sabato 30 gennaio 2010

Bianciardi, mezzo secolo in anticipo


E' aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale e cumulativo e procapite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze-squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al Giro d'Italia.

Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie. Il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda.

A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera.

Io mi oppongo.


Luciano Bianciardi, "La Vita Agra"

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Aveva già visto anche la disastrosa fine della "sinistra".
Io mi son fatto l'idea che sia morto di tristezza.

Giorgio

OT: ho letto Correre di Echenoz ed è stata una delusione. Vabbè.

marco tarozzi ha detto...

Hai perfettamente ragione, Giorgio. Tristezza è la parola giusta, più di disperazione o abbandono. Senso di impotenza nell'osservare la deriva della società dell'apparire.

Echenoz è piaciuto poco anche a me. Su Zatopek, molto meglio "L'uomo che cammina come noi", solo che lo trovai anni fa su una bancarella dell'usato, credo che oggi sia introvabile. Come non mi è piaciuto "L'arte di correre" di Murakami. Praticamente, è il diario quitoidiano di un podista, come potrebbe farlo chiunque. Da Murakami mi aspettavo altro...

Marius ha detto...

Per restare a Bianciardi:

"Il fuori gioco mi sta antipatico, come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio".

"Il divorzio, di qualinque tipo, è un rattoppo su qualcosa di finito male. La battaglia per il divorzio è una battaglia di retrovia. Occorre battersi contro il matrimonio".

"Se vogliamo che le cose cambino, occorre occupare le banche e far saltare la televisione. Non c'è altra possibile soluzione rivoluzionaria".

(Luciano Bianciardi, "Il fuorigioco mi sta antipatico", Stampa Alternativa)

PS: da leggere tutto d'un fiato: "Vita agra di un anarchico" di Pino Corrias.

marius