sabato 13 settembre 2008

Nel deserto di Arturo Bandini


La serie potrebbe chiamarsi banalmente “Una notte, un autore”. In realtà è semplice insonnia. Beh, questa è l'ennesima polverosa notte di John Fante. Polverosa come questo romanzo di terre desolate avvolte da incredibili notti stellate. Polverosa come la sabbia del deserto tra le pagine di questo libro, e il deserto è quello che si stende tra Stati Uniti e Messico, che ti frega se lo prendi sottogamba. Come sa Arturo Bandini, che ci ha visto svanire Camilla Lopez e tutta la sua derelitta esistenza, e i sogni e le passioni e tutto quell'amore non corrisposto. “L'ho intitolato “Chiedi alla polvere”, spiegava Fante raccontandone, “perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro”. Camilla Lopez, appunto. Il fiore appassito che svanisce nel deserto.
“Chiedi alla Polvere”, allora. Un altro giro, e ho perso il conto. Cercando di arrivare in fondo prima che arrivi la luce di un altro giorno. E partendo da quell'incipit così splendidamente minimalista, prima che Arturo si decida a uscire su queste montagne russe che sono le strade di LA.


"Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce a andandomene a letto.Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po' di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè".

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