giovedì 24 giugno 2010

E se non puoi la vita che desideri


E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.


Konstantinos Kafavis

martedì 22 giugno 2010

Bonatti, ottant'anni a testa alta


Walter Bonatti ha ottant’anni. La sua vita è stata un viaggio avventuroso fatto di coerenza, di scelte a schiena dritta, guardando in faccia chi spesso è stato costretto ad abbassare lo sguardo, incontrandolo.
Walter Bonatti è un italiano atipico, ed è l’italiano che ognuno dovrebbe essere. Ragazzo ai tempi dolorosi della guerra, ha colorato i suoi sogni sulla sponda del Po, guardando al fiume come fosse l’oceano. E guardando oltre, sempre.
Per quindici anni ha scritto pagine leggendarie dell’alpinismo. E nel dramma si è fortificato. Nel 1954, a ventiquattro anni non ancora compiuti, fu scelto per la grande corsa italiana alla vetta del K2 da Ardito Desio. E in quella che è passata alla storia come la più grande impresa alpinistica della nostra storia, visse una delle esperienze più drammatiche. Fu lui, insieme allo sherpa Mahdi, a mettere le fondamenta del “grande trionfo italiano”; insieme rischiarono la vita in un drammatico bivacco oltre quota ottomila. Senza ossigeno, senza riparo, con le attrezzature, modeste, di quei tempi. Quelli che stavano pochi metri più su, i futuri conquistatori del K2, non erano al posto prestabilito quando Bonatti arrivò, carico di quell’energia che più nessuno in quella spedizione aveva, per consegnare loro le bombole necessarie all’ultimo assalto. Grazie a quell’ossigeno, Compagnoni e Lacedelli fecero l’impresa.
Bonatti soffrì per quel ricordo feroce, ma rimase in silenzio dieci lunghi anni. Diventò diffidente, si fece, come si dice, “la scorza”, preferì sempre, da allora, le imprese in solitaria, o con pochi amici fidati. E dieci anni dopo, quando quel suo altruismo fu venduto come pressapochismo e arroganza, iniziò la sua battaglia per ristabilire la verità. Non ha fatto polemiche, nel raddrizzare questa storia che era stata scritta al contrario. Non ha cercato gloria. Quella l’aveva già trovata con le sue imprese. Prima, durante e dopo. Molte delle quali irripetibili, tutte scritte nel grande libro dell’alpinismo.
C’è voluto tempo. Tanto, troppo. Più di mezzo secolo. Del resto, quella di Desio era l’impresa di una nazione che usciva a pezzi dalla guerra, che aveva bisogno di eroi. Sgretolare il muro non è stato facile. Ci voleva uno come Bonatti. Uno che non si è mai arreso, ingigantito dalle voci contro e dalle avversità.
Chiuse il periodo delle grandi imprese con la diretta invernale, in solitaria, sulla parete Nord del Cervino. E quindici anni dopo chiuse il rapporto con Epoca, per cui era stato pioniere del reportage “in terre lontane”, perché la direttrice appena arrivata voleva imporgli tempi e modi di qualcosa che era e poteva essere soltanto suo. “Non avevo un altro lavoro, ma non potevo fare diversamente”.
No, davvero non poteva, Walter Bonatti. Non era così che aveva impostato la sua vita. Una vita che a ottant’anni ancora brilla, rivolta verso il domani, ed è una lezione che andrebbe ascoltata. Niente scorciatoie, per arrivare all’obiettivo. Niente compromessi. La forza e la consapevolezza del talento, coltivato senza alzare la voce. Non sono scelte semplici, e infatti Walter Bonatti le ha spesso pagate. Ma oggi è nella storia con le sue mani, con la sua faccia pulita, con la sua creatività e con le avventure che ci ha regalato, aprendoci la mente.
Sono ottant’anni da applausi. L’avventura di un grande uomo.

lunedì 21 giugno 2010

Fado del dilettante


C’è odor di caldarroste
Le caldarroste dov’è che sono
Odor di caldarroste
Le caldarroste qui non ci sono
Ma son le cose nascoste
che si preparano come un tuono
Son le cose nascoste
Hanno il profumo del tempo buono.
Me l’ha ordinato il medico
Un fado ad ogni cambio di stagione
Me l’ha ordinato il medico
Un fado ad ogni cambio di esperienza
È un rimedio omeopatico
contro la nostalgia
È un farmaco simpatico
anche se può causare dipendenza.

Io sono nato a Genova
Funicolari ascensori e creuze
Io sono nato a Genova
Città viva di troppe attese
Non sono di Lisbona,
non è Coimbra il mio paese
Nemmeno più sugli autobus
Mi sento l’animo portoghese.
Genova città ripida
Buone gambe per camminare
Flipper messo in bilico
Dove rotola un temporale
Città da cantautori
Per i ciclisti è micidiale
Se pisci sulle alture
Mezzo minuto e si inquina il mare.

Mio fado da dilettante
Un’altra strofa e poi metto punto
Ma c’è un’iride claudicante
Caduta dentro una macchia d’unto
E allora cantami l’amore
finché c’è chi me ne dà lo spunto
E allora cantaci l’amore
Finché l’amore non ci avrà raggiunto.

Max Manfredi

venerdì 11 giugno 2010

happy birthday


Mio figlio ha due anni.
Ho un elenco di regali pronto per lui.

Un paese dove un ministro dice che tiferebbe per chiunque, piuttosto che per il paese che lo ha fatto ministro.
La gente intorno che tifa, parte giusta o sbagliata che sia. Tifa, tifa e semplicemente tifa.
Una tipa che guarda una foto di Garibaldi e dice “è un pastore”. Beh sì, magari con quel poncho ci assomiglia, magari...
La gente che ride, e fa il tifo per la tipa, e Garibaldi chi?
Uno che dice che qui non ci sono mai vigili quando serve, e che cazzo solo quando io mi fermo un attimo in doppia fila per prendere un caffè, e che cazzo è un attimo...
Un notiziario tv che mette in fila nell'ordine: madre che butta neonato dalla finestra, approfondimento (40 secondi) sui problemi della depressione postparto, figlio che accoppa il padre per una lite, servizio sul titolo mondiale di miss bikini, e a proposito di mare quali sono i posti più trendy per le vostre vacanze?
Una marea nera che si allarga. Così lontano che da qui non la vediamo.
Uno che dice sì, l'ho ammazzato, ma per una questione di principio.
Un bimbo strappato con la forza al suo panfilo.
Un re mancato che balla meglio del principe ranocchio.
Mille e una professionalità calpestate.
Uno che cammina sulle braci per insegnarti a essere più stronzo.
E quei bambini che aspettano la giornata dell'infanzia, la giornata della solidarietà, la giornata dei telefoni alzati e tutti gli altri giorni guardano fisso nel vuoto.

Mio figlio ha due anni.
Gli lascio anche questa parete di libri, se mai ci trovasse (almeno lui) qualche consiglio utile per cambiare il mondo.