sabato 3 settembre 2011

Sentirsi Mario

Di nuovo pronto per qualcosa di mio? Not yet. Ma quasi. Intanto questo. Non è anche tuo, quello che senti tuo?



Mario, forse l'unica cosa di buono che hai fatto
è non avere voluto figli
così non hai fregato il mondo
Tra vent'anni chissà in quanti saremo,
in quanti rideremo;
ma ci pensi sul treno, tutti impazziti
a chiederci dove andremo?

Mario, ma tu guarda i miliardi che spendono
a prendere i sassi nel cielo:
questi prendono, vanno, vengono,
non fanno niente, è solo un volo;
noi quaggiù ci sbraniamo, gridiamo "ti amo",
ma chi la sente la povera gente?

Gente... eh, ognuno la pensa in maniera diversa,
ognuno ha la sua testa;
per lo meno un figlio ti fa compagnia, ma poi
scappa e vola via.
Poi, che c'entra la terra, la luna,
son sempre gli stessi ad avere fortuna.

Mario, non ti resta che l'amore...
Mario, non ti resta che l'amore...

Mario, io ti vedo alle sei di mattina girare,
te e la tua bicicletta.
Mario, due speranze nel cuore, un pò di giardino
e un sogno: la tua casetta.
Alla sera ti fermi nel bar qui vicino, giusto per bere un bicchiere,
e nel bianco degli occhi, nel rosso del vino
muoiono le sere.

Mario, la domenica arriva sempre in ritardo,
pallida e senza fiato,
con te spaesato che inciampi negli anni
e affoghi in un fiasco di vino;
chi lo sa, forse è giusto, forse è sbagliato,
forse sarà destino.

Mario, non ti resta che ascoltare
Mario, non c'è più la tua canzone

Mario, dicevi adesso io vado
ad aprire l'ultima porta,
dicevi adesso io vado via
forse per l'ultima volta
dicevi adesso io vado, io vado
a dissolvermi in cometa,
quanto basta per non sentire più
il ritmo strano della vita
Mario, io faccio il cantante
e grido, e canto solo idee,
ma chi ha detto
che è giusto o sbagliato spararsi un colpo, qui, sulla testa
lascia fare alla vita la sua vecchia fatica,
siamo feriti quanto basta.

Mario, non ti resta che ascoltare
l'eco che hanno messo nel finale

Enzo Jannacci

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