita.


(la foto di Venuste è del mio amico Paolo Genovesi, fotografo straordinario)