mercoledì 21 ottobre 2009

Jack, quarant'anni dopo


Jack Kerouac
Lowell, 12 marzo 1922 - St. Petersburg, 21 ottobre 1969

"Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un'unica incredibile enorme massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell'immensità di essa, e so che nello Iowa a quell'ora i bambini stanno certo piangendo nella terra in cui lasciano piangere i bambini, e che stanotte usciranno le stelle, e non sapete che Dio è l'Orsa Maggiore?, e la stella della sera deve star tramontando e spargendo il suo fioco scintillio sulla prateria, il che avviene proprio prima dell'arrivo della notte completa che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge i picchi e rimbocca le ultime spiagge, e nessu­no, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty"
Jack Kerouac, "On the Road"

Il 20 ottobre, un lunedì, St. Petersburg era immobile e tetra mentre l'uragano Laurie entrava nel golfo. La notte precedende Jack era rimasto alzato fino a tardi, a leggere a Stella le vecchie lettere del padre. Poi aveva dormito poco e male, si era alzato alle quattro e aveva parlato con la madre fino all'alba, quando era andato a sedersi davanti alla televisione con una scatola aperta di tonno, il suo rimedio medico di due once di whisky e il taccuino. Un dolore interno lo colpì all'improvviso. Il fegato aveva ceduto, aveva un'emorragia nelle arterie della gola e del torace. Stella si precipitò a chiamare un'ambulanza che lo portò all'ospedale, il St. Anthony, dove -diciotto ore più tardi e dopo un intervento chirurgico dopo il quale non riprese più conoscenza - morì solo. "Era una persona molto sola", fu la prima cosa che una sconvolta Stella Kerouac disse ai giornalisti accorsi in ospedale... "Era dolcissimo", raccontò Ginsberg a un giornalista, "era solo infelice". Poi Allen cominciò a citare un verso di Blake - "I giorni della mia giovinezza si levano freschi nella mia mente..." -, ma era troppo commosso per concludere la frase"
"Jack Kerouac, a biography", Tom Clark

5 commenti:

Anonimo ha detto...

(OT) non ti sarà sfuggito che finalmente è uscito Courir (ne abbiamo parlato qualche mese fa). Mi piace sempre molto quello che scrivi.
Ciao.
Giorgio

marco tarozzi ha detto...

Caro Giorgio, ho letto dell'uscita. Ma non ho ancora acquistato. Lo farò presto. Ora mi sono buttato nelle quasi 500 pagine di "Un mondo perduto" di Walter Bonatti. Racconta tutte le sue avventure "non montane", i reportage degli anni Sessanta per Epoca: Klondike, Siberia, Orinoco, Rio delle Amazzoni, Isola di Pasqua e altro, vissuti in tempi privi di voli charter...
Grazie per le belle parole, mi fa piacere che il salotto sia frequentato
ciao, Marco

Anonimo ha detto...

Grandissimo Walter Bonatti. Ho letto parecchio dei suoi libri "montani". Io invece sto esaurendo la bibliografia sul Cerro Torre: mi intriga il "giallo" di Cesare Maestri.
Son pochini i salotti buoni...
A presto
Giorgio

Matt ha detto...

grande Jack

Matt ha detto...

grande Jack