lunedì 2 giugno 2008

Bentornati in Paradiso (dedicata a Ezio)


Festa allo stadio, festa per le vie del centro, festa in piazza. Bologna ha ritrovato la passione per un calcio da Serie A, e pubblico da grandi occasioni. E, come scrive oggi Bruno Bartolozzi nel suo corsivo su Stadio-Corsport, anche una tifoseria nuova ed eterogenea: "La serie A dei nuovi tifosi rossoblù. Rumeni, moldavi, russi, magrebini. Non avranno la tessera di tribuna platino, ma in strada c’erano. Sciarpa in collo, o semplicemente sorriso sul volto. E insospettata emozione". Uniti nella festa. Se è un sogno, lasciatelo frullare nelle nostre menti ancora un po’. Sorrisi per un giorno, applausi per un giorno. La gioia di ritrovarsi insieme, di essere comunità in festa, che il calcio (quello bello, quello pulito, quello che non deraglia) sa ancora regalare, forse. In un giorno di emozioni, le impressioni che ho raccolto ripassando mentalmente le fotografie di una stagione di rinascita. Le dedico a un grande mai abbastanza amato, mai abbastanza risarcito. Ieri, nel giorno della A ritrovata, festeggiava i 71 anni Ezio Pascutti. Friulano generoso, scontroso, spigoloso in campo. Ha regalato alla causa rossoblù 130 reti, le sue ginocchia, la sua grinta. Bologna gli ha dato in cambio molto meno di quello che lui ha dato a tre generazioni di tifosi: sogni, passione, felicità. Siamo sempre in debito, Ezio.

Il Bologna risorge per la terza volta. La prima, vent'anni fa giusti giusti. La seconda: 2 giugno del '96: cross di Doni e Giorgino Bresciani a fare quello che sembrava ormai impossibile, gol al Chievo al minuto 94, per giunta di testa.
Ieri, il ritorno, davanti a un Dall’Ara finalmente stipato come non succedeva da una vita, davanti a un Pisa più o meno coscientemente vittima sacrificale. Ma non è questo il punto: per due volte le cadute erano state l’epilogo di campionati scellerati e fallimentari. L’ultima no: del 18 giugno 2005 si può dire che quello spareggio col Parma il Bologna avrebbe dovuto cercare di evitarlo, ma nessuno può negare, alla luce di quello che si è capito scoperchiando il pentolone olezzante di Calciopoli, che tre anni fa questa società fosse stata gettata colpevolmente al piano di sotto.
Il Bologna torna nel Paradiso del calcio con Alfredo Cazzola, al suo terzo tentativo dopo due annate difficili, in cui tante cose non hanno girato come avrebbero dovuto, o come il presidente immaginava dovessero girare: anche lui ha capito in fretta cosa significhi sgomitare nel fango della cadetteria. Che fosse uno di carattere si sapeva: pensava di metterci meno tempo, questo è sicuro, ma anche dagli errori passati ha imparato in fretta. Quest'anno è partito da nuove certezze e alcune scommesse.
Tra queste ultime, certamente Marazzina. Ricordate le parole di Cazzola, a fine estate 2007? "L’anno scorso Massimo ha fatto undici reti giocando meno di tre mesi, ha fatto tanta panchina senza un motivo preciso. Ripartiremo da lui". Non solo. Il nuovo Bologna è ripartito da Daniele Arrigoni, tecnico il cui lavoro non è solo nelle frasi ad effetto di "Ogni maledetta domenica". Quelle più importanti lui le aveva pronunciate all'inizio. Parlando chiaro, dicendo che era qui per la Serie A e avrebbe considerato qualunque altro risultato un fallimento. Dando l'esempio per ricavarne condotte esemplari. La sua truppa ha sofferto, ha fatto soffrire, a volte ha anche giocato male, come succede in Serie B. Ha vinto sfide in altri tempi già perse, e anche questo conta. Ha raggiunto il traguardo sporcandosi le mani, alzando la testa nel fango. Appena tre settimane prima dell’epilogo felice, dopo la caduta di Grosseto, qualcuno chiedeva la testa del timoniere soltanto perché c’era il rischio concreto di giocarsela ai playoff. Oggi gli farebbero una statua equestre. La sua forza è stata quella di aver sempre tenuto il gruppo in equilibrio, lontano dagli entusiasmi estremi e dalle improvvise depressioni.
Il gruppo, appunto. Quello giusto per risalire, questa volta, e dopo un paio di annate in cui i meccanismi non erano scattati. I reduci dalle ultime stagioni sbagliate erano quelli che avevano ancora qualcosa da dire, da dimostrare. Che avevano una rivincita da prendersi. Aggiungere a questo nucleo storico uomini altrettanto determinati non è stato semplice. Ha funzionato, e da questo mix di esperienza e voglia di arrivare è nata la splendida annata che ora andremo a rileggerci una, dieci, cento volte, come si fa con tutto quello che è nella storia.
Il Bologna torna in A appena prima di entrare nell’esclusivo club delle centenarie del nostro calcio, e anche questo ci appare come un fantastico disegno del destino. Ci torna con trentacinquemila tifosi al Dall’Ara, anche se a sentirsi orgogliosi prima di tutti devono essere i dodicimila che l’hanno seguito dall’inizio della cavalcata. Tant’è, onore ai primi e agli ultimi, che ora diventano un patrimonio necessario per frequentare le ribalte più nobili. Erano all’ultimo appuntamento, la sfida finale col Pisa. Quello con la gloria, perché davvero si potesse dire che questa è una città da Serie A. Certo, ci sono rapporti da ricostruire. Cazzola non ha mai nascosto quello che pensa di chi amministra la città, meno che mai in questa occasione. Si è tolto macigni dalle scarpe. Non ha commentato ("ma al’italiana, non all’inglese") l’assenza del sindaco. Un silenzio gridato, il suo. Per il bene di tutti, bisognerà parlarsi. In qualche modo venirsi incontro. Lo vuole una città che oggi ha di nuovo il calcio che merita.
Intanto, già si comincia a discutere del dopo. Cazzola e Menarini ci diranno dove li porta il cuore, americani e anglosvizzeri probabilmente si scambieranno fendenti. Domani. Adesso è il tempo della festa, e che duri tanto, come merita una società che ha aspettato molto più a lungo, dopo essere caduta dalla A non per demeriti ma per colpe altrui. L'anno prossimo sarà di nuovo grande calcio, e certe sfide ad alta quota saranno il più bel regalo per questa splendida centenaria.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Marco ...finalmente siamo tornati !!! Tu sai quanto ci tenessi , quest'anno ho visto alcune partite e a quella di ieri non potevo mancare . Ero in curva e in piazza e sui viali e il cuore rossoblu si è sentito veramente orgoglioso. Piazza Maggiore colma di gente era uno spettacolo che resterà negli occhi di molti , per molto tempo . Ci siamo riconquistati quello che ci era stato tolto e il centenario sarà in serie A . A volte la realtà diventa ancora più bella dei sogni . Ciao Luigi ( e Susy ) .

Anonimo ha detto...

C'è un problema nel Bologna in serie A: Cazzola. Se Cazzola si candida a sindaco, che fare? Cofferati non è interessato né a Bologna né ai bolognesi. Lo ha dimostrato proprio domenica, disertando lo stadio. Ma Alfredo, che il suo lavoro lo fa benissimo (parla per lui il passato ma pure il presente), è troppo arrogante come sindaco.
Che debba chiedere la cittadinanza a Casalecchio?
A proposito: quando nasce Matteo?

marco tarozzi ha detto...

Non ho idea di che sindaco sarebbe Alfredo Cazzola. Certamente decisionista, come è nelle sue corde. Ma da amministratore della cosa pubblica dovrebbe smussare qualche angolo. Certe situazioni ti impongono di contare fino a dieci: quando gli è capitato, a volte ce l'ha fatta, altre si è fermato a otto, altre ancora è partito in quarta prima di arrivare a tre. Fa parte del personaggio, e non c'è niente di costruito (questo è positivo). Lo sport e la vita di una comunità (non dico la politica, il concetto è diverso) assomigliano per certi versi e per altri (molti) sono dissonanti. Per dire: Virtus e Fortitudo chiedono risultati in fretta. Dovessi amministrare Bologna, cercherei il risultato più utile non a me, ma alle generazioni che verranno. In questo c'è differenza, credo.

Witness ha detto...

Caro Marco, vorrei che ti sbilanciassi un po'. L'anonimo ti chiede lumi e avanza dubbi sulla candidatura 'dell'arrogante Cazzola'. Tu che ci hai lavorato a fianco e ci lavori ancora cosa ne pensi? Sarebbe un buon sindaco? O dobbiamo cambiare città?

prestigio ha detto...

Tarocci scusa, ma che fai? Citi Bartolozzi? L'ex addetto stampa dell'Inter? Capirei il maestro Musi, capirei qualsiasi cosa di Stadio. Ma Bruno Bartolozzi proprio no. Che c'entra lui con la città di Bologna? Per certi versi, se ci pensi, è un po' come Cofferati. Bravo, probabilmente, ma completamente slegato dal territorio. Contento tu, però...
E in fondo il blog è tuo.