giovedì 14 gennaio 2010

Il talento cancellato 2 - Mickey "da Cat" Dora

"Vivere sulla spiaggia non è la risposta. La gente che vive sulla spiaggia si annacqua il cervello. Io vengo qui soltanto per le onde e nient'altro"
Mickey Da Cat Dora, 1934-2002


"Dora lives". La scritta che periodicamente appare (per essere cancellata da solerti imprese di pulizia, e ancora riapparire) sul muro di fronte allo spot di Malibu Beach.
Dora, al secolo Miklos Sandor Dora, per tutti Mickey e "da Cat" per il popolo dei surfers, in effetti non vive più dal 3 gennaio 2002, quando un male incurabile se l’è portato via a Santa Barbara, a sessantotto anni. Non una morte giovane, ma comunque leggenda. Anche perché dalle scene "da Cat" era sparito da una vita. Più o meno dal 1967, quando all’apice della gloria surfistica aveva affrontato la semifinale del Malibu Invitational Contest, uno degli eventi più importanti del circuito professionale degli States, calandosi i boxer e mostrando il posteriore alla giuria. Scendendo poi dalla tavola e sparendo nel nulla.




Dora è stato un’icona della scena di Malibu tra gli anni Cinquanta e i Settanta. Un idolo controverso, odiato e amato, sbruffone e generosissimo, filosofo e cialtronesco, con un talento per la tavola fuori del comune. Odiava il "surf biz" che stava prendendo piede, ma ne sfruttava le potenzialità partecipando da splendida controfigura a un gran numero di quei B-movies a sfondo surfistico, fatto di bellezze calforniane e sciocche storie di amori da spiaggia. Decretava in discorsi e lettere al vetriolo la fine dello "spirito del surf", ma era anche pronto a posare per una delle prime firme dell’abbigliamento di genere. Si accordava con Greg Noll, altra icona della disciplina, per realizzare la tavola "griffata" col suo nome, ma immediatamente se ne pentiva: "Non voglio che qualche adolescente brufoloso dell’Iowa usi "da Cat" come ornamento da macchina, o che qualche viscidone di Malibu ne faccia un tavolino da salotto…"


Dora è stato uno spirito libero, pur inseguito dalla giustizia americana. In quel lontano 1967 sparì anche dagli States, rincorso da un mandato d’arresto per frode con carte di credito e assegni falsi, roba pesante da quelle parti. La sua fuga per evitare il carcere ne alimentò la leggenda. Fu avvistato sulle coste della Francia, dell’Irlanda, dell’Africa e del Brasile, in Australia e in Nuova Zelanda. Ovunque ci fossero onde da cavalcare, senza "commercio" intorno. Tornò in patria nell'81, e agguantato dall'Fbi conobbe anche le patrie galere, per qualche mese. Continò a cavalcare l'onda, sempre più defilato, e fece in tenpo ad affacciarsi al nuovo millennio.



Lo aveva "coltivato" il patrigno, Gard Chapin, altro eroe della tavola. Un’educazione, anche questa, controversa: regole da scuola militare e libertà assoluta del surf. Non poteva che uscirne un personaggio così, bello e dannato, antitesi perfetta del modello da surf, lui così tarchiato, robusto, scuro di capelli e dal petto villoso. Sull’onda era uno spettacolo: linee sicure, eleganza assoluta, ritmi nuovi e in anticipo sui tempi. E rapporti rudi con gli altri surfer, almeno con tutti quelli colpevoli di "invadergli" l’onda, che per un’artista è come farsi scippare il magic moment creativo.

Mickey Dora era questo, ed era ache un linguaggio originalissimo, fuori dai canoni, originale . Padre della "controcultura" surf negli anni del Vietnam, pur non riconoscendo le orde di ragazzi che si ispiravano a lui. Capace di analizzare il degrado sociale dopo la morte di Kennedy con uno stile criptico. Questo.

"Il 22 novembre 1963 questo paese è stato colpito da una tragedia, da questa tragica data le onde del continente americano sono gradualmente peggiorate e una mareggiata pulita sembra non poter più arrivare. Città in fiamme, scuole assediate e operazioni militari condotte in terre lontane. Spero che anche voi vogliate le stesse cose che voglio io. Libertà di vivere e surfare le onde della natura senza l’esasperata pressione di questo malsano sistema che governa il mondo e questa malatissima guerra. Sono tempi incredibili. Ringraziamo Dio per le onde "libere" che ancora prendiamo".

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