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Ciao pà

Ciao papo. Ormai è un anno e una decina di giorni. Mi manchi e volevo dirtelo. E fai sapere a ma che vale anche per lei, anche se è andata via da due. Una cosa che non vi ho detto: più passa il tempo e più amo quel vostro essere (essere stati) persone per bene, al di là e al di fuori di tutti gli schemi. Buoni, anche troppo. Che a volte penso che un po' di cattiveria in più, se me l'aveste insegnata, non mi avrebbe fatto male. A volte, però. Ma più spesso (quasi sempre) mi dico che così è stato meglio. Non so dove sei, non so dove siete. Se mi vedete, restate nei paraggi. Ogni tanto, lo saprai, vado lassù al parco, e guardo il muretto accanto al parcheggio motorini. Di solito eri lì, seduto ad aspettarmi. Per l'appuntamento col nostro pranzo settimanale, poche parole e molta voglia di riscoprirci, da adulti forse mai cresciuti. Non ti trovo mai. Ci sei?

Boris Vian, mezzo secolo dopo

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MI PIACEREBBE Mi piacerebbe diventare un grande poeta e la gente mi metterebbe serti di lauro sulla testa ma ecco non ho abbastanza passione per i libri e penso troppo a vivere e penso troppo alla gente per essere sempre contento di non scrivere che vento IL DISERTORE Signor Presidente, le scrivo una lettera che leggerà, forse, se avrà tempo. Ho appena ricevuto la cartolina militare per andare alla guerra entro mercoledì sera. Signor Presidente, non voglio farlo non sono sulla terra per uccidere povera gente. Non per farvi arrabbiare, ma devo dirlo ho preso la mia decisone: diserterò. Dacchè sono nato ho visto partire i miei fratelli ho visto morire mio padre e piangere i miei figli mia madre ha tanto sofferto che è nella sua tomba e se ne fotte delle bombe come se ne fotte dei vermi. Quand’ero in prigionia hanno rubato la mia anima hanno rubato la mia donna con tutto il mio passato. Domani uscirò sbattendo la porta in faccia agli anni morti: vivrò sulla via. Mendicherò la vita sulle s...

Peter Norman, il terzo uomo

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Nella foto, quella foto storica che ha fatto il giro del mondo e in qualche modo ha cambiato il mondo, è il primo da sinistra. Guarda dritto davanti a sé, come se non si rendesse conto di quello che sta accadendo alle sue spalle. Invece lo sa benissimo. Quell’azione, quella protesta simbolica e di devastante impatto, lui l’ha capita, accettata, condivisa. Il primo a sinistra, l’"altro" sul podio, il terzo uomo di quel momento indimenticabile si chiamava Peter Norman . Australiano, di Melbourne. Velocista di talento. Un campione. Quel giorno del 1968, a Città del Messico, nella finale dei 200 metri era uno dei più forti, ma nessuno pensava fosse più forte di Tommie Smith e John Carlos. Invece, riuscì a infilarsi tra i due. Vinse l’argento olimpico e si preparò a salire sul podio. Ben consapevole di quanto stava per accadere. Di più: partecipe. Smith e Carlos gli avevano spiegato quello che intendevano fare per tenere alta l’attenzione sull’ "Olympic Project for Human Righ...

Un bolognese a Stamford Bridge

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Non sappiamo ancora e non possiamo dire dove arriverà Fabio Borini, nè che traccia lascerà sul mondo del calcio. Ma da alcune certezze possiamo partire. Le radici, prima di tutto. Una famiglia che respira sport da una vita, papà Roberto che frequentava i campi dell’atletica nei primi anni ‘80 e non ha ancora abbandonato quelli di calcetto, mamma Cinzia che ancora oggi è una delle più note maratonete bolognesi. Loro hanno acceso in Fabio e nella sorella Gloria, talento emergente dell’atletica, la luce della passione sportiva, ma hanno saputo gestirla con armonia e senza esaltazione. Con loro Marco De Marchi, che ha visto nel ragazzo le qualità del potenziale campione e da tempo lo rappresenta. Con onestà, chiarezza, competenza. Qualità che il Dema ha sempre mostrato, fin dai tempi in cui in campo scendeva lui. Marco Tarozzi Da Sala Bolognese allo Stamford Bridge. Viaggio lungo, se lo affronti a sedici anni, con la prospettiva di fare della passione un mestiere. È una storia di coraggio...

Brutta gente

Mettere tante divise servire tanti padroni scappare quasi sempre in posti sbagliati recitare troppe preghiere e vedere che intorno c'è sempre c'è sempre troppa una strana allegria superbia piena di malinconia degli uomini ubriachi in miniera. E poi mercanti vestiti di lino che non potranno mai capire che non sapranno ascoltare il canto delle osterie. È brutta gente che cammina e va sporcando la terra. È brutta gente che cammina e va sporcando la terra. E dappertutto vedere gente che guarda stupita come mosche intontite che non vedon neanche la torta e conoscon solo la fretta ma neanche un giorno di festa E se c'è il vino bevon il vino e se non c'è il vino, pazienza. È brutta gente che cammina e va sporcando la terra. È brutta gente che cammina e va sporcando la terra. E un giorno, un giorno come un altro credono di addormentarsi senza capire che c'è sopra c'è sopra un metro di terra (Enzo Jannacci-Beppe Viola)

Il talento di Lansdale

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Il mio amico Francesco Caremani ha incontrato una di quelle persone che vorrei incontrare da tempo. Il texano Joe Lansdale , il papà corrosivo di Hap e Leonard, i detective più improvvisati, geniali, sfigati, avventurosi e inverosimili che mi sia mai capitato di incontrare nelle pagine di un romanzo. L'autore di "Mucho Mojo", "Il mambo degli Orsi", "Rumble Tumble", soprattutto (per me) di "La sottile linea scura" (qui Hap e Leo non c'entrano, ma lo leggo e rileggo, lo assaggio ormai anche a piccole sorsate). Joe il texano, tra gli americani che amo accanto a John Fante, a Thom Jones, a Cormac McCarthy (non solo "Non è un paese per vecchi", ma anche "Cavali selvaggi", "Città della Pianura"), a Richard Brautigan e ai vecchi maestri che non dimentico. Bel colpo Francesco. E grazie per avermi dato il permesso di riportare l'intervista (da "Non è un paese per giovani" , http://francescocaremani.blog...

Miro Ferrari, il "Fitzcarraldo" del Cerro Torre

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Si chiamava Casimiro Ferrari . E’ stato il re del Cerro Torre, oscurato dalla ritrosia, dalla modestia innata e dalla figura imponente di Cesare Maestri , coi suoi ricordi di quella salita del 1959 in cui morì il grande Toni Egger , una conquista che ancora alimenta dubbi. Perché il Torre non si lascia conquistare facilmente oggi, e mezzo secolo fa, con le attrezzature di allora, era praticamente impossibile. Anche per un talento come Egger, anche per il numero uno delle Dolomiti, Maestri. Così lascia intendere Reinhold Messner , nel libro "Grido di Pietra" , pur partendo da una giovanile infatuazione per Maestri che tuttora, pur confutando la sua verità "assoluta", resta profondo rispetto. Messner rivaluta Ferrari, che nel ’74 fu, assicura, il primo vero conquistatore del Cerro Torre, con la spedizione dei Ragni di Lecco. Di Cesarino avevo sentito parlare, ne avevo letto. Ma scavando nella sua storia unica, spigolosa, affascinante di uomo innamorato della Patagoni...

Maggio (Primo di)

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Il lavoro? Ancora non lo so. Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente. E allora? Ti ho detto, non so niente. E allora? Allora non lo so, non lo so, non lo so, non lo so, non lo so, non lo so. Ti ho portato qualche cosa che ti piacerà, ecco il giornale e un pacchetto di sigarette e dietro a me c'è una sorpresa, un ospite, un nuovo inquilino: c'è la mia ombra che chiede asilo perchè purtroppo anche stavolta devo dirti che è andata male. Ma non è successo niente, non è successo niente, fai finta di niente, non è successo niente, accendi una sigaretta, chiudi la finestra e spogliati... Io ti porto a nuotare, ti faccio vedere la schiuma bianca del mare, niente suoni, io e te soli io e te soli, io e te soli. Ricordi quel mattino? Quando sono venuto a prenderti per andare a sposarci e quando siamo entrati in quell'ufficio... tu mi hai detto "ma dove mi hai portato?", Ho detto "eh... ti ho portato qui per sposarti" e tu ridevi, poi a poco a poco sei diventata s...

Terra promessa, terre promesse

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Corriamo, accorriamo, soccorriamo. E poi dimentichiamo in fretta. Forse è normale, è la vita: rimuovere, a volte anche per esorcizzare. Lasciando chi ha perso tutto in balia di sé stesso, del destino. E delle promesse non mantenute. Succederà anche questa volta, anche con l'Abruzzo? Magari no, ma di sicuro lì è già successo. Dopo il 13 gennaio 1915, quando la terra tremò come mai prima, ne dopo, in Italia: XI grado della scala Mercalli, 29mila vittime su una popolazione, nelle zone colpite, di circa 120mila. Avezzano letteralmente rasa al suolo, con 10.700 scomparsi. Paesi come Sora, Castelliri, Isola Liri, danneggiati irreparabilmente. Il sospetto, anche allora, che l'uomo avesse avuto una bella parte di colpa, svuotando il lago Fucino per sviluppare l'economia locale. L'inadeguatezza dei soccorsi, in un'Italia che già annusava un clima di guerra (ci sarebbe entrata ufficialmente quattro mesi più tardi). Don Orione che si occupava degli orfani. E le promesse. Tante...

Easter

A n'e so Invìci mè l'è un po' ch'a pràigh, ad nòta, quant a m svégg, ch'a so lè, ch'a n'arcàp sònn, l'è la vciaia? a n'é so, l'è la paéura? A pràigh, e u m pèr 'd sintéi, a n'é so, cmè ch'a n fóss da par mè, a n'é so, cmè che, l'è robi ch'l'è fadéiga, a déggh acsè, mo a n'é so gnénch s'a i cràid o s'a n'i cràid. Raffaello Baldini Non lo so Invece io è un po' che prego, di notte / quando mi sveglio, che sono lì, che non riprendo sonno / è la vecchiaia? non lo so, è la paura? / prego, e mi pare di sentire dentro, non lo so, / come se non fossi solo, non so, come se, / sono cose che è difficile, dico così, / ma non so nemmeno se ci credo o non ci credo

Dopo

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SCIACALLI E CANI Massimo Gramellini, "La Stampa", 9 aprile Una Mitsubishi bianca si aggirava ieri per le strade di Sora, lindo comune ciociaro che plebiscitò Andreotti per mezzo secolo, invitando col megafono la popolazione a lasciare le case in previsione di una scossa imminente. Fra i tanti episodi di sciacallaggio che ogni tragedia trascina con sé, questo mi ha colpito per la sua gratuità. In fondo, il tizio che su Facebook ha suggerito di versare gli aiuti sul proprio conto corrente, spacciandolo per quello della Protezione Civile, era animato da una deprecabile ma diffusa volontà di speculare sui sentimenti del prossimo. Anche gli zingari che si sono mescolati agli sfollati negli alberghi del litorale agivano sulla spinta di un interesse pratico. E il Telegiornale che ha sciorinato i dati di ascolto - come se aumentare o strappare alla concorrenza gli spettatori sulla scia di una tragedia fosse un merito professionale da sbandierare - sacrificava il buon gusto sull’altar...

Le parole di Alberto Masala

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E finalmente Alberto Masala , poeta di canto e di parole sparse nel vento, ha affidato alla carta trent'anni di lavoro, di passione, di sofferta e gioiosa ricerca, di sentimenti dimenticati (dai più) e dissepolti, resuscitati, ravvivati, riaccesi. E se la poesia, la vita, l'urlo potente di Alberto è affidato soprattutto alla voce, alla tradizione orale così cara ai suoi luoghi, alla sua terra, è bello vedere fissate sulle pagine del suo “Alfabeto di strade” tutto quello che in questi anni ci ha cantato, ammonendoci con le sue pacate eppure solide, profonde verità. La poesia non ha cambiato il mondo, purtroppo. Ma è un angolo da cui il mondo si può guardare con lucida saggezza, separandone le infinite brutture dalle rare bellezze. Con la consapevolezza che sempre convivranno, e con la certezza di non essere mai, comunque, soli. La poesia non ha cambiato il mondo. Ma lo sa raccontare con autorevolezza, con dignità, con coerenza. Nelle parole cantate di Alberto Masala, poeta nel p...

Da leggere a mio figlio, un giorno

Lettera ai bambini E' difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo. liberare gli schiavi che si credono liberi. (Gianni Rodari) Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: "diventare miliardario!". Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere. Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza. A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi v...

Sulla corda con Kurt

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A due passi da Calderino abita una leggenda vivente. Si chiama Kurt Diemberger , è nato in Carinzia ma da più di vent’anni ha deciso di metter radici su queste colline che sono un semplice accenno di alta quota, niente a confronto delle cime che lui ha conosciuto e conquistato. Diemberger è uno dei grandi dell’alpinismo, ha alle spalle due "prime" assolute oltre quota 8000 (Broad Peak e Dhaulagiri), ha vissuto l'alta quota fianco a fianco con Hermann Buhl , il conquistatore solitario del Nanga Parbat che viveva l’alpinismo in anticipo sui tempi e sui contemporanei. Ha anche un’altra grande capacità, il mitico Kurt: queste sue storie uniche e irripetibili sa raccontrale come pochi, coinvolgendo chi le legge e facendolo sentire, quasi, parte dell’impresa. "Danzare sulla corda" è l’ultima opera, in ordine di tempo, che Kurt Diemberger ha dato alle stampe. Chi non ha vissuto storie così intense, vola sulle ali dei ricordi del grande vecchio di Carinzia. L’ho conosc...