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E non ce ne siamo neanche accorti

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Io ti racconto lo squallore di una vita vissuta a ore, di gente che non sa più far l'amore. Ti dico la malinconia di vivere in periferia, del tempo grigio che ci porta via. Io ti racconto la mia vita, il mio passato, il mio presente, anche se a te, lo so, non importa niente. Io ti racconto settimane, fatte di angosce più che umane, vita e tormenti di persone strane. E di domeniche feroci passate ad ascoltar le voci, di amici reclutati in pizzeria. Io ti racconto tanta gente che vive e non capisce niente alla ricerca di un po' d'allegria. Io ti racconto il carnevale, la festa che finisce male, le falsità di una città industriale. Io ti racconto il sogno strano di inseguire con la mano un orizzonte sempre più lontano. Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi, alla ricerca di una compagnia. Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione per consumarsi un giorno da leone. Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infini...

Giorni così

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Sai, è solo che oggi me l'hanno fatto tornare in mente. Delle cose dette e non dette, del dover sempre partire e andare via. Di quel tanto o poco che resta. Del vuoto da riempire, che non basta un giorno di marzo. C'è il sole, però. Si poteva organizzare una zingarata. Stai mo bene, se mai c'è modo, da qualche parte.

Storie di San Patrizio - Il Carrowmena e quei palloni perduti nell'oceano

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L’ultima partita, domenica scorsa, l’hanno persa 5-0. Ma non è questo, il problema. Sono le spese per i palloni, a preoccupare. Anche se ne vale la pena, perché un campo così, dicono orgogliosi, non ce l’ha nessuno al mondo. Lo hanno spianato un chilometro più in là del paese. Da Carrowmenagh prendi la strada stretta che finisce sulla spiaggia di Tremone, affacciata a nord sull’Atlantico. Derry è laggiù, a tre quarti d’ora di macchina. Ma qui sembra già un altro mondo. Qui è il Donegal, dove la gente ti incontra e ti saluta con un movimento secco della testa, che sembra una specie di scatto nervoso. Invece è fratellanza, condivisione. Carowmenagh, in celtico Ceathrú Meánach, faceva circa centrotrenta abitanti al censimento di un secolo fa. Poi hanno smesso di contarsi. Si incontrano alle feste di paese, in chiesa, in questo fazzoletto d’erba che chiamano stadio. E a occhio e croce fanno il conto di chi c’è e di chi è partito. Mettere su una squadra, fatta di locali, è un’i...

I nostri libri, il nostro vuoto

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Quanto ci aveva fatto divertire, quel giorno, Darione Marchetti? E quante ne avevamo ancora, da pensare e da scrivere. Quando andasti via, feci molta più fatica a dividere il mondo tra persone normali e sandroni, perché tu c'avevi l'occhio più allenato... Che poi, tanto, chissenefrega, ci saremmo incontrati lo stesso, a pensare libri e poi spararci in macchina a convincere editori che si lasciavano convincere. Sandroni anche noi... E invece no, è andata che adesso restano solo quei libri. Restano almeno quei libri. E' già un anno, accidenti. Ciao, Tatone.

Del perché amo quel vecchio piazzista di Phil Cooper

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Non ha importanza se cerchi di vendere Gesù, o Buddha, o i diritti civili. O come arricchirsi nel settore immobiliare senza rischiare un soldo. Questo non fa di te un essere umano. Semmai fa di te un agente vendite. Se vuoi parlare con qualcuno sinceramente, da essere umano, chiedigli dei suoi figli, scopri quali sono i suoi sogni. Solo per saperlo, per nessun'altra ragione. Perché appena cerchi di prendere le redini di una conversazione, per pilotarla, non è più una conversazione. È un pistolotto. E tu non sei un essere umano, sei un venditore, un piazzista. (Phil Cooper, The Big Kahuna)

Se i poeti fossero meno stupidi

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Se i poeti fossero meno stupidi, se fossero meno pigri, renderebbero tutti felici per potersi occupare in pace delle loro sofferenze letterarie. Costruirebbero case gialle con grandi giardini davanti e alberi pieni di uccelli di zufoletti e grandi gigli di cinciatristi e capinere allegre di pennacchi, sbafatori e piccoli corvi rossi che direbbero la buona ventura Ci sarebbero grandi stagni con luci all’interno e duecento pesci, dai crostacei al topo d’acqua, dalla piccola moneta al “pepamule” dall’aguglia al passero-scranno dalla navicella all’asinello Ci sarebbe aria nuova profumata dell’odore delle foglie, si mangerebbe a sensazione e si lavorerebbe senza fretta, a costruire scale di forme mai viste con legni venati di malva lisci come lei sotto le dita Ma i poeti sono molto stupidi. Per cominciare, scrivono invece di mettersi a lavorare e ciò dà loro dei rimorsi che conservano fino alla morte, felici di aver così sofferto Si compensa...

Signora Aquilone

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C’era una donna, l’unica che ho avuto, aveva i seni piccoli e il cuore muto, nè in cielo nè in terra una casa possedeva, sotto un albero verde dolcemente viveva. Legato ai suoi fianchi con un filo d’argento, un vecchio aquilone la portava nel vento e lei lo seguiva senza fare domande perchè il vento era amico e il cielo era grande. Io le dissi ridendo “ma Signora Aquilone, non le sembra un pò idiota questa sua occupazione?”. Lei mi prese la mano e mi disse “chissà, forse in fondo a quel filo c’è la mia libertà”. E così me ne andai che ero un poco più saggio con tre soldi di dubbio e due di coraggio e incontrai un ubriacone travestito da santo che ogni sera si ubriacava bevendo il proprio pianto.   E mi feci vicino e gli chiesi perdono ma volevo sapere se il suo pianto era buono. Lui mi disse “fratello, è antico come Dio, ma è più dolce del vino perchè l'ho fatto io”. E prima che le stelle diventassero lacrime e prima che le lacrime diventassero ste...

Già detto

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Distanze tra il vero e il vuoto tra frasi e cadute di ritmo. Nulla che possa veramente spaventare i nostri occhi infrangibili. Eppure qualcosa si è spento qualcuno si è venduto - svanendo - gli scatti, i rimbalzi dell’anima. Sia, facciamone pure una questione di anni. Che passano, che addomesticano. (taroz)

Libri

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Libi Nò quei ca vedo chì, missi a paède, issà pe i muri, ma quei fati de strade site e ciàe, de òci, man, frescùe dré ae cane, de fòge ‘nter libio d’ço del’aia Libri Non quelli che vedo qui, / messi a filari, alzati lungo i muri, / ma quelli fatti di strade silenziose e chiare, / di occhi, mani, frescure dietro le canne; / di foglie nel libro d’oro dell’aria. Paolo Bertolani  

Irlanda, graffiti

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Sempre la stessa cosa, ripartire da Dublino. Addosso quella strana malinconia che mi prende quando l’aereo decolla e stacca le ruote dalla terra irlandese. Mai riuscito a spiegare, a spiegarmi. Mai come vorrei o avrei voluto. Succede da quella prima volta, diciotto anni fa, in cui esplorai “l’isola verde” battendola a tappeto, 4800 chilometri in tutto, il che significa anche passare e ripassare, zigzagare, perdersi e ritrovarsi, ascoltare i profumi, incantarsi ai colori. Questa volta sono stati 2700, nemmeno pochi, sfiorando appena l’entroterra e costruendo il viaggio con l’oceano quasi sempre a vista. Perché è del mare che ho bisogno, sempre, e questo ormai mi è chiaro.   Eppure, anche stavolta è stata una scoperta. Di luoghi e memorie, di nomi e storie. Magari appena coperte da un velo sottile di polvere, quello che fa perdere di vista e mai veramente dimenticare. Cose nuove: un passaggio veloce da Ballyshannon, dove la gente del Donegal ha dedicato una sta...

Si sente?

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Per noi, la storia, la storia a noi contemporanea, noi è come se abitassimo tutti in un appartamento al settimo piano che dà su uno snodo ferroviario ma ci abitiamo da tanto di quel tempo che se ci chiedono “Ti dà fastidio, il rumore dei treni?” ci vien da rispondere “Il rumore dei treni? Che rumore? Che treni?” . Questo non vuol dire che i treni non facciano rumore. E non vuol dire che a concentrarsi, a tendere l’orecchio, come si dice, non si senta, quel rumore, il rumore che il treno della storia fa in questo preciso momento che noi siamo qui. Paolo Nori, “Manuale pratico di giornalismo disinformato”

Sessantacinque anni. Oggi

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Pre, oggi, avrebbe sessantacinque anni. Questa è una foto scattata il 19 aprile 1968, al Silke Field di Springfield, Oregon. Steve Prefontaine aveva compiuto da poco diciassette anni. Non c’erano ancora i baffi, ma lo sguardo sicuro che punta dritto l’obiettivo, quello sì. Era un ragazzo della Marshfield High School pronto a prendere il volo. Era un ragazzo di Coos Bay che amava “il lavoro ben fatto”, proprio come la gente di quella costa dell’Oregon dove lo sguardo si perde sull’oceano, e alle spalle hai i boschi che ti avvolgono. Gente così. Pescatori, boscaioli. Tenaci, pratici, vite senza scorciatoie. Lui correva. Ci metteva impegno, creatività, passione. Era avanti, era davanti a tutti. Lui aveva il Dono e non voleva disperderlo. E’ da qui, dai tempi di questa foto, che spiccò il suo volo. Che fu breve, ma così intenso che la scia è ancora lì, si vede anche adesso. Ti chiedi dove sarebbe potuto arrivare. Ma non ha senso. Quella è stata la sua corsa. E si ...

Fuori posto

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Brucia all'inferno questa parte di me che non si trova bene in nessun posto mentre le altre persone trovano cose da fare nel tempo che hanno posti dove andare insieme cose da dirsi. Io sto bruciando all'inferno da qualche parte nel nord del Messico. Qui i fiori non crescono. Non sono come gli altri, gli altri sono come gli altri. Si assomigliano tutti: si riuniscono si ritrovano si accalcano sono allegri e soddisfatti e io sto bruciando all'inferno. Il mio cuore ha mille anni. Non sono come gli altri. Morirei nei loro prati da picnic soffocato dalle loro bandiere indebolito dalle loro canzoni non amato dai loro soldati trafitto dal loro umorismo assassinato dalle loro preoccupazioni. Non sono come gli altri. Io sto bruciando all'inferno. L'inferno di me stesso. (Charles Bukowski)

Smarrimenti

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E queste sono le Torri del Vajolet, come le ha viste Shangailady da sopra il rifugio Re Alberto, qualche mese fa. La montagna come piace a me. Che ti guarda dall’alto, solenne. Che la guardi e vorresti perdertici dentro. Camminare salendo, passo dopo passo, lasciando indietro il mondo di tutti i giorni. Questo, o calli e vicoli di Venezia dove tirava tardi Corto, o le strade strette d’Irlanda che portano all’oceano, che più in là c’è solo acqua, e cielo, e voglia di avventura o di splendido nulla. Mullaghmore, o più giù Ballybunion, Crookhaven. Comune denominatore, un freddo intorno che non gela l’anima e tiene vivi i pensieri. Anche se piove. Smarrirsi, ritrovarsi. O chissà.