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I novant'anni del Maestro Lodi

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Magari avete voglia di pensare, di credere, di far sapere che l’Italia è anche altro, che ci sono italiani diversi da quelli che ci raccontano attraverso programmi televisivi beceri, messaggi sbagliati, esempi decadenti e corrotti. Magari vorreste cambiare senza affidarvi al santone salvacoscienze di turno, alle certezze urlate, ai manichei del “sei con noi o sei contro?”. Magari immaginate un percorso pulito: correre dritti lungo la vostra strada anche se ad ogni bivio c’è qualcuno che vi indica una scorciatoia. Ecco, se avete voglia di non sentirvi semplicemente dei sognatori, guardate in faccia Mario Lodi . Specchiatevi nei suoi occhi, nelle sue parole ancora così lucide. Ha novant’anni oggi, il Maestro. Ha costruito su macerie nel dopoguerra, ha immaginato un modo nuovo, diverso, democratico, coinvolgente di educare le nuove generazioni. Immaginate i bambini cresciuti da uno come lui, o dai suoi amici del Movimento di Cooperazione Educativa, legati dalla stessa passione e dagli ste...

Lavoro

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L'amore per il lavoro. Il sangue che canta nel farlo. La sottile esaltazione che prova nel lavoro. Un uomo dice, sto lavorando. Oppure, oggi ho lavorato. O sto lavorando per farlo funzionare. Lui che lavora sette giorni a settimana. E viene svegliato la mattina dalla giovane moglie, la testa sulla macchina da scrivere. La pienezza prima del lavoro. La stupita comprensione del dopo. Si allaccia il casco. Sale sulla moto e pensa a casa sua. E al lavoro. Sì, il lavoro. L'attrazione verso ciò che dura. Ray Carver

Prima di voltar pagina...

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Insieme abbiamo scritto pagine e pagine di sport, raccontato storie, riempito sommari e boxini nella buona e nella cattiva (ma sempre troppo, troppo dipendente dai colpi di genio altrui…) sorte. Vincenzo Barreca e Marco Merlini , i grandi ufficiali in campo. Diversi soprattutto in una cosa. Uno non lo senti mai, l’altro lo senti sempre. Come me, del resto. Tratto comune: grandi professionisti, gente che sa di sport, “belle penne” si direbbe. Gente viva, intelligente. E certo, all’inizio fu Vinnie Di Schiavi, che accettò di dividere la fatica con me quando non mollai subito Calcio 2000: finì che ci sentivamo al telefono e ci davamo il cambio, a sera. E in quei tempi per me gli orari erano 9-13 e 14-19 alla Cicogna, 19.30-chiusura in via Lame. Bel delirio, e che bella febbre avevo addosso. I luogotenenti, nel tempo: l’aristocratico Luca Muleo , che arrivò dicendo “mi piacerebbe fare questo mestiere” e non lo salvai, e il proletario urbano inglese Michael John Lazzari , che iniziò raccon...

Ufficio aggiornamento antichi proverbi

Chi muore giace, chi vive si dà pace. E nel caso - distrattamente - clicca un "mi piace"

Scacciamestieri

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“E che sai fare, sentiamo…” “Scrivere” “Cioè?..” “Cioè, scrivere” “Che altro?” “Beh, al momento non saprei. Tutto si impara. Anche a scrivere ho imparato” “Ah sì? E come?” “Leggendo” “Leggendo?” “Sì. Leggendo molto” “Cosa in particolare?” “Niente in particolare. Tutto. Voracemente. Un po' disordinatamente” “E dunque sapresti scrivere…” “Sì” “Che sicurezza…” “Di poche cose sono sicuro. Di questa e basta, forse…” “Beh, mi dispiace” “Cosa?” “Non sappiamo che farcene di uno che scrive” “Un tempo sarebbe tornato utile” “Forse. Oggi ne abbiamo già un paio così. Si leggono veloci, vendono centinaia di migliaia di libri. Ci bastano” “Dunque che faccio, ripasso?” “Sì, un’altra volta magari” “Ci pensi, comunque. So fare anche lettere d’amore. Con kuore e tvb. Tutto il repertorio” “Gli sms li scrivi veloce?” “Abbastanza… Dipende dal modello… Allora che fa, ci pensa?” “Vedremo, magari più avanti. Mi sono segnato il nome, hai visto?” “Sarebbe con la z in fondo, non s…” “Vabbè. Mi ricordo la fac...

Mestieri

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Certo ero un bambino strano. Non solo perché me ne stavo pomeriggi interi a contare le macchine sulla terrazza della casa al mare. Settantacinque a settantatrè per quelle che vanno verso destra. Poi non mi bastava più. E allora torneo, a eliminazione diretta: Fiat batte Opel 10-6, Peugeot batte Simca (eh sì, ne aveva una anche papà) 10-3, e via andare. Ero strano perché non pensavo a fare l’aviatore o l’esploratore o il calciatore, da grande. Volevo vendere la frutta per strada. Mi ero anche disegnato un carretto su misura, con ribaltine a vetri e cassetti rientranti. Coloratissimo. Avevo un obiettivo, si direbbe oggi. E quel carretto era proprio una figata. Questa del giornalismo, accidenti, mi è uscita fuori a vent’anni. Alle spalle già i temi del liceo che piacevano tanto alla professoressa Naldi, che li leggeva in classe ad alta voce imbarazzandomi. E raccolte di poesie scritte sopra l’Underwood del nonno, che è ancora qui funzionante. Che poi, quando seppi che il primo scritto di ...

In un modo o nell'altro...

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E Gene del Mississippi cominciò a cantare una canzone. La cantò con voce melodiosa, tranquilla, con l’accento della sua terra, ed era semplice, solo così: “La mia ragazza ha solo sedici anni – è dolce e piccolina – per quanto tu t’affanni – non puoi trovarne una più carina” , ripetendolo insieme ad altre strofe messe a caso, tutte che dicevano quanto fosse andato lontano e come desiderasse tornare da colei che aveva perduta. Io dissi: “Gene, non ho mai sentito una canzone più bella”. “E’ la più dolce che conosca”, rispose con un sorriso. “Spero che lei arrivi dove sta andando, e che sia felice quando arriverà”. “Io me la cavo sempre e tiro avanti in un modo o nell’altro”. Jack Kerouac, sulla strada

Dolce far nulla

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Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza ed ecco quel che ho visto: la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra, il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo. E sul davanzale, la sigaretta lasciata accesa nel posacenere. Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio, tanto tempo fa. Aveva proprio ragione. Anche oggi, come ogni giorno, ho messo da parte un po' di tempo per fare un bel niente. Raymond Carver

La casa dei libri

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Questa è una bellissima biblioteca, molto fornita, molto americana, e l'ora è perfetta. È mezzanotte. La biblioteca dorme profondamente. Come un bimbo che sogna, la porto dentro l'oscurità di queste pagine. Adesso la biblioteca è "chiusa", ma io non devo tornare a casa, perché è questa la mia casa, da anni. Del resto, devo stare sempre qui. Rientra nelle mie mansioni. Non vorrei darmi il tono d'un piccolo burocrate, però mi spaventa solo l'idea che possa venire qualcuno e non trovarmi. Da ore siedo a questa scrivania, a fissare gli scaffali in penombra, zeppi di libri. Amo la loro presenza, il modo in cui fanno onore al legno su cui posano. Sta per piovere, lo so. Le nubi hanno giocato col sereno del cielo tutto il giorno, alla fine si sono insediate, con i loro plumbei tabarri, ma finora niente pioggia. Ho "chiuso" la biblioteca alle nove. Ma se arriva qualcuno con un libro, basta che tiri il cordone della campanella, per distogliermi da qualsiasi a...

Il tempo prima d'esser nati

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“Ah, e i venti sono freddi e soffiano una polvere che così desolata neanche all’inferno saranno mai capaci d’inventare, qui nel nord della Terra, dove le pur calde speranze umane non riescono ad eliminare lo spiffero, il piccolo spiffero che lavora tutta la notte gonfiando le tende sopra il calore dei radiatori e ti si insinua sotto la coperta, e vorrebbe portarti fuori dove gli uomini dell’alba rugginosa con le mani gonfie come prosciutti screpolate dal gelo segano e martellano sul legno e lavorano e fumano di vapore insieme ai cavalli e maledicono Satana nell’aria che ha esposto tutte le Russie, le Siberie, le Americhe nude alle raffiche dell’infinito. Gerard e io ci raggomitoliamo nel letto caldo e pieno d’allegria del mattino, timorosi di uscirne – E’ come ricordare il tempo prima d’esser nati quando il destino era a portata di mano e il Karma di costrinse a uscire per iniziare la vicenda.” Jack Kerouac, Visioni di Gerard

Mani in mano. Mani invano

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Ero dotato, sono dotato. A volte mi guardo le mani e mi rendo conto che sarei potuto diventare un grande pianista o qualcosa del genere. Ma che cos'hanno fatto, le mie mani? Mi hanno grattato le palle, hanno scritto assegni, hanno allacciato scarpe, hanno tirato la catena del water ecc. Ho sprecato le mani. E la testa. Charles Bukowski

Sentirsi Mario

Di nuovo pronto per qualcosa di mio? Not yet. Ma quasi. Intanto questo. Non è anche tuo, quello che senti tuo? Mario, forse l'unica cosa di buono che hai fatto è non avere voluto figli così non hai fregato il mondo Tra vent'anni chissà in quanti saremo, in quanti rideremo; ma ci pensi sul treno, tutti impazziti a chiederci dove andremo? Mario, ma tu guarda i miliardi che spendono a prendere i sassi nel cielo: questi prendono, vanno, vengono, non fanno niente, è solo un volo; noi quaggiù ci sbraniamo, gridiamo "ti amo", ma chi la sente la povera gente? Gente... eh, ognuno la pensa in maniera diversa, ognuno ha la sua testa; per lo meno un figlio ti fa compagnia, ma poi scappa e vola via. Poi, che c'entra la terra, la luna, son sempre gli stessi ad avere fortuna. Mario, non ti resta che l'amore... Mario, non ti resta che l'amore... Mario, io ti vedo alle sei di mattina girare, te e la tua bicicletta. M...

Teniamo duro, allora...

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HOLD ON They hung a sign up in out town "if you live it up, you won't live it down" So, she left Monte Rio, son Just like a bullet leaves a gun With charcoal eyes and Monroe hips She went and took that California trip Well, the moon was gold, her Hair like wind She said don't look back just Come on Jim Oh you got to Hold on, Hold on You got to hold on Take my hand, I'm standing right here You gotta hold on Well, he gave her a dimestore watch And a ring made from a spoon Everyone is looking for someone to blame But you share my bed, you share my name Well, go ahead and call the cops You don't meet nice girls in coffee shops She said baby, I still love you Sometimes there's nothin left to do Oh you got to Hold on, hold on You got to hold on Take my hand, I'm standing right here, you got to Just hold on. Well, God bless your crooked little heart St. Louis got the best of me I miss your broken-china voice How I wish you were still here with me Well, you bu...

Monique, il sogno possibile

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di Marco Tarozzi Saranno in tanti, a ricordare che le barriere sono fatte per essere infrante. Di più: che sono uno stato mentale, e le loro storie sono messe lì proprio per dare l’esempio. Ci sono le medaglie, è vero, ma c’è soprattutto la forza di convincere il prossimo. Di far capire che lo sport è una porta d’uscita che affaccia sul mondo, soprattutto per chi, dopo un incrocio sbagliato col destino, pensa di aver perso futuro e speranze. Saranno in tanti, questi campioni di sport e vita, dal 3 al 5 giugno a “Happy hand”. Tre giorni di sport e divertimento, recita il logo sul sito ufficiale ( www.happyhand.it , vale la pena farci un giro, per capire il senso dell’evento), in programma a Monte San Pietro. O più precisamente a Ponte Rivabella, in un palasport che porta il nome di un signore dello sport, Jesse Owens. Saranno in tanti, sicuro: da Beatrice Vio, piccola regina della scherma, a Norberto De Angelis, a cui un incidente ha tolto la gioia di essere un fuoriclasse del football ...