venerdì 17 febbraio 2012

I novant'anni del Maestro Lodi


Magari avete voglia di pensare, di credere, di far sapere che l’Italia è anche altro, che ci sono italiani diversi da quelli che ci raccontano attraverso programmi televisivi beceri, messaggi sbagliati, esempi decadenti e corrotti. Magari vorreste cambiare senza affidarvi al santone salvacoscienze di turno, alle certezze urlate, ai manichei del “sei con noi o sei contro?”. Magari immaginate un percorso pulito: correre dritti lungo la vostra strada anche se ad ogni bivio c’è qualcuno che vi indica una scorciatoia.
Ecco, se avete voglia di non sentirvi semplicemente dei sognatori, guardate in faccia Mario Lodi. Specchiatevi nei suoi occhi, nelle sue parole ancora così lucide. Ha novant’anni oggi, il Maestro. Ha costruito su macerie nel dopoguerra, ha immaginato un modo nuovo, diverso, democratico, coinvolgente di educare le nuove generazioni. Immaginate i bambini cresciuti da uno come lui, o dai suoi amici del Movimento di Cooperazione Educativa, legati dalla stessa passione e dagli stessi ideali, gente così avanti nel tempo in anni di ricostruzione, i più delicati.
Anche adesso, forse, c’è una ricostruzione in atto. O almeno una ricostruzione possibile. Seguiamo l’insegnamento del Maestro, se vogliamo provarci. Pensieri forti e mai gettati in piazza con sgarbo, parole lievi eppure fortissime. Camminare sottotraccia non significa camminare più deboli. Significa rispettare. I bambini, il prossimo, sé stessi.
Mario Lodi ci ha insegnato tutto questo. Non dovremmo mai smettere di ringraziarlo. Buon compleanno, Maestro.

Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: "diventare miliardario!". Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere. Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell'emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza. A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l'educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.
(Mario Lodi)

lunedì 13 febbraio 2012

Lavoro


L'amore per il lavoro. Il sangue che canta
nel farlo. La sottile esaltazione
che prova nel lavoro. Un uomo dice,
sto lavorando. Oppure, oggi ho lavorato.
O sto lavorando per farlo funzionare.
Lui che lavora sette giorni a settimana.
E viene svegliato la mattina
dalla giovane moglie, la testa sulla macchina da scrivere.

La pienezza prima del lavoro.
La stupita comprensione del dopo.
Si allaccia il casco.
Sale sulla moto
e pensa a casa sua.
E al lavoro. Sì, il lavoro. L'attrazione
verso ciò che dura.


Ray Carver

venerdì 3 febbraio 2012

Prima di voltar pagina...


Insieme abbiamo scritto pagine e pagine di sport, raccontato storie, riempito sommari e boxini nella buona e nella cattiva (ma sempre troppo, troppo dipendente dai colpi di genio altrui…) sorte.

Vincenzo Barreca e Marco Merlini, i grandi ufficiali in campo. Diversi soprattutto in una cosa. Uno non lo senti mai, l’altro lo senti sempre. Come me, del resto. Tratto comune: grandi professionisti, gente che sa di sport, “belle penne” si direbbe. Gente viva, intelligente. E certo, all’inizio fu Vinnie Di Schiavi, che accettò di dividere la fatica con me quando non mollai subito Calcio 2000: finì che ci sentivamo al telefono e ci davamo il cambio, a sera. E in quei tempi per me gli orari erano 9-13 e 14-19 alla Cicogna, 19.30-chiusura in via Lame. Bel delirio, e che bella febbre avevo addosso.

I luogotenenti, nel tempo: l’aristocratico Luca Muleo, che arrivò dicendo “mi piacerebbe fare questo mestiere” e non lo salvai, e il proletario urbano inglese Michael John Lazzari, che iniziò raccontando il tennis e dilagò, gran segugio da campo e frequentatore di calcio sul web. L’elegante Gilberto Grassi, mai un capello o una parola fuori posto, che fu il “primo dei fuori podio” (a un passo dall’assunzione quando tutto iniziò a franare…) e l’onnipresente Antonio Manco, scrittore elegante. Dei quattro, uno solo (MJL) è diventato professionista, tutti lo sono fino in fondo al di là dei titoli e dei pezzi di carta.

La squadra speciale della domenica, negli anni d’oro: Filippo Benni, Luca Sancini, Cristiano Zecchi. I miei moschettieri, che aspettavano quel “buongiorno un cazzo” come il fischio della nave che salpa, ogni domenica.

Lo schiacciasassi Simone Motola, con il suo basket dall’A alla Z “chiavi in mano”. Uno di noi, sempre e comunque uno di noi.

Quelli che ci sono passati, che abbiamo saputo scegliere e non abbiamo potuto trattenere. Ma molti sono partiti da qui. Da noi.
Daniele Baiesi, che gran talento, Luca Aquino, Roberto Lamborghini, campione di razza che un giorno dovendo andarsene (aveva ed ha la vista lunga) consigliò un megatifoso rossoblù che infamava i brocchi al rientro dalle trasferte più vergognose, tale Federico Frassinella
Andrea Bartoli, cantore di corsa e ciclismo. Gente di campo, esperienza e cuore come Carlo Orzeszko e Romano Stagni. Enrico Faggiano con la F nell’anima, Miro De Giuli, Marcello Giordano, Bruno Trebbi, Maurizio Rizzi, Valerio Roila. Fino a Mirko Ristauri, che almeno ha provato l'ebbrezza senza restarne intrappolato...
Firme autorevoli e amiche: Enrico Campana, Maurizio Roveri, Fabrizio Pungetti, agli inizi anche il “Dema”, Marco De Marchi.

Quelli della domenica sui campi: Paolo Amabili e Glauco Guidastri, gran narratori, Walter Marzocchi e il suo superlavoro iconografico: è l’uomo che ci ha costruito anno dopo anno un archivio serio del calcio minore. E Paolo Natalini, l'uomo dei derbies, Giovanni Baiano, Franco Casadio, Alessandro Tanassi, Marco Patuelli a Imola, i ragazzi di Motola nei palazzetti.

I fotografi: Davidino Lolli, Rudi Giuliani, Dudu Puggioli, Sgamella, la Ross Santosuosso, Roberto Villani e i suoi scatti rossoblù, più uno che non cito e lui sa perché, ma ringrazio tanto.

Momenti: il periodo “over 60 a settimana”: 32 pagine al lunedì, inserto di 16 al giovedì, più le 4/5 quotidiane. Le spaginate-intervista e i forum, quando si poteva invitare gente rappresentativa e c’era anche un posto decente dove farla sedere. L’inserto sui cent’anni del Bologna e le mail di ringraziamento assortite che conservo. Il volo in paracadute di Barrek e il giro da strizza di MJL sulla Ferrari di Thomas Biagi (guidava Biagi, s’intende). Il diario di Luca “Mazzantino” Mazzanti al Giro d’Italia (e adesso che farai, Luchino, a chi scriverai mentre pedali per la penisola?...). Lo scudetto della Fortitudo (il secondo, l’ultimo) e quelli dell’altra F, nel baseball. La Grimaldi sul mondo. Il Bologna di Gazzoni, quello di Cazzola, quello di Menarini, le incredibili avventure di Capitan Porcedda e la “toccata e fuga” di Zanetti. E poi la pace (la pace?) guaraldiana. La rinascita di Alex Zanardi e i trionfi dei campioni bolognesi che abbiamo seguito, amato, raccontato. La prima esclusiva, secondo giorno d’uscita, con Alfredo Cazzola già fuori dalla Virtus e ancora lontano dal Bologna. Le corse e rincorse, inseguendo notizie per i nostri lettori, pochi o tanti che fossero non contava.

Questo siamo stati. Queste erano le facce da sport del Domani.
Grazie a tutti, ci rivediamo lungo la strada.

Il Taroz

giovedì 2 febbraio 2012

Ufficio aggiornamento antichi proverbi

Chi muore giace,
chi vive si dà pace.
E nel caso
- distrattamente -
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