mercoledì 27 maggio 2009

Il talento di Lansdale

Il mio amico Francesco Caremani ha incontrato una di quelle persone che vorrei incontrare da tempo. Il texano Joe Lansdale, il papà corrosivo di Hap e Leonard, i detective più improvvisati, geniali, sfigati, avventurosi e inverosimili che mi sia mai capitato di incontrare nelle pagine di un romanzo. L'autore di "Mucho Mojo", "Il mambo degli Orsi", "Rumble Tumble", soprattutto (per me) di "La sottile linea scura" (qui Hap e Leo non c'entrano, ma lo leggo e rileggo, lo assaggio ormai anche a piccole sorsate). Joe il texano, tra gli americani che amo accanto a John Fante, a Thom Jones, a Cormac McCarthy (non solo "Non è un paese per vecchi", ma anche "Cavali selvaggi", "Città della Pianura"), a Richard Brautigan e ai vecchi maestri che non dimentico.
Bel colpo Francesco. E grazie per avermi dato il permesso di riportare l'intervista (da "Non è un paese per giovani", http://francescocaremani.blogspot.com/)



JOE LANSDALE

di Francesco Caremani

Tra Arezzo e Nacogdoches non c’è solo il west ma un oceano, distanza che Joe Lansdale, considerato il più grande scrittore contemporaneo, riempie con le sue parole e la sua presenza, una distanza che si perde nel suo sorriso selvaggio quando afferma: «Sono pagato per essere un bugiardo».Una frottola per chi si richiama continuamente alla realtà circostante, alla quotidianità e alle sue esperienze di vita per cavalcare le pagine dei propri romanzi, l’ultimo, “Sotto un cielo cremisi”, presentato in questi giorni in Italia.Libro che vale la pena solo per l’incipit: “Da un bel pezzo non mi sparava più nessuno, e negli ultimi due o tre mesi ero riuscito a conservarmi la testa tutta intera. Si trattava di una specie di record, e cominciavo già a sentirmi speciale”. Perché come dice Lansdale: «Non riesco proprio a lasciare stare questi due ragazzi. Ci ho provato ma loro tornano sempre indietro tirandomi le lenzuola e sussurrandomi: scrivimi, scrivimi...», considerando la saga di Hap e Leo la storia più divertente che abbia mai scritto.In Toscana, però, ce l’ha portato la Scuola di Narrazioni Arturo Bandini, per concludere con un seminario di due giorni il modulo professionalizzante relativo al racconto e al romanzo, attraverso laboratori di scrittura creativa, che prima di Lansdale ha avuto come docenti i toscani Giampaolo Simi, Enzo Fileno Carabba e Marco Vichi. «Ho dei sentimenti contrastanti verso le scuole di scrittura – dice Lansdale, che tra le altre cose è docente di scrittura creativa alla Stephen F. Austin University – perché più che insegnare a scrivere possono aiutare chi ha già il talento dello scrittore. Attraverso questi corsi si può guidare chi ce l’ha, ma non si può creare dove non c’è. Senza dimenticare che il talento non basta per scrivere, serve anche volontà e il desiderio profondo di realizzare qualcosa oltre se stessi».
Joe Lansdale vive di scrittura, dentro e fuori di se, definendola la cosa che gli piace di più nella vita dopo la famiglia, ciò che ha reso la sua esistenza migliore, che gli ha dato un modo di esprimersi e anche delle risposte alle domande di un bambino che a nove anni scriveva già i suoi primi articoli per un giornale locale e che a undici ha imparato le arti marziali per difendersi.Un bambino che crescendo ha fatto tesoro delle proprie esperienze, per reinventarle e metterle in fila come pochi altri hanno saputo fare, per creare quello spartiacque che alcuni critici definiscono il prima e il dopo Lansdale. Il punto di non ritorno di una letteratura liquida che naviga tra generi diversi fino a creare ciò che oggi tutti riconoscono come uno stile unico: «La forma narrativa che utilizzo è un modo di rappresentare me stesso, un prolungamento di quello che io sono nella vita di tutti i giorni».
Questo è quello che racconta ai ragazzi che lo seguono, venerando e annotando ogni sua parola, a Villa Godiola, sopra le colline aretine accarezzate dall’acquedotto romano, una volta sede dell’università, che dal 13 al 18 giugno sarà il domicilio di Arezzo Festival, dove fra teatro e cinema, poesia, bambini e lettura ad alta voce la Scuola di Narrazioni Arturo Bandini continuerà nel suo imperterrito intento di promuovere la narrazione, la scrittura e la letteratura. E Joe spiega, quanto e come lavora, come corregge, senza dimenticare la disciplina che ha imparato dalle arti marziali: «A undici anni mi servivano per difendermi, poi sono diventate un modo di vivere, insegnano concentrazione e osservanza, aiutano nella scrittura, senza chiedersi troppo il perché delle cose e del loro succedersi, senza anticiparle, senza togliergli quell’imprevedibilità che è il sale della vita e della scrittura».
Il suo volto e quello sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo sono lo stemma del Texas, di quello stato mentale, di un luogo dove le persone pensavano di essere libere di reinventare se stesse, lasciarsi alle spalle il proprio passato e tutt’oggi credono sia possibile, dove la provincia non è quella piccola città, bastardo posto, da dove scappare, bensì il luogo che lo scrittore conosce meglio, ambientazione metaforica e mitologica dei romanzi di Lansdale perché vita vissuta in libertà, la stessa che lui utilizza nella scrittura, tra generi che sembrano diversi.Provincia come Arezzo, che Lansdale aveva già conosciuto e che terrà a mente per ambientare una delle sue prossime storie. Provincia come Firenze, spesso criticata come non luogo ad uso e consumo dei turisti, definizione che Joe rifiuta: «La cultura è un elemento che cambia nel tempo, è sempre in movimento, quindi non si possono trovare le stesse cose di quattrocento anni fa nello stesso luogo, troveremo per forza un’altra cultura, un’altra Firenze».Provincia che spesso i media considerano sinonimo di violenza, quella che Lansdale giudica un male necessario, qualcosa che dovrebbe essere evitato, finché possibile, ma che può rappresentare l’unica via d’uscita: «Non esistono posti senza violenza, quella quotidiana la troviamo in Italia come in Texas, ad Arezzo come a Nacogdoches».
Non c’è etica né morale nei suo racconti: «I miei personaggi sono duri perché sanno prendersi cura di se stessi, non solo fisicamente, ma nel senso che sanno come reagire, come affrontare i colpi bassi della vita per andare avanti».Con Lansdale, ha detto Valerio Evangelisti, si ha la sensazione di vivere un’esperienza anche nostra, repulsiva e affascinante, guidati dalla penna dura e potente di uno scrittore di razza: «Sì, in effetti sono una persona dura, probabilmente dipende dalle mie origini, e anche mia moglie lo è, così come i miei figli, ma duro non vuol dire essere meschino e crudele». Un libro e una sceneggiatura sono già pronti, ma Joe non dimentica la formazione pulp, il colore, l’azione, l’imprevisto e il paradosso di quel tipo di letteratura, così come i B-movie che ne hanno influenzato la scrittura, senza regole prestabilite, per raccontare l’oggi, liquido e violento.

1 commento:

Francesco Caremani ha detto...

Caro Taroz per me è un onore essere postato nel tuo blog...