giovedì 2 agosto 2012

Trentadue anni...



Pensammo alla vecchia polveriera. A un aereo. Mia mamma, dopo, aveva la faccia di chi non avrebbe mai pensato di ritrovare i rumori e gli umori cupi della guerra. Dopo, quando ci dissero. Prima di contare i morti, le ferite fuori e dentro. Hanno dimenticato in tanti. Io non posso, scusate. Ero qui, in questa città che si smarrì in un silenzio irreale. Sembrava colpita a morte, e in qualche modo non è stata più la stessa. La mia città. I miei, i nostri morti. No, io non dimentico.

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