giovedì 1 ottobre 2009

Podestà, una strada per ripartire


Marco Tarozzi

Vittorio Podestà non ha mai preteso di cambiare il destino, nemmeno quando il destino gli ha cambiato la vita da un giorno all'altro. Ha deciso, molto semplicemente, di affrontarlo dal verso giusto. Reagendo con forza, costruendo nuovi traguardi da raggiungere, nello sport come nella vita. Genovese, laureato in Ingegneria Civile, Vittorio ha appena compiuto trentasei anni. Ne aveva ventinove quando un incidente stradale gli provocò la rottura delle vertebre dorsali, e una lesione al midollo che lo costringe tuttora a vivere sulla sedia a rotelle.

“Nessuno è preparato a svolte così drastiche nella propria vita. Non lo ero nemmeno io, ma decisi di non lasciarmi prendere dallo sconforto, di ripartire immediatamente. Prima dell'incidente ero uno sportivo praticante, convinto che l'attività motoria fosse fonte di benessere per corpo e mente. Da quel giorno di marzo del 2002 mi sono dedicato allo sport con sempre maggior determinazione”.

Aveva i cromosomi del campione, Vittorio. Lo ha scoperto dopo il dramma, rimettendosi in gioco. Prima col basket in carrozzina, poi con l'handbike. “Sei mesi dopo l'incidente ero già a far rimbalzare un pallone sul parquet. E nel 2003 un amico mi fece provare la sua handbike. Amore immediato. Anche perché bici e ciclismo erano mie passioni anche prima, e le similitudini sono notevoli. Con l'allenamento sono arrivati i primi risultati importanti, e quando nel 2005 ho vinto il primo titolo italiano nella cronometro ho deciso: basta pallacanestro. Oggi percorro più o meno tredicimila chilometri all'anno, tra allenamenti e gare”.
Quel tricolore è stato solo l'inizio. Nel 2006 sono arrivati il successo nella Milano City Marathon e il secondo posto alla maratona di New York, nel 2007 due titoli mondiali (a squadre e individuale a cronometro), un anno fa l'argento olimpico a Pechino. “L'esperienza più bella, fin qui. Sono arrivato alle Paralimpiadi da campione del mondo in carica. Ho trovato un'organizzazione e un ambiente unici. Non dimenticherò facilmente la vita nel villaggio olimpico, il rapporto che si è creato con altri atleti. E la cerimonia di chiusura, a cui ho partecipato, è stato uno dei momenti più toccanti e spettacolari della mia vita. Mi resta un po' di amaro in bocca per il risultato sportivo. Arrivare ad appena sei secondi dall'oro, dopo aver disputato la peggior gara della vita, e non per proprio demerito, non è il massimo per chi sente di valere qualcosa di più. Non lo nascondo, c'è stato qualche problema con la mia federazione: ai Mondiali di Bordeaux ho partecipato da solo, con l'aiuto di mia moglie. E ho vinto. A Pechino sono riuscito a portare Barbara con me dopo mille peripezie, e dopo aver avuto assicurazioni dallo staff azzurro sulla sua presenza fino a un mese prima della partenza. Intendiamoci: non la volevo accanto da turista, lei è fondamentale per i miei risultati, è la mia “squadra”. Per qualunque atleta è difficile doversi occupare di questioni logistiche prima di una gara così importante. Nel mio caso, poi, è ancora più complicato. Tant'è: poteva andare meglio, ho dovuto fare i conti con una certa incompetenza, ma alla fine l'argento e le emozioni non me le porta via nessuno”.
Niente bilanci, comunque. Per Vittorio “la gara più bella resta quella che verrà”. E prima di tutto, anche dei record e dei trofei, viene l'ideale che lo guida. “Pormi obiettivi e lavorare duro per ottenerli, senza farli diventare ossessione, mi ha aiutato ad affrontare la vita con entusiasmo, senza lasciarmi scoraggiare dagli imprevisti, grandi o piccoli che siano. Se c'è una lezione, è questa: c'è sempre una strada da cui ripartire”.


(rivista Ambiente, n. 2, luglio 2009)


VITTORIO PODESTA' è nato a Genova il 3 giugno 1973. Laureato in Ingegneria Civile, è sposato con Barbara, conosciuta durante la riabilitazione dopo l'incidente che nel 2002 l'ha costretto sulla sedia a rotelle. Campione italiano a cronometro nel 2005 e 2007, iridato a cronometro nel 2006 (a squadre) e 2007 (individuale), argento alle Paralimpiadi di Pechino 2008. Tra le maratone vinte, la Milano City Marathon 2006, due volte la Placentia Marathon (2006 e 2007), la Maratona di Roma 2009. Secondo alla New York City Marathon nel 2006.

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