martedì 12 agosto 2014

Assenza



La cosa più incredibilmente naturale era il modo di porgere, con ironia, anche la parte più drammatica della propria esistenza. “Novanta minuti sul palco? E’ meglio che andare in analisi”, raccontava Robin Williams a David Letterman in una puntata del Late Show dello scorso settembre, meno di un anno oggi. “Per me era un modo di raccontare la mia vita. Evito di parlare troppo della mia vita personale. Ma durante quegli speciali ho toccato argomenti interessanti. Mi riferisco alle ricadute con l’alcol, al fatto che ho scelto una clinica per alcolisti nella regione dei vini, nel caso avessi cambiato idea…”
E ancora, parlando del ritorno in tv dopo più di trent’anni, con la serie “Crazy Ones”: “Mi ha raccontato l’idea per la serie: padre, figlia, un’agenzia pubblcitaria. Il padre è un tipo interessante: diversi matrimoni alle spalle, un passato di droga e alcol… un po’ come il sottoscritto…”
I riferimenti alla storia personale. Buttati lì con una leggerezza che, sappiamo ora (o anche allora avremmo forse potuto, e qualcuno sapeva, soltanto soffermandoci su quello sguardo malinconico), nascondeva fatica di vivere.
Far ridere anche quando probabilmente si vorrebbe piangere. Riempire la vita degli altri anche con i propri vuoti. E’ un atto di generosità infinito. E’ lucidità di pensiero, è la forza dell’intelligenza pura che a volte ti schiaccia. L'intelligenza è forza e peso insieme, sempre.