domenica 8 giugno 2008

Sulla strada (di nuovo)


Irrequietezza? Forse. E il fatto che il tempo del viaggio è lontano, e mi manca il cammino. La strada. Quella che ho cercato nei libri, non solo "nel libro". Quella che ho attraversato negli anni, in cento posti, sempre diversa e sempre preziosa. Parole e immagini e musica e battito del cuore. Due galloni nel serbatoio e quel cartello che dice "niente benzina per le prossime 80 miglia". In folle. Rollin' & Tumblin'.


All’alba il mio autobus stava filando attraverso il deserto: Indio, Blythe, Salomè (dove lei danzò); le grandi aride distese che portano alle montagne del Messico verso sud. Poi girammo a nord fino alle montagne dell’Arizona. Flagstaff, paesi su precipizi… Nella notte d’inchiostro attraversammo il New Mexico. Nell’alba grigia fummo a Dalhart, nel Texas. Nel desolato pomeriggio domenicale percorremmo le cittadine della pianura dell’Oklahoma l’una dopo l’altra. Al cader della notte arrivammo nel Kansas. Stavo tornando a casa in ottobre. Tutti tornano a casa in ottobre.
Jack Kerouac – Sulla strada

Il giorno dell’equinozio spuntò grigio e quieto, un mattino stranamente immobile, né primavera né inverno, quasi una pausa nel ciclo delle stagioni. Siccome le cose vanno a modo loro, la mia partenza all’alba divenne man mano una partenza in tarda mattinata e poi una partenza di pomeriggio. Finalmente mi arrampicai al posto di guida e abbassai il finestrino per dare un ultimo sguardo all’appartamento che avevo in affitto. Da un olmo ormai morto, usato ogni anno dai falchi per la cova, mi giunse l’acuto pigolìo dell’ultima nidiata in cerca di cibo. Accesi il motore. Fra una stagione, pensai, al mio ritorno – sempre che ci fosse un ritorno – quei piccoli avranno già preso il volo dal nido.
William Least Heat-Moon – Strade blu

Che cos’è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano indietro sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono? E’ il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli.
Jack Kerouac – Sulla strada

Mi alzai e mi rimisi in cammino. Ero intorpidito dal freddo, ma continuavo a sudare. A oriente il grigio del cielo si illuminò, assumendo una sfumatura rosata e poi più rossa, finché la palla di fuoco sorse da dietro le colline nerastre. Una suprema indifferenza ricopriva il deserto e l’eterno rinnovarsi dell’alba.
John Fante – Chiedi alla polvere

I bambini, raggomitolati come batuffoli, dormivano sulla paglia sparsa nei carri. Avevano i capelli pieni di polvere e le dita sporche e appiccicose. La polvere si diperdeva verso i campi e la luce del tramonto la inondava di mille colori. La strada principale di Winesburg era affollata di gente, nei negozi e sui marciapiedi. Scendeva la notte, i cavalli nitrivano, i commessi avevano un maledetto daffare, i bambini si perdevano e piangevano disperatamente, e tutto un paese americano si agitava terribilmente allo scopo di divertirsi.
Sherwood Anderson – Racconti dell’Ohio

Quella notte dormì dentro un tubo di cemento sul bordo dell’Interstate, dove stavano facendo dei lavori. Un grosso camion Euclid giallo era fermo in mezzo al fango, e i nudi bianchi pilastri di cemento di un cavalcavia che yagliava l’autostrada in direzione est-ovest svettavano al di là del camion e descrivevano una breve curva, stretti gli uni agli altri senza frontone o capitello, come le rovine di un antico tempio stagliate nel crepuscolo.
Cormac McCarthy – Città di confine
E Gene del Mississippi cominciò a cantare una canzone. La cantò con voce melodiosa, tranquilla, con l’accento della sua terra, ed era semplice, solo così: “La mia ragazza ha solo sedici anni – è dolce e piccolina – per quanto tu t’affanni – non puoi trovarne una più carina”, ripetendolo insieme ad altre strofe messe a caso, tutte che dicevano quanto fosse andato lontano e come desiderasse tornare da colei che aveva perduta.
Io dissi: “Gene, non ho mai sentito una canzone più bella”.
“E’ la più dolce che conosca”, rispose con un sorriso.
“Spero che lei arrivi dove sta andando, e che sia felice quando arriverà”.
“Io me la cavo sempre e tiro avanti in un modo o nell’altro”.
Jack Kerouac – Sulla strada

Mi fermo davanti alla stazione dei pullman, dentro guardo le persone che aspettano e penso a tutti i posti in cui stanno per andare. Ma so che non riusciranno a scappare o che non sarà una sbornia che li tirerà fuori di lì, o che non sarà la morte a liberarli di tutto. E’ sempre lì, basta che guardi qualcuno e ti danno un’occhiata come fossi l’ira di Dio. Mi giro verso il molo, cammino per vedere se magari il Del mar è arrivato in anticipo.
Breece D’J Pancake - Trilobiti

5 commenti:

Padre Tobia ha detto...

Oggi il vangelo parlava della figura di Matteo. Inevitabile pensare a un Matteo in rampa di lancio: come siamo messi?

marco tarozzi ha detto...

caro padre Tobia, dove hai messo i ragazzi? Ma sei proprio Silvano Tranquilli o un erede? Matteo sta bene, ma sempre immerso nel suo piccolo mare calmo. Vediamo se domani gli viene voglia di uscire...

Padre Tobia ha detto...

E' nato Matteo: 3 chili e rotti, 50 centimetri e, stando alle parole del babbo, due piedi da nuotatore.
Pare che sarà battezzato con questo nome: Matteo Federico Zoran Walter Jack Pre Tarozzi. Per gli amici, molto più semplicemente, Umarel

Padre Tobia ha detto...

Dimenticavo: è nato questa mattina attorno alle 7,20, il babbo non è svenuto e questa è già una bella notizia. Ma quel che più conta è che la signora Elisa sta bene. Auguri a Lei che d'ora in avanti avrà a che fare con due bambini, Matteo Federico Zoran Walter Jack Pre e, appunto, Marchino.

marco tarozzi ha detto...

Caro Padre Tobia (so chi sei, e ti curo...), che dire? Forse hai davvero ragione. A rafforzare la tua tesi, ti cito l'sms che il mio amico e maestro Marco ha indirizzato a Matteo: "Ora che sei arrivato, abbi cura del tuo babbo". Mi conosce, che ne dici?