domenica 7 febbraio 2010

Addio, Ballero


Una di quelle notizie che ti tagliano le gambe. Che non ti aspetti, che non vorresti mai sentire. Che ti fanno capire quanto sia sottile quel filo che ti tiene legato alle cose terrene, e quanto sia beffardo il destino. Franco Ballerini se ne è andato di mattina presto, in un giorno senza impegni in cui si stava divertendo a coltivare una delle sue grandi passioni. Il rally, che l'ha tradito dietro una curva maledetta.

E' stato un talento, in corsa, e un uomo intelligente fuori. Appena appoggiata la bici, con il ricordo ancora fresco di due Roubaix vinte nella leggenda, si è immerso nel mestiere di Ct della Nazionale con trasporto, e con capacità fuori della norma. I numeri, in questi casi, parlano chiaro: dal 2001 al 2009, sotto la sua guida, sono arrivati quattro titoli mondiali e uno olimpico. In tre occasioni (Mondiali 2006 e 2007, Olimpiadi di Atene 2004) firmati da Paolo Bettini. Una solidale complicità, supportata da una profonda amicizia. Aveva, Ballerini, una grande capacità di coinvolgere le persone, di farle sentire importanti, di trasmettere loro le sue convinzioni, di convincerle alla sua causa.

Ed era una persona sempre gentile, disponibile, di grande garbo. Uno d'altri tempi, sotto questo aspetto. L'uomo giusto per raccogliere l'eredità di un altro grande toscano, Alfredo Martini, che continuava ad accompagnarlo e lo trattava come un figlio, come uno di famiglia.

Senza il Ballero, tutto è molto più vuoto. Il ciclismo, lo sport. La morte che si porta via un'altra pianta giovane, e ancora una volta arriva fuori tempo, incomprensibile.

3 commenti:

Fras ha detto...

"Merci Roubaix" (cit.)
Grazie Ballero....

Anonimo ha detto...

Che altro si può aggiungere a questa tragedia. Tu Marco sai bene come conoscevo il "Ballero", campione gentile. Una persona umanamente con una marcia in più. Mancherà a tutti e soprattutto al movimento del ciclismo, che di uomini cosi ne avrebbe veramente bisogno.
Bartolino

marco tarozzi ha detto...

Poi, una cosa che mi ha particolarmente colpito, e che credo spieghi molto bene il suo approccio al ciclismo e alla vita, è la scelta che fece quando salì in ammiraglia. Quella di avere accanto a sè Alfredo Martini. Insieme, erano il "grande saggio" del ciclismo italiano e il suo erede naturale. E il Ballero dimostrò di saper riconoscere come un patrimonio l'esperienza di chi gli aveva aperto la strada. Di questi tempi, chi sa riconoscere il valore di chi ha tracciato il solco merita ammirazione. In tutti i campi