giovedì 12 marzo 2009

Jack Kerouac, Lowell MA, March 12th, 1922

Semplicemente, il ricordo. Perché devo tanto a Ti-Jean, perché certe letture cambiano la vita e la indirizzano, perché ripenso a quella sua esistenza schiacciata dal troppo amore, a quella cristallina purezza, al trasporto sfibrante con cui affrontava la propria arte, al peso di una notorietà che aveva immaginato diversa.
Niente epica, però. Un uomo innamorato di vita, di persone, di storie. Avvolto nella sua tenerezza diventata, negli anni, solitudine e disperazione.

Grazie di tutto, Ti Jean


Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, infiniti cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla West Coast, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna in mezzo a quell’immensità, e so che nello Iowa a quell’ora i bambini stanno certo piangendo nella terra in cui lasciano piangere i bambini, e che stanotte usciranno le stelle, e non sapete che Dio è l’Orsa Maggiore?, e la stella della sera deve pur tramontare da qualche parte spargendo il suo fioco scintillìo sulla prateria, il che avviene proprio prima dell’arrivo della notte completa che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge i picchi e rimbocca le ultime spiaggie, e nessuno, nessuno sa quel che accadrà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty.

(Jack Kerouac, On the Road)


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