Post

Every year, every Christmas

Immagine
I don't know how love could do this to me I've waited and waited for someone I never see But I'm so sentimental and I'm so hopeful you'll be here So here I am every year, every Christmas I've wished for you in my heart and in my head And I got my answer that first moment that we met And, oh yes, I believed you as you told me, as you said You'd be here every year, every Christmas There must be a lesson for me to learn If you don't trust in love, you'll get nothing in return Why should I be lonely? Don't tell me it's fine I have my pride, but I'd rather be with you tonight So much emotion, it's driving me mad But I'll take my chances with these feelings that I have And I'll come back to this same corner where we met And I'll be here every year, every Christmas Mere words can't explain the pain and the fear' Cause I wonder, yes I wonder are you gonna leave me standing here? Today's almost over but I don't wann...

Sentire questo silenzio

Immagine
CONFESSO Io confesso che non ho fatto la guerra ed ho parlato alla gente come fossi un eroe. Confesso: ho parlato per anni perché qualcuno capisse quello che sento. Stasera ti confesso che sono entrato in un porto ed ho cercato una nave che mi portasse lontano. Non voglio più vedere le cose che mi hanno fatto sentire questo silenzio. E sappi che per me passerai la vita così ad aspettare. Stasera ti confesso: non ci capisco più niente, io voglio solo dormire per non vedere nessuno. E' tardi per pensare all'amore e per andare sui monti a parlare col sole di noi due e per svegliarsi al mattino con la pace nel cuore. (Piero Ciampi)

Il momento in cui non sei

Immagine
Mi svegliai che il sole si faceva rosso; e quello fu l’unico chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero . Mi trovavo lontano da casa, ossessionato e stanco del viaggio, in una misera camera d’albergo che non avevo mai vista, a sentire i sibili di vapore là fuori, e lo scricchiolare di vecchio legno della locanda, e dei passi al piano di sopra, e tutti quei suoni tristi, e guardavo l’alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici strani secondi. Non avevo paura; ero solo qualcun altro , un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Mi trovavo a metà strada attraverso l’America, alla linea divisoria fra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio là e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso. Jack Kerouac

A lezione da Niyongabo

Immagine
Una sera a presentare e intervistare Venuste Niyongabo al Collegio Universitario Torleone, in via Sant'Isaia. Il bello, con un grande della vita come Venus, è che sa sempre sorprenderti. Quante volte ci siamo trovati, insieme, a raccontare la fantastica avventura della sua esistenza. Le sue gesta di campione, la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta, il rapporto con il suo paese natale, il Burundi, la scelta di venire in Europa, in Italia, prima a Siena e infine a Bologna, per crescere, confrontarsi, capire. Lo abbiamo fatto davanti a scolaresche assorte, a giovani atleti, presentando un mio libro nel quale ho voluto raccontare, tra altre, anche la sua storia, o semplicemente tra comuni amici. Questa volta doveva passare il messaggio positivo: volontà, sacrificio, passione per quello che si fa sono ingredienti che aiutano a raggiungere l'obiettivo. Senza scorciatoie. Venuste ha lasciato il segno, come sempre, usando parole semplici, dirette. Colpendo il cuore e il cerve...

Bonatti, un grande italiano

Immagine
"…nella polemica con Bonatti e Compagnoni ha sempre guardato dall’alto, con un sorriso. I due mordevano, lui sorrideva. Compagnoni si spartiva la gloria... Gli altri erano giganti della montagna e però bonsai della vita. Lacedelli invece si scrollava di dosso le polemiche come il cane si scrolla l’acqua dal pelo". Mauro Corona ama le frasi a effetto, ama, come dice spesso , "togliere anziché aggiungere, come si fa nella scultura e come si dovrebbe fare nella poesia" . Ricordando Lino Lacedelli , ha detto dell’uomo e dell’alpinista cose molto belle, e giuste. Ma non ha fatto altrettanto su Walter Bonatti . Che non mi pare un "bonsai della vita", ma un uomo di grande rigore morale, di scelte coraggiose che spesso lo hanno isolato, perché il "sentire comune" non sempre sposa gli uomini scomodi. La storia è vecchia, di cinquantacinque anni. Ma è questa, ora lo hanno riconosciuto anche le autirtà della montagna, anche se dopo più di mezzo secolo. Sul...

Lacedelli, antieroe nella leggenda

Immagine
"Noi dovevamo essere preparati all’ignoto. Nessuno ci aveva preceduti" Lino Lacedelli In questo 2009 infausto per la gente di montagna (il Broad Peak si è preso Cristina Castagna , il Langtang Lirung lo sloveno Tomaz Humar , per non dire dei tanti nomi sconosciuti ai più), se ne vanno anche le antiche leggende. Riccardo Cassin si è spento in una serena vecchiaia, a cent’anni compiuti, Achille Compagnoni ne aveva 94 quando se ne è andato per sempre, nel maggio scorso. Ora lassù lo ha raggiunto Lino Lacedelli , che con lui fu il primo a raggiungere la cima del K2, nel 1954. Un "eroe italiano", non per scelta, col suo carattere schivo e mai incline al protagonismo. Per necessità, semmai, di un’Italia che aveva bisogno di eroi. Che, uscita malconcia da una brutta guerra, ancora cercava grandi gesta e grandi uomini a cui aggrapparsi per uscire dal dolore, dai ricordi. Per lasciarsi tutto alle spalle. La televisione era arrivata il 3 gennaio di quell’anno, Lacedelli e C...

Urla nel silenzio

Immagine
Appunti sparsi. Sui giornali dilaga la politica dell'apparire, nell'ultimissima (?) versione. Politica degli scandali, dei ricatti, della vita privata rivoltata, delle vite stravolte. Prima, e dopo, quella ormai tradizionale: degli insulti, delle minacce, dell'odio, del tutti contro tutti. Ha ragione il vecchio e "lucido" (lo diverte, sentirsi chiamare così) Carlo Fruttero , quando dice che non esiste più un'etica. Nel gestire la cosa pubblica, come nel gestire le nostre piccole esistenze quotidiane. Ci sarebbero idee condivisibili, ma sono urlate anche quelle. Chi è nel giusto, dilaga: ha ragione, su molte cose, ma va oltre per affermare la sua ragione assoluta. Sono indietro, su questo percorso. Su tante cose ho avuto (ho) il sospetto di avere ragione, ma non ho mai pensato o cercato di imporre le mie certezze. Le discuto, cercando di capire se sono poi così infrangibili. Mi manca molto, la discussione. Mi preoccupa questo manicheismo: bianco o nero, con no...

Jack, quarant'anni dopo

Immagine
Jack Kerouac Lowell, 12 marzo 1922 - St. Petersburg, 21 ottobre 1969 "Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un'unica incredibile enorme massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell'immensità di essa, e so che nello Iowa a quell'ora i bambini stanno certo piangendo nella terra in cui lasciano piangere i bambini, e che stanotte usciranno le stelle, e non sapete che Dio è l'Orsa Maggiore?, e la stella della sera deve star tramontando e spargendo il suo fioco scintillio sulla prateria, il che avviene proprio prima dell'arrivo della notte completa che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge i picchi e rimbocca le ultime spiagge, e nessu­no, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a D...

Gigi, il numero sette

Immagine
Era il numero sette . Lo portavo sulla schiena, nel campo di via Cellini, tra la tangenziale ancora nuova e il “grattacielo”, perché l'avevo visto addosso a lui. Perché ne avevo sette, di anni, quando la notizia della sua fine mi piombò addosso dalla tv, e mi scosse perché i bambini credono sempre che gli eroi siano immortali. Era il numero sette , e su quel campetto non l'ho onorato perché il fiato era lungo ma i piedi così così. Lui sì, li aveva i piedi buoni. E l'animo di un poeta. Uno diverso dal gruppo, diverso nel raccontarsi e nell'esprimersi, diverso nel talento e nella creatività. Era il numero sette . Gigi Meroni. Il Best italiano, lo definirono. Ma lui non ebbe mai bisogno di fiumi di alcol per esprimere la sua non convenzionalità. Anzi, da questo punto di vista la sua fu una vita normale. Solo troppo breve. Una vita da bravo ragazzo. Però geniale. Dentro e fuori dal campo. Capelli lunghi, stile beat (e Nicolò Carosio che commentava “tagliali, Gigi, o non ved...

Tutti in piedi, questo Bologna è nella storia

Immagine
Marco Tarozzi “Il Bologna è una fede”. Suonano perfette, in questo caso, le parole del cuore. Sì, il Bologna è una fede e anche molto altro. È cento anni di vita di un’intera città, della sua gente, un piccolo grande mondo che ha saputo aprirsi al mondo. È una lunga strada fatta di gioie infinite, momenti di gloria, anni bui, drammi che hanno lasciato il segno. È un elenco di sette scudetti, tre fiammate sull'Europa, più di settant'anni vissuti tra le grandi d'Italia, senza mai cadere in basso. E poi una storia faticosa di retrocessioni, rinascite, fallimenti, attimi sempre più rari di felicità. È una lista di nomi da brivido, campioni che, per cento lunghi anni, hanno acceso quel rosso e quel blu, e la fantasia della gente. È un pezzo di questa città, è una parte di noi che ha attraversato i cent’anni più veloci e più vorticosi della storia dell’umanità, restando sempre fedele a sé stessa. È un’icona, un simbolo, un punto fermo della nostra vita. Quei nomi, e un volto die...

Podestà, una strada per ripartire

Immagine
Marco Tarozzi Vittorio Podestà non ha mai preteso di cambiare il destino, nemmeno quando il destino gli ha cambiato la vita da un giorno all'altro. Ha deciso, molto semplicemente, di affrontarlo dal verso giusto. Reagendo con forza, costruendo nuovi traguardi da raggiungere, nello sport come nella vita. Genovese, laureato in Ingegneria Civile, Vittorio ha appena compiuto trentasei anni. Ne aveva ventinove quando un incidente stradale gli provocò la rottura delle vertebre dorsali, e una lesione al midollo che lo costringe tuttora a vivere sulla sedia a rotelle. “Nessuno è preparato a svolte così drastiche nella propria vita. Non lo ero nemmeno io, ma decisi di non lasciarmi prendere dallo sconforto, di ripartire immediatamente. Prima dell'incidente ero uno sportivo praticante, convinto che l'attività motoria fosse fonte di benessere per corpo e mente. Da quel giorno di marzo del 2002 mi sono dedicato allo sport con sempre maggior determinazione”. Aveva i cromosomi del campi...

Mario Lodi. L'insegnamento del Maestro

Immagine
"Il paese sbagliato". Ultima edizione, 2007. Libro da leggere e rileggere. Non solo per chi ha in mente di crescere un figlio. Lo lessi per la prima volta quando avevo vent’anni, e a tutt’altro pensavo. C’erano parole libere e forti, capaci di indirizzare. L’ho letto chissà quante altre volte. Quell’edizione (primi anni Ottanta) l’ho consumata, perduta, ritrovata, prestata, definitivamente smarrita. Oggi ho tra le mani un libro nuovo di zecca, e quelle identiche parole e frasi, gli stessi insegnamenti. Pubblicati ormai trentanove anni fa, eppure così attuali. Per descriverlo, uso le parole di chi l’ha scritto, questo splendido libro. Di Mario Lodi. Il maestro da cui tutti vorremmo essere accompagnati nella vita. A cui devo un grazie per quello che penso e credo, e per quello che cerco di essere.     IL PAESE SBAGLIATO Il libro racconta il diario di una esperienza didattica innovatrice, realizzata con i miei alunni nella scuola di Vho di Piadena (Cremona) dal 1964 al 1969. Un...

Una bevuta con pa

Oggi mio padre, Giuliano , avrebbe 78 anni. Sono andato a dargli un saluto nel nostro luogo di ritrovo. Una volta a settimana, pranzo veloce prima di andare al lavoro all’Arci Resistenza, a San Lazzaro. Ci piaceva, quel rito. Ritrovarci in mezzo al popolo dei circoli di periferia, tra partite a carte ristorante bocciofila e sala danze, al piano di sopra. Solo che da un anno a questa parte arrivo sempre per primo. Non capitava mai, quando lui c’era. Riuscivo a sentirmi in colpa anche se arrivavo puntuale, perché sapevo che era già lì da almeno dieci minuti. Seduto su quel gradino, vicino al parco dei giochi per bimbi che adesso conosco così bene, perché Matteo mi ha insegnato a frequentarlo. A mio padre e a mia madre penso spesso in questo periodo, in cui ho a che fare con persone che hanno del mio lavoro (che dovrebbe anche essere il loro) un concetto molto provvisorio. Progetti? Non se ne parla. Idee? Ma per favore. Qualità? Risate. Approfondimenti? E a chi interessano? Penso a quel c...

Quello che impariamo da Alì

Immagine
Alì soffre, Alì fatica a muoversi, ad esprimersi, a sorridere. Un contrappasso crudele, a pensarci. Era il più grande, il più sfacciatamente spavaldo, il più "leggero" dei massimi. Farfalla e ape, certo. Un gigante di muscoli con gambe da ballerino, veloce e imprevedibile. Sicuro di sé, capace di scelte impopolari per tenere accesa la scintilla di un ideale. I vietcong, disse, non lo avevano mai chiamato "negro", e per questo non poteva odiarli. Lo disse in anni difficili, e si trovò contro tutta l’America. La stessa America che oggi ne ha fatto un’icona, una bandiera, che lo ha santificato in vita. Alì ha vinto, alla fine. Le sue idee sono passate, il suo coraggio è stato più forte di tutto, degli errori altrui e dell’opportunismo di chi stava sul suo carro perché lui era il più forte, il più bello, il più grande. Alì non ha paura di questa sua nuova dimensione. Anche se chi lo ha amato, nella notte di Kinshasha, e prima e dopo, fa una fatica dannata a vederlo così...