giovedì 26 maggio 2011

Monique, il sogno possibile


di Marco Tarozzi

Saranno in tanti, a ricordare che le barriere sono fatte per essere infrante. Di più: che sono uno stato mentale, e le loro storie sono messe lì proprio per dare l’esempio. Ci sono le medaglie, è vero, ma c’è soprattutto la forza di convincere il prossimo. Di far capire che lo sport è una porta d’uscita che affaccia sul mondo, soprattutto per chi, dopo un incrocio sbagliato col destino, pensa di aver perso futuro e speranze.
Saranno in tanti, questi campioni di sport e vita, dal 3 al 5 giugno a “Happy hand”. Tre giorni di sport e divertimento, recita il logo sul sito ufficiale (www.happyhand.it, vale la pena farci un giro, per capire il senso dell’evento), in programma a Monte San Pietro. O più precisamente a Ponte Rivabella, in un palasport che porta il nome di un signore dello sport, Jesse Owens.
Saranno in tanti, sicuro: da Beatrice Vio, piccola regina della scherma, a Norberto De Angelis, a cui un incidente ha tolto la gioia di essere un fuoriclasse del football americano (ha giocato anche a Bologna, nei Towers), facendogli nascere il senso dell’impresa in handbyke. Da Silvia Veratti, regina bolognese dell’equitazione, ai ragazzi di Overlimits di Marco Calamai.
E poi ci sarà lei. La madrina dell’evento. Monique Van der Vorst, olandese ventiseienne che ormai viene catalogata, semplicisticamente se vogliamo, alla voce “miracolati”. Anche se ha i contorni di una favola, la sua è una storia di volontà. È stata l’atleta paralimpica dell’anno 2009, ha conquistato due argenti sulla sua handbyke alle Paralimpiadi di Pechino. E un giorno, dopo tredici anni di sedia a rotelle, ha ritrovato l’uso delle gambe. Dopo una caduta in allenamento, strano e meraviglioso contrappasso.
Monique ha ripreso a correre. Alla maratona di Roma, lo scorso marzo, aveva il pettorale numero uno. Non sarà a Londra 2012, ma ha inizato una nuova vita da atleta. «Il mio sogno, adesso, è quello di diventare competitiva in maratona. So che le Olimpiadi sono un miraggio, ma nella mia vita ho imparato anche che i sogni si avverano. Ed è questo il mio messaggio: nella vita bisogna cercare di restare positivi, anche quando sembra che il mondo ti cada addosso. Chiunque può vincere la sua battaglia».
Lei l’ha vinta. E viene a raccontarlo a Ponte Rivabella. Per questo vale la pena esserci, ad Happy Hand. Per questa storia, per altre mille storie.

L'Informazione di Bologna, 26 maggio 2011

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