sabato 30 marzo 2013

Ciao Enzo, e grazie



IL MONUMENTO

Il nemico non è, no non è
oltre la tua frontiera;
il nemico non è, no non è
oltre la tua trincea;
il nemico è qui tra noi,
mangia come noi, parla come noi,
dorme come noi, pensa come noi
ma è diverso da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro
e la vita del suo fratello;
il nemico è chi ruba il pane
il pane e la fatica del suo compagno;
il nemico è colui che vuole il monumento
per le vittime da lui volute
e ruba il pane per fare altri cannoni
e non fa le scuole e non fa gli ospedali
per pagare i generali, quei generali
quei generali per un'altra guerra...
Enzo Jannacci


lunedì 25 marzo 2013

"LISOLA", un film racconta una storia degli anni Settanta


Lo ha girato Matteo Parisini: parla della nota comunità nella quale è nato e cresciuto
L’autofinanziamento attraverso “Produzioni dal Basso”. “A fine aprile saremo pronti”


di Marco Tarozzi

Gli ideali dei padri raccontati dai figli. Se qualcuno pensava che quella casa in mezzo all’Appennino fosse stata soltanto una splendida utopia, e considerava la fine di quell’avventura come la sconfitta di un gruppo di sognatori, è proprio nell’amore di questi ragazzi ormai cresciuti, nella cura con cui hanno saputo rispolverare la memoria, che troviamo la risposta: loro hanno capito, hanno imparato, hanno fatto tesoro di tutta quella creatività. E ne hanno ricavato una storia piena di umanità, raccontando tanto delle pulsioni giovanili degli anni Settanta.
La storia è quella di una “comune” nata a Sasso Marconi proprio in quel periodo. A raccontarla in un lungometraggio che porta semplicemente il nome di quel luogo, “Lisola” è un gruppo di ragazzi che ci sono nati e cresciuti. L’idea è venuta a Matteo Parisini, che di mestiere fa il montatore a Roma e ha già all’attivo una bella serie di corti e mediometraggi, il più noto dei quali, “Era Ieri”, girato a Pianaccio, ha un valore inestimabile essendo l’ultima intervista rilasciata da Enzo Biagi prima della scomparsa.
Matteo è un “figlio de L’Isola”. Nato su quella collina dove un gruppo di quaranta ragazzi avevano scelto di vivere in comunità e autosufficienza. Poi alcuni di loro si erano sposati, continuando a vivere lassù. A lavorare la terra, a curare gli animali, a vivere dei prodotti del proprio lavoro e a metterli in commercio.
“Sì, sono figlio di quel posto, ci ho vissuto dodici anni, fino a quando tutto è finito. Ne avevo ricordi belli, vissuti con gli occhi del bambino, e mi era rimasta la curiosità di capire cosa c’era stato alle radici dell’esperienza scelta dai miei genitori e dai loro compagni di avventura. Come avevano sviluppato questa idea di libertà. Ho coinvolto nell’impresa altri cinque ragazzi nati a “L’Isola”: Simone Parisini, Cesare e Nicola Coralli, Chiara Capri, Abramo Brecci ed Elia Comastri. E’ stato importante che a far parlare i genitori fossero i figli. Non so se avrebbero accettato di aprire il baule dei ricordi di fronte ad estranei. In quella scelta di vita loro avevano creduto tanto, e quando finisce qualcosa che era la tua vita ci metti del tempo a digerire, ad accettare. Con noi è stato più naturale”.



Il viaggio nel passato è iniziato così, salendo verso la collina con la vecchia R4, ancora in perfetto stato, di uno di loro. Raccogliendo documenti, verbali delle riunioni della comunità, recuperando vecchi spezzoni di materiale in Super8, e anche un piccolo reperto Rai, un servizio che venne a fare la troupe della trasmissione “Job, lavorare a vent’anni”. E poi le interviste di oggi, fatte proprio lì, nella vecchia e grande casa che oggi è stata acquistata, per abitarci, da alcuni nuclei familiari usciti da quell’esperienza. Ne esce un racconto prezioso in cui i figli raccontano e tramandano i valori e le idee dei padri, e ci offrono uno spaccato sociale di quel periodo.
Il film è praticamente pronto. Matteo Parisini ne è il regista, e per dar vita a questo progetto ha avuto al fianco Nicola Xella, direttore della fotografia, Mirko Fabbri, fonico e Mauro Vicentini per la parte grafica. Le musiche sono di Santi Pulvirenti. Realizzazione spartana, in tutto 20mila euro di spese coperte al 60% dalla Regione Emilia Romagna.
“Il resto lo abbiamo anticipato noi, e ora stiamo cercando di andare in pareggio attraverso un’operazione di croudfunding, quella che propone “Produzioni dal basso”. Si decide un budget, si decidono i giorni necessari per ottenerlo attraverso sottoscrizioni e si dà in visione il proprio progetto autoprodotto. Sarà il risultato della successiva petizione popolare a dire se l’idea ha fatto breccia sulla gente. Noi abbiamo proposto quote da 10 euro, ognuna delle quali dà diritto a ricevere un dvd dell’opera. Chi ci sostiene può decidere se sottoscrivere per una quota o più. Tutto in trasparenza: ad oggi, domenica 24 marzo, abbiamo raccolto 135 sostenitori e un totale di 2430 euro, dei 4000 a cui dobbiamo arrivare entro il 20 aprile. La speranza è quella di avere un ritorno economico che possa permetterci di andare a fare proiezioni in giro per l’Italia, e nel frattempo faremo un giro delle varie tv nazionali proponendo questa storia”.
Che è molto più di una storia locale. Racconta un cambiamento, e la voglia di un futuro diverso che ispirava un gruppo di ragazzi degli anni Settanta. Il ritratto di un’epoca che a ragazzi come Matteo Parisini ha insegnato molto, comunque sia andata a finire la splendida utopia de “L’Isola”.



MATTEO PARISINI è nato a Bologna il 27/10/1980. Montatore di documentari destinati al circuito nazionale e internazionale. Come autore e regista ha realizzato: A Ming (2005), Era Ieri (l’ultima intervista ad Enzo Biagi, raccolta a Pianaccio, 2008) e Porrajmos parole in musica (2010). Lisola è il suo primo lungometraggio.

E’ possibile sostenere questa campagna di EDITORIA COLLETTIVA prenotando una o più QUOTE su:
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2111.html
Segui il film su:
http://www.lisola.tv/


da Renonews.it, 24 marzo 2013

sabato 23 marzo 2013

Colpe



“La vita è responsabilità. E invece stiamo facendo appassire la nostra vita, il nostro futuro nell’eterna assoluzione di noi stessi. La colpa è sempre degli altri: di chi è al governo o al municipio, della dottoressa dell’Asl, del vigile urbano. La colpa è del geometra. Siamo poveri per colpa degli altri, stiamo male per colpa degli altri. Colpa loro: la scelta più agevole per un ignavo. L’indice puntato. Sono gesti che si ripetono davanti ai miei occhi e parole che risuonano come fosse un sottofondo musicale. E invece è sempre mia la responsabilità”.

(Ascanio Celestini)


lunedì 11 marzo 2013

Ballando sul Titanic



Andavamo in piazza pensando di cambiare il mondo. Convinti che saremmo riusciti a colorarlo con la forza delle nostre idee, della nostra gioventù.
Eravamo creativi. Facevamo anche un’enormità di cazzate, ma in mezzo nasceva davvero qualche fiore.
Ci hanno dato degli illusi. E va bene, ci sta. Lo siamo stati, forse.
Ma ci hanno aiutato a spegnerle, le illusioni, accendendo milioni di televisori e raccontandoci sempre la stessa storia.
Ci hanno lobotomizzati. Quasi tutti. Qualcuno ha ancora pensieri da spendere, e spesso sono ancora vent’anni avanti. Ma ci si sente soli, a pensare. Ci si sente male.

Andavamo in piazza pensando di cambiare il mondo.
Adesso su quella piazza ci organizzano l’ennesimo Harlem Shake.

L’orchestra suona. Balliamo.

11 marzo 1977 – 11 marzo 2013