Di cose inutili

 


Forse la poesia non ha più senso
in questi giorni barbari.
Un tempo ai poeti si rimproverava
quello star fuori dalla mischia,
a guardare il mondo dalla finestra,
dal cortile di casa, dal punto
più in alto possibile,
umanamente vili, piccoli
come la loro voglia
di essere ascoltati.

Oggi i poeti li ammazzano
senza un motivo, poi spiegano
che chissà, quei pupazzi
sul sedile posteriore di un’auto
avrebbero potuto essere pieni
di chissà quale e quanto esplosivo.

Oggi i poeti non hanno altro
che un grido da lanciare nel buio
della storia dimenticata, dei libri
che bruciano, dei ricchi&potenti
che se ne fottono
di loro, di noi, di me e te.
E quel grido non ha la gittata
delle armi che potenziano,
non vola alto come un drone,
non ammazza senza ragione, dunque
non ha titoli di merito.

Forse la poesia non ha più senso
in questi tempi barbari.
Per questo bisogna produrne di più,
anche con l’ortografia sbagliata,
anche senza capo né coda,
anche piena di speranze stonate
e di sogni impossibili.

La poesia è così piccola e debole,
come noi siamo minuscoli e deboli,
che si infilerà nelle crepe dei muri,
galleggerà su acque stagnanti,
giacerà dimenticata in un solaio,
e un giorno libererà il mondo
da tutta questa gente orribile.

(mt)

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