martedì 18 novembre 2008

Angelo, che ci ha insegnato a volare

Bisognerebbe evitare che la polvere del tempo coprisse la memoria di uomini come Angelo D’Arrigo. Uno della mia generazione, che era riuscito a trasformare in realtà il grande sogno della mia generazione. Volare. Non per sentirsi libero: per esserlo.
Proprio così, se devo pensare a un uomo veramente libero, penso ad Angelo. Alle sue avventure, ai suoi record che non erano mai vittorie contro gli altri, ma per gli altri. Sfide personali che diventavano patrimonio di tutti. E penso a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo davvero, al grande vuoto e insieme alla grande ricchezza che ha lasciato.

Volatore, sognatore. Atleta, scienziato, viaggiatore, navigatore dei cieli, poeta. Laureato all’Università dello Sport di Parigi, istruttore di volo libero, deltaplano e parapendio, maestro di sci e guida alpina, scelse di vivere delle sue passioni. Una vita in movimento, a cielo aperto, a contatto con la natura. Intorno ai trent’anni era già stato campione del mondo di volo libero, ma i trionfi agonistici per lui erano diventati presto una specie di colratissima gabbia.

Andando oltre, si è fatto leggenda. A cavallo del nuovo millennio, ha realizzato imprese incredibili. Innamorato delle teorie di Leonardo da Vinci, le ha messe in pratica dimostrando la perfezione dei progetti del grande scienziato di cui ha condiviso la volontà di spostare ogni giorno un po’ più in là i limiti del possibile.
Prima le grandi imprese al confine tra Francia e Italia: le "prime" di sci estremo e volo libero su Monte Bianco, Cervino, Aiguillle du Midi. Poi, gli orizzonti allargati: Himalaya, Ande. Il volo in deltaplano sopra l'Etna in eruzione. Gli studi profondi sul volo dei grandi rapaci che hanno caratterizzato le sue avventure dal 2000 in avanti. Il Sahara e il Mediterraneo sorvolati seguendo la rotta dei falchi migratori. La traversata in deltaplano sulla Siberia (progetto nato con la collaborazione del Russian Research Institute for Nature and Protection) indicando la via per oltre 5300 chilometri ad uno stormo di gru siberiane nate in cattività, restituendole al loro habitat naturale. Il primo sorvolo dell’Everest in deltaplano, nel 2004, realizzato con la compagnia di un’aquila nepalese. L’Aconcagua visto dall’alto, sulla rotta migratoria dei condor, nel 2005.

Angelo D’Arrigo sapeva volare. Seguendo le correnti ascensionali, è salito fino a 7400 metri con il suo deltaplano, dimostrando che i sogni sono sempre a portata di mano, per chi ci crede fino in fondo. Non tutti potrebbero fare la vita che ha fatto lui. Tutti dovrebbero prenderla ad esempio.

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