lunedì 25 gennaio 2016

Si sente?



Per noi, la storia, la storia a noi contemporanea, noi è come se abitassimo tutti in un appartamento al settimo piano che dà su uno snodo ferroviario ma ci abitiamo da tanto di quel tempo che se ci chiedono “Ti dà fastidio, il rumore dei treni?” ci vien da rispondere “Il rumore dei treni? Che rumore? Che treni?”. Questo non vuol dire che i treni non facciano rumore.
E non vuol dire che a concentrarsi, a tendere l’orecchio, come si dice, non si senta, quel rumore, il rumore che il treno della storia fa in questo preciso momento che noi siamo qui.

Paolo Nori, “Manuale pratico di giornalismo disinformato”


Sessantacinque anni. Oggi



Pre, oggi, avrebbe sessantacinque anni.
Questa è una foto scattata il 19 aprile 1968, al Silke Field di Springfield, Oregon.
Steve Prefontaine aveva compiuto da poco diciassette anni.
Non c’erano ancora i baffi, ma lo sguardo sicuro che punta dritto l’obiettivo, quello sì.
Era un ragazzo della Marshfield High School pronto a prendere il volo.
Era un ragazzo di Coos Bay che amava “il lavoro ben fatto”, proprio come la gente di quella costa dell’Oregon dove lo sguardo si perde sull’oceano, e alle spalle hai i boschi che ti avvolgono.
Gente così. Pescatori, boscaioli. Tenaci, pratici, vite senza scorciatoie.
Lui correva. Ci metteva impegno, creatività, passione. Era avanti, era davanti a tutti.
Lui aveva il Dono e non voleva disperderlo.

E’ da qui, dai tempi di questa foto, che spiccò il suo volo.
Che fu breve, ma così intenso che la scia è ancora lì, si vede anche adesso.
Ti chiedi dove sarebbe potuto arrivare. Ma non ha senso.
Quella è stata la sua corsa.
E si è fatta leggenda.

lunedì 18 gennaio 2016

Fuori posto




Brucia all'inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all'inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.

Non sono come
gli altri,
gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscono
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all'inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all'inferno.

L'inferno di
me stesso.

(Charles Bukowski)


venerdì 15 gennaio 2016

Smarrimenti



E queste sono le Torri del Vajolet, come le ha viste Shangailady da sopra il rifugio Re Alberto, qualche mese fa. La montagna come piace a me. Che ti guarda dall’alto, solenne. Che la guardi e vorresti perdertici dentro. Camminare salendo, passo dopo passo, lasciando indietro il mondo di tutti i giorni.
Questo, o calli e vicoli di Venezia dove tirava tardi Corto, o le strade strette d’Irlanda che portano all’oceano, che più in là c’è solo acqua, e cielo, e voglia di avventura o di splendido nulla. Mullaghmore, o più giù Ballybunion, Crookhaven.
Comune denominatore, un freddo intorno che non gela l’anima e tiene vivi i pensieri. Anche se piove.
Smarrirsi, ritrovarsi. O chissà.

martedì 5 gennaio 2016

Approdi



Un porto da cui salpare
dove c'è gente
che sa guardare il mare
vedere un punto lontano
anche quando non c'è

Un porto che nessuna carta

- nautica oleata da parati -
dovrà mai segnare
un porto che non vuol farsi ricordare
per non sporcare
quella tua infinita
voglia di volare

Un porto dove torni semmai

quando hai voglia di sapere
che da qualche parte
c'è ancora gente
che sa aspettare.