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Buon viaggio, Poeta...

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DMANDA U n'è ch'a voi fè di paragheun ma quant che mè a so casch in biciclètta a m sò fat mèl tal còsti tal mèni e sòtta i pi. La dmanda ch'a v faz la è quèsta Chi sòia me? Al mi feroidi al s'assarmèia ma quèlli de Signòur? Insòmma comè ch'a pos sfruté ste dòun d'natura? Pòsi fe di mirècal? A pòsi vend dal madunòini in zòir? Domanda Non è che abbia voglia/ di fare paragoni/ ma quando son cascato in bicicletta/ mi sono rovinato le costole/nelle mani e anche sotto i piedi La mia domanda è questa:/ chi sono io?/ Somigliano le mie ferite/ a quelle del Signore? / Insomma, come posso far fruttare/ questo dono di natura?/ Posso fare miracoli?/ Posso vendere in giro madonnine? Tonino Guerra

Vuoti d'aria

Abbiamo avuto giorni frasi sorrisi molto migliori di questi Abbiamo avuto tempo e pazienza e voglia (bisogno) di capirci E pensa, di tutto questo ora ci restano una chiassosa solitudine e questa assurda paura della solitudine che ci fanno alzare la voce ridere senza senso ad ogni frase anche alle più straniere al nostro cuore Che ci spezzano il ritmo, l'entusiasmo. Che ci riportano qui (solita storia) appoggiati al solito davanzale di silenzio

Grazie per la collaborazione...

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Ora sarò (sembrerò) cattivo. Una collega mi dice: okay, stai fermo un turno, ma a chi non capita? Guardati intorno, tu che scrivi di sport: succede anche agli allenatori di calcio, pensa a quello che l’altra sera era in tribuna d’onore a vedere la partita. A piedi a metà stagione, e quanti lo hanno preceduto? Eppure era lì, a rimettersi in vetrina. Segue la serie dei non mollare, eccetera eccetera. Gentile, sincera. Grazie del pensiero, non era scontato. Tutto vero, quello che dice. Ma sono storie diverse. Prendiamo pure l’allenatore di calcio. Quello da Serie A. Uno: se non è un fesso (lo conosco, non lo è) ha già messo qualcosa da parte per una serena vecchiaia. Due: nel suo mestiere le possibilità di tornare in pista sono cento volte tante rispetto al mio. Anche se ha più anni di me, s’intende. Poi (tre) c’è la questione della lettera. Quella della società, quando ti mette da parte. Ma sì: “Ringraziamo il mister per il lavoro svolto….” Ipocrisia, dite? Ipocrisia, certo, della più e...

I novant'anni del Maestro Lodi

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Magari avete voglia di pensare, di credere, di far sapere che l’Italia è anche altro, che ci sono italiani diversi da quelli che ci raccontano attraverso programmi televisivi beceri, messaggi sbagliati, esempi decadenti e corrotti. Magari vorreste cambiare senza affidarvi al santone salvacoscienze di turno, alle certezze urlate, ai manichei del “sei con noi o sei contro?”. Magari immaginate un percorso pulito: correre dritti lungo la vostra strada anche se ad ogni bivio c’è qualcuno che vi indica una scorciatoia. Ecco, se avete voglia di non sentirvi semplicemente dei sognatori, guardate in faccia Mario Lodi . Specchiatevi nei suoi occhi, nelle sue parole ancora così lucide. Ha novant’anni oggi, il Maestro. Ha costruito su macerie nel dopoguerra, ha immaginato un modo nuovo, diverso, democratico, coinvolgente di educare le nuove generazioni. Immaginate i bambini cresciuti da uno come lui, o dai suoi amici del Movimento di Cooperazione Educativa, legati dalla stessa passione e dagli ste...

Lavoro

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L'amore per il lavoro. Il sangue che canta nel farlo. La sottile esaltazione che prova nel lavoro. Un uomo dice, sto lavorando. Oppure, oggi ho lavorato. O sto lavorando per farlo funzionare. Lui che lavora sette giorni a settimana. E viene svegliato la mattina dalla giovane moglie, la testa sulla macchina da scrivere. La pienezza prima del lavoro. La stupita comprensione del dopo. Si allaccia il casco. Sale sulla moto e pensa a casa sua. E al lavoro. Sì, il lavoro. L'attrazione verso ciò che dura. Ray Carver

Prima di voltar pagina...

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Insieme abbiamo scritto pagine e pagine di sport, raccontato storie, riempito sommari e boxini nella buona e nella cattiva (ma sempre troppo, troppo dipendente dai colpi di genio altrui…) sorte. Vincenzo Barreca e Marco Merlini , i grandi ufficiali in campo. Diversi soprattutto in una cosa. Uno non lo senti mai, l’altro lo senti sempre. Come me, del resto. Tratto comune: grandi professionisti, gente che sa di sport, “belle penne” si direbbe. Gente viva, intelligente. E certo, all’inizio fu Vinnie Di Schiavi, che accettò di dividere la fatica con me quando non mollai subito Calcio 2000: finì che ci sentivamo al telefono e ci davamo il cambio, a sera. E in quei tempi per me gli orari erano 9-13 e 14-19 alla Cicogna, 19.30-chiusura in via Lame. Bel delirio, e che bella febbre avevo addosso. I luogotenenti, nel tempo: l’aristocratico Luca Muleo , che arrivò dicendo “mi piacerebbe fare questo mestiere” e non lo salvai, e il proletario urbano inglese Michael John Lazzari , che iniziò raccon...

Ufficio aggiornamento antichi proverbi

Chi muore giace, chi vive si dà pace. E nel caso - distrattamente - clicca un "mi piace"

Scacciamestieri

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“E che sai fare, sentiamo…” “Scrivere” “Cioè?..” “Cioè, scrivere” “Che altro?” “Beh, al momento non saprei. Tutto si impara. Anche a scrivere ho imparato” “Ah sì? E come?” “Leggendo” “Leggendo?” “Sì. Leggendo molto” “Cosa in particolare?” “Niente in particolare. Tutto. Voracemente. Un po' disordinatamente” “E dunque sapresti scrivere…” “Sì” “Che sicurezza…” “Di poche cose sono sicuro. Di questa e basta, forse…” “Beh, mi dispiace” “Cosa?” “Non sappiamo che farcene di uno che scrive” “Un tempo sarebbe tornato utile” “Forse. Oggi ne abbiamo già un paio così. Si leggono veloci, vendono centinaia di migliaia di libri. Ci bastano” “Dunque che faccio, ripasso?” “Sì, un’altra volta magari” “Ci pensi, comunque. So fare anche lettere d’amore. Con kuore e tvb. Tutto il repertorio” “Gli sms li scrivi veloce?” “Abbastanza… Dipende dal modello… Allora che fa, ci pensa?” “Vedremo, magari più avanti. Mi sono segnato il nome, hai visto?” “Sarebbe con la z in fondo, non s…” “Vabbè. Mi ricordo la fac...

Mestieri

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Certo ero un bambino strano. Non solo perché me ne stavo pomeriggi interi a contare le macchine sulla terrazza della casa al mare. Settantacinque a settantatrè per quelle che vanno verso destra. Poi non mi bastava più. E allora torneo, a eliminazione diretta: Fiat batte Opel 10-6, Peugeot batte Simca (eh sì, ne aveva una anche papà) 10-3, e via andare. Ero strano perché non pensavo a fare l’aviatore o l’esploratore o il calciatore, da grande. Volevo vendere la frutta per strada. Mi ero anche disegnato un carretto su misura, con ribaltine a vetri e cassetti rientranti. Coloratissimo. Avevo un obiettivo, si direbbe oggi. E quel carretto era proprio una figata. Questa del giornalismo, accidenti, mi è uscita fuori a vent’anni. Alle spalle già i temi del liceo che piacevano tanto alla professoressa Naldi, che li leggeva in classe ad alta voce imbarazzandomi. E raccolte di poesie scritte sopra l’Underwood del nonno, che è ancora qui funzionante. Che poi, quando seppi che il primo scritto di ...

In un modo o nell'altro...

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E Gene del Mississippi cominciò a cantare una canzone. La cantò con voce melodiosa, tranquilla, con l’accento della sua terra, ed era semplice, solo così: “La mia ragazza ha solo sedici anni – è dolce e piccolina – per quanto tu t’affanni – non puoi trovarne una più carina” , ripetendolo insieme ad altre strofe messe a caso, tutte che dicevano quanto fosse andato lontano e come desiderasse tornare da colei che aveva perduta. Io dissi: “Gene, non ho mai sentito una canzone più bella”. “E’ la più dolce che conosca”, rispose con un sorriso. “Spero che lei arrivi dove sta andando, e che sia felice quando arriverà”. “Io me la cavo sempre e tiro avanti in un modo o nell’altro”. Jack Kerouac, sulla strada

Dolce far nulla

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Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza ed ecco quel che ho visto: la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra, il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo. E sul davanzale, la sigaretta lasciata accesa nel posacenere. Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio, tanto tempo fa. Aveva proprio ragione. Anche oggi, come ogni giorno, ho messo da parte un po' di tempo per fare un bel niente. Raymond Carver

La casa dei libri

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Questa è una bellissima biblioteca, molto fornita, molto americana, e l'ora è perfetta. È mezzanotte. La biblioteca dorme profondamente. Come un bimbo che sogna, la porto dentro l'oscurità di queste pagine. Adesso la biblioteca è "chiusa", ma io non devo tornare a casa, perché è questa la mia casa, da anni. Del resto, devo stare sempre qui. Rientra nelle mie mansioni. Non vorrei darmi il tono d'un piccolo burocrate, però mi spaventa solo l'idea che possa venire qualcuno e non trovarmi. Da ore siedo a questa scrivania, a fissare gli scaffali in penombra, zeppi di libri. Amo la loro presenza, il modo in cui fanno onore al legno su cui posano. Sta per piovere, lo so. Le nubi hanno giocato col sereno del cielo tutto il giorno, alla fine si sono insediate, con i loro plumbei tabarri, ma finora niente pioggia. Ho "chiuso" la biblioteca alle nove. Ma se arriva qualcuno con un libro, basta che tiri il cordone della campanella, per distogliermi da qualsiasi a...

Il tempo prima d'esser nati

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“Ah, e i venti sono freddi e soffiano una polvere che così desolata neanche all’inferno saranno mai capaci d’inventare, qui nel nord della Terra, dove le pur calde speranze umane non riescono ad eliminare lo spiffero, il piccolo spiffero che lavora tutta la notte gonfiando le tende sopra il calore dei radiatori e ti si insinua sotto la coperta, e vorrebbe portarti fuori dove gli uomini dell’alba rugginosa con le mani gonfie come prosciutti screpolate dal gelo segano e martellano sul legno e lavorano e fumano di vapore insieme ai cavalli e maledicono Satana nell’aria che ha esposto tutte le Russie, le Siberie, le Americhe nude alle raffiche dell’infinito. Gerard e io ci raggomitoliamo nel letto caldo e pieno d’allegria del mattino, timorosi di uscirne – E’ come ricordare il tempo prima d’esser nati quando il destino era a portata di mano e il Karma di costrinse a uscire per iniziare la vicenda.” Jack Kerouac, Visioni di Gerard

Mani in mano. Mani invano

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Ero dotato, sono dotato. A volte mi guardo le mani e mi rendo conto che sarei potuto diventare un grande pianista o qualcosa del genere. Ma che cos'hanno fatto, le mie mani? Mi hanno grattato le palle, hanno scritto assegni, hanno allacciato scarpe, hanno tirato la catena del water ecc. Ho sprecato le mani. E la testa. Charles Bukowski