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Prospettive

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  Guardate quell’anatra sgraziata. Misuratele il passo. Vedete come ciondola, come si trascina indolente, chiamando profondità la sua indifferenza? Eppure - provate ad ascoltarla - parla di leggerezza, di planare dall’alto, proprio lei che non ha mai imparato l’arte del volo. Attraverserà la vita credendosi aquila, contenta del suo misero stagno. Si specchierà nella melma che la avvolge scambiandola per acqua pura, cristallina. Ma vista da fuori resterà quello che è. Col suo goffo incedere più ridicolo che tragico, convinta che ci sia un mondo in quel cortile senza colori.

Ancora in viaggio

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  Ci pensavo l’altra mattina, mentre passeggiavamo tra i murales del Dumbo. Lo sai che l’anno prossimo è una specie di anniversario? Mezzo secolo che ci conosciamo, pensa te. Roba importante. Ma non è solo questione di conoscersi. Quelli là erano gli anni della nostra meraviglia, della conoscenza e dello stupore. Le scorribande ragionate, che alla fine tu tornavi all’ultimo piano di Mascarella, tornavi ogni volta a casa, come Jack; io andavo a perdermi nel silenzio di via Manfredi, dove mi aspettava Boranga, il funambolico gatto nero, e forse dei due ero Neal. Quegli anni coloratissimi li abbiamo attraversati insieme, eravamo lì quando qualcuno li ha coperti con qualche secchiata di vernice grigia. Spararono a Francesco proprio a venti metri dal portone di casa tua, e poi divennero anni di una strana rassegnazione. Non è solo questione di conoscersi. E’ un cine d’essai in via del Pratello, col film in ungherese sottotitolato in tedesco, con un disperato in mezzo alla sala che corre d

Ipotesi

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  Tutto quello che non è stato detto. Tutto quello che non hai saputo dire. Tutto quello che non ci sarà più il tempo. Ti chiedi come sarebbe stato, quel tempo. E provi a immaginare un diverso scorrere dei giorni, osservi il fantasma di te che si muove a colori nel domani che mai più ti sarà dato. (mt)

L'assegno in fondo alla volata

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  Domani a Modena si corre la Corrida di San Geminiano, nel giorno del patrono. Una classica. E anche una delle cinque-gare-cinque che mi sono rimaste in testa dal primo all’ultimo metro. Le più belle della mia antica vita di atleta, per un motivo o per l’altro. Era il 1980, stavo lì ad aspettare il via appena dietro Venanzio Ortis, uno dei miei miti di allora. Avevo vent’anni, accidenti. Vivevo da solo, nella casa di via Maifredi alla cinta di Massarenti, due passi da via Rimesse. L’affitto lo pagava mio padre, forse mi voleva libero come aveva sempre sognato di essere lui; il resto me lo procuravo con i primi lavori e un po’ di ripetizioni di italiano e storia. Non ho mai corso per i soldi, ma quella era una classica nazionale e quando mi dissero che premiavano con un rimborso spese i primi trenta, beh, ci feci un pensiero. Ma un attimo, il tempo di sentire lo sparo del via. Venanzio andò via subito, e lo sapevamo. Era destino che andasse a vincere. Ma io ricordo la più lunga,

Punto di osservazione

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  La vita ti cambia intorno ti cambia addosso anche se guardi il mondo dall’angolo di sempre. Stava tutto in un rapido colpo d’occhio, sembrava improvviso eppure infinito. Che sorpresa ritrovarlo con contorni precisi, quasi banale, senza più magìa. Il posto è lo stesso. Sono cambiati i tempi, bruciati, deturpati da parole non dette, da stupide esibizioni di vigliaccheria. Forse è solo questione di attimi mancati, forse è la nebbia che abbiamo dentro. Non è cambiato il mondo, siamo cambiati noi, sono invecchiate, di colpo inaridite le passioni. E niente è più quello che sembrava.

Istantanea

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  Sei una moneta falsa, un gioiello taroccato, un male indifferente - e indifferente al male - un dolore senza rimorsi, un prato in collina da dimenticare in fretta. Sei l’andatura di sempre, inconfondibile, ma ormai vista da lontano, braccia che non stringono più, occhi in fuga che non reggono lo sguardo, parole fredde e un trolley con dentro la solita fretta di futuro, in viaggio verso nuovi abbracci. Sei un’analisi davvero poco lucida che chiama recriminazioni i ricordi migliori, un cuore libero che dimentica come si è liberato, un fine corsa triste senza nessuno che aspetta, un dito puntato per incolpare. Roba che basterebbe uno specchio ben piazzato per trovare subito, senza nemmeno cercare, tutto quello che di sbagliato è stato scritto in questa storia. E da chi.

Ciao Kociss

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  Ora vola libero, amico mio. Grazie di aver colorato la mia adolescenza, grazie di tutta la pace dell'anima che mi hai regalato dopo. Mi mancherai tanto. Come dicevi tu, ogni volta: Peace, bro.

Poe non sia

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C'è sempre qualcuno che inizia una poesia con “Stamattina apro gli occhi e niente…” Il peggio è che sotto ci trovi una valanga di cuori infranti. Potenza dei poeti da social.

Delete

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  Alla fine anche i social hanno la loro utilità. Fai caso a chi è stato cancellato. Al coltello piantato nella schiena. A tutti i segreti del prima al “non immagina niente”. Fai caso a chi ha cancellato. Per sbiancare la coscienza. Per non lasciare traccia. Per ripulirsi l’anima. Lì non ci trovi un senso, ma ci trovi la risposta. Scritta nel silenzio, nella vigliaccheria. Una firma indelebile, occhi che tutti riconoscono.

Carte sbagliate

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  So che quella è una bestia che non ti toglie i denti di dosso. So cosa significa avere compagni di stanza che sognano ancora un futuro e un mese dopo non ci sono più. So che a volte hai più fortuna di altri, perché l'ho avuta. So che qualcuno ti rimane nel cuore perché ha distribuito talento. So che gli anni di Genova sono i più belli da ricordare, perché quella era la squadra perfetta che arrivava dai caruggi, non dai piani nobili del calcio. Soprattutto, so che a nemmeno sessant'anni sei ancora curioso della vita. Ti tocca la carta sbagliata, e non c'è un senso. Mai.

Momenti

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  La notte è malinconia e dolore. Forse davvero un terreno fertile per chi ha il vizio di scrivere, raccontare, scavare dentro l’anima. Ma anche un terreno faticoso da attraversare. Silenzi che rimbombano sui muri, ombre che ti sbattono in faccia senza rispetto ogni salita, ogni sbaglio, ogni maledetta caduta. L’indifferenza che ti ha fatto morire. Tutto quello che di giorno, in piena luce, resta ai margini. La notte non ha compassione, non ce la fai a commuoverla. Per questo hai bisogno del sole, dopo. Per uscire fuori, respirare l’aria dell’inverno, incrociare storie, scommettere sui destini incrociati. Hai bisogno dell’allegria della luce per alimentare la tristezza del buio. Ti serve la notte per lasciare qualcosa di te. Ti serve il sole per rinascere.

Ricordi

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  Parla di ricordi. Proprio chi il passato lo ha calpestato senza nemmeno curarsene. Proprio chi ha seminato soltanto male. Parla di ricordi. Ma i ricordi sono un dono per chi ha un’anima. Parla di ricordi. Ma è soltanto propaganda da social. La vita è altro, compreso il dolore che infonde chi non sa comprenderli, i ricordi.

Anno nuovo

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  Ci sono cose che restano immutate. Cercare di scaldarsi con uno scherzo di sole, camminare misurando la fretta intorno. Cercare le solite risposte, fare la conta di chi si è perso, di chi ha tradito, dei pugnali piantati nella schiena. Accorgersi che bastano pochi incontri inattesi per raddrizzare il sentiero, renderlo agevole. Perché lo sai che l’obiettivo non cambia: dare un senso al non senso, restare curiosi, provare a lasciare un segno del passaggio. Non funziona sempre, è capitato di dare il meglio a chi non era attrezzato per capire, a chi non conosce vergogna o rimorso. Ma insomma: niente è per caso, a qualcosa serviranno anche le cadute. Così almeno mi hanno spiegato. Allora siediti. Respira lungo. Fumati un toscano, guarda i bambini giocare. Vivi. Fai musica. Ascoltala. Odia ogni tipo di guerra. Mescola i colori, sorprenditi come fosse sempre la prima volta. Dimentica chi dimentica, tanto da un cuore arido non può uscire che morte. Non perdere temp

Dirittura d'arrivo

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  Che ti resta da fare? Spegnere la luce in studio, dar da mangiare al gatto, dare un’occhiata oltre i vetri per capire come fa la nebbia ad avvolgere tutto all’improvviso senza farsi annunciare. E poi rivederli tutti i momenti, gli sguardi di un altro anno da dimenticare. L’amico con quel cappotto lungo buono per nasconderci il pugnale. La stella da inseguire per essere certi di ritrovarsi nel posto sbagliato nel momento in cui tutto è stato deciso. Il dottor Stranamore col suo trolley, di ritorno dall’ennesima distrazione nel Paese della Leggerezza, dove si trova sempre il tempo per qualcuno. Le pacche sulle spalle che servono a farti sentire un po’ più solo. Che ti resta da fare? Mettere in tavola un po’ di formaggio fresco, con le noci e il vino rosso, dare un’occhiata all’agenda, fingendo che sia piena di appunti ed impegni, strappare l’ultimo foglietto al calendario, dirti ancora una volta che adesso cambia tutto, che troverai gente giusta che sarà