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La quarta dimensione

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Quando sei bambino impari che ci sono tre dimensioni: altezza, larghezza e profondità. Come in una scatola da scarpe. Più tardi capisci che c’è una quarta dimensione. Il tempo. (Paterson, Jim Jarmush)

Il mare dentro la stanza

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Che di questo hai bisogno. Uno sguardo da perdere all’orizzonte, fin dove può arrivare, cercando altre terre anche se non le vedi. Perché ogni mondo ha le sue pareti, ma è bello pensarle lontane e infinite. In mezzo, spazio per mille storie da vivere. « …il mare a Trieste è un lato della stanza, ti alzi al mattino e sai dov'è, stai dove stai e sai che c'è. (…) A Trieste si fa il bagno in centro città (…) e, comunque, in qualsiasi punto del lungomare ti trovi, puoi accostare, scendere, spogliarti in strada (…) fare dieci passi e toccare l'acqua". (Mauro Covacich)

Un tempo nuovo

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Ma tu tienila vicino al cuore questa faccia che si ruga Sembra non aver pudore questo tempo che la fruga Adesso sono stanco e non mi va di camminare; bello sul tuo grembo fermarsi a riposare… ----- C’è un tempo nuovo che avanza, raccogli la tua vita che sto venendo a prenderti, fa conto sia una gita, che ce ne andiamo lontano in braccio al futuro, come spauriti profughi che saltano il muro. (Piero Marras)

Riprendersi la vita

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L’essere umano vive in città ma mangia senza fame e beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, rincorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai. È un essere imprigionato in una prigione senza confini. Alcuni esseri umani però, a volte, hanno bisogno di riprendersi le proprie vite, di ritrovare una strada maestra. Non tutti ci provano e pochi ci riescono Walter Bonatti, Ayers Rock, Australia, 1969

I nomi delle strade

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Le strade sono tutte di Mazzini, di Garibaldi, son dei papi, di quelli che scrivono, che dan dei comandi, che fan la guerra. E mai che ti capiti di vedere via di uno che faceva i berretti via di uno che stava sotto un ciliegio via di uno che non ha fatto niente perché andava a spasso sopra una cavalla. E pensare che il mondo è fatto di gente come me che mangia il radicchio alla finestra contenta di stare, d’estate, a piedi nudi. (Nino Pedretti, Al vòusi)

Non lo saprà nessuno

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Che abbiamo vissuto, che abbiamo toccato le strade coi piedi che andavano allegri, non lo saprà nessuno. Che abbiamo visto il mare dai finestrini dei treni, che abbiamo respirato l’aria che si posa sulle sedie dei bar, non lo saprà nessuno. Siamo stati sulla terrazza della vita fintanto che sono arrivati gli altri. (Nino Pedretti)

Lisbona

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“Purtroppo certe cose accadono nel momento sbagliato. Oppure nel momento giusto quando però ad essere sbagliati siamo noi stessi”. “Mi piace. Posso segnarmela?” “Prego. E' gratis”. “Dovresti fartele pagare, queste. Siamo in fase di analfabetismo di ritorno, ci faresti un bel business”. “Andare in giro a scrivere lettere d'amore su richiesta, dici?... O poesie, cose così?” “Ma tutto. Anche commerciali, richieste di pagamento, progetti editoriali... Com'era pure?” “Purtroppo certe cose... certe cose.. ah, non me la ricordo nemmeno…” “Vedi? Dovevi segnartela” “Lo farò. Dalla prossima” “Ecco. E mettiti in affari”. “Grazie, potrebbe essere un'idea. Fammici ragionare”

Domenica sera

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Metti a frutto le cose che ti circondano. Questa pioggerellina fuori della finestra, per esempio. La sigaretta che tengo tra le dita, questi piedi sul divano. Il suono del rock and roll sullo sfondo, la Ferrari rossa che ho in testa. La donna che si sbatte qua e là girando ubriaca per la cucina… Mettici dentro tutto, mettilo a frutto. (Ray Carver)

Sistemare il passato

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Spostando carte e raccoglitori, è saltato fuori all'improvviso. Fa sempre così, il ritaglio a tradimento. E mi ha ricordato un po' di cose. Quella giornata in Sala Borsa, con vecchi eroi diventati amici che rivivevano emozioni incancellabili. Achille, Carletto, Gigi e tutti gli altri, e Frank arrivato a sorpresa dagli States. Quel regalo che mi fece Giuliano Musi, il direttore. Perché volevo evitare che si parlasse troppo di una roba mia, ma avevano riaperto la Sala Borsa il giorno prima... "Macché solo un pezzo, questo oggi è un evento e ci facciamo una pagina. I'en c.. tù, Taròz..." Quel racconto di Vincenzo Barreca, non il pezzo di un giornalista che parla bene di un collega, no, qualcosa di più. Dentro c'era l'aria buona di quegli anni, di quella redazione che ancora andava di corsa. Dentro l'articolo di uno che scriveva come piace a me. Uno che parlava poco, e per questo allo sport ci compensavamo, e mai comunque ci siamo lasciati an...

Non sanno che dentro sono un violino

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E Stunèd Me sin da burdèll “sta zétt, ‘ci stunèd t’a n e l’ urecia” e lòu intènt i cantéva, i cantéva tótt cumè calandri. Adèss ch’ a m sò fat vècc, ch’ u m m’arimpòrta a chènt e a chènt zò par la strèda. “Sa chèntal che pataca ch’ u n sa fè?” E i ne sa che drèinta a sò un viuléin. Lo Stonato Io sin da bambino “sta zitto, sei stonato non hai orecchio” e loro cantavano cantavano tutti come calandre. Adesso che mi son fatto vecchio che non m’importa canto e canto giù per la strada. “Cosa canta quel pataca che non sa fare?” E non sanno che dentro sono un violino. Nino Pedretti

Bilanci

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La gòmma S’u i fòss ‘na gòmma de scanzlè, ‘na gòmma da inciòstar, no da lapis, o se no s’na machina da scréiv, bat xxx, o par fè mèi, xyxy, o par fè mèi ancòura, mnmn, ch’u s fa pòch mn, mo e’ scanzèla, porca mansóla, ch’u n s capéss piò gnént, o adiritéura, mèi di tótt, mo a n l’ò, un computer u i vrébb, ch’e’ basta un tast, e e’ sparéss tótt, senza un scanzlòt, tòtt biènch, cmè ch’u n fòss suzèst gnènt, perchè mè te mi mònd i sbai ch’ò fat. La gomma Se ci fosse una gomma da cancellare, una gomma da inchiostro, no da lapis, o se no con una macchina da scrivere battere xxx, o, per far meglio, xyxy o, per fare ancora meglio mnmn, che si fa poco mn, ma cancella, porca masòla, che non si capisce più niente, o addirittura, meglio di tutto, ma non ce l’ho un computer ci vorrebbe, che basta un tasto, e sparisce tutto, senza un cancellotto, tutto bianco, come non fosse successo niente. Perché io, nella mia vita, gli sbagli che ho fatto (Raffaello Baldini)...

A little bit of peace

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Perché in fondo, tutto quello che vuole la gente è “just a little bit of piece and quiet”. Aspettando che le certezze si frantumino. Come sempre.

Un cortile in Cirenaica

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  Era il 1971. Quarantacinque anni di tanto e niente, abbastanza per sbiadire attimi, volti, storie. La prima volta arrivai a quel cancello così stretto accompagnato da mia madre, poi presi il vento. Non ricordo se il 22 era già diventato 14, ma mi portava dritto dalla Meridiana a via Libia, tanto bastava. Poco dopo la cinta di via Rimesse saliva Fabio, e ci si sentiva subito più forti. Poi giù per la discesa della Veneta, fino a infilarsi in Cirenaica. Era un mondo altro, la Cirenaica, e ancora lo è. Come il muro, l’edificio, il cortile piccolo che sembrava immenso. Come quel cancello troppo stretto. Ci sono entrato quasi mezzo secolo dopo per scoprire che tutto è rimasto uguale. Sono cambiato soltanto io, con le mie nuove incertezze da spendere. Chissà. Forse è stato un richiamo. Via Musolesi, un lunedì di primavera, tramonto. Le vecchie Jacopo della Quercia.        

E non ce ne siamo neanche accorti

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Io ti racconto lo squallore di una vita vissuta a ore, di gente che non sa più far l'amore. Ti dico la malinconia di vivere in periferia, del tempo grigio che ci porta via. Io ti racconto la mia vita, il mio passato, il mio presente, anche se a te, lo so, non importa niente. Io ti racconto settimane, fatte di angosce più che umane, vita e tormenti di persone strane. E di domeniche feroci passate ad ascoltar le voci, di amici reclutati in pizzeria. Io ti racconto tanta gente che vive e non capisce niente alla ricerca di un po' d'allegria. Io ti racconto il carnevale, la festa che finisce male, le falsità di una città industriale. Io ti racconto il sogno strano di inseguire con la mano un orizzonte sempre più lontano. Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi, alla ricerca di una compagnia. Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione per consumarsi un giorno da leone. Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infini...