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Presepe

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  Mi faccio domande su quel tipo che sta appartato, quasi fuori scena, segando tronchi a cielo aperto, chissà perché con questo freddo: ce l’avrà una bottega, magari potrebbe passare qualche lavoro a Giuseppe, che ha un’età, un figlio appena nato e conosce il mestiere. Ho visto i Magi inseguire uno scherzo di stella, la coda di stagnola accartocciata, che non fa luce e non ne riflette. Difficile tenere il passo e la strada, scommetto che stavolta arriveranno più lunghi del solito. Ho visto droni volare al posto degli angeli, e figurarsi se quelli una volta che è una annunciano la buona novella. Lo sanno anche i pastori che non bisogna farsi trovare in fila, quando volteggiano da quelle parti. Hai voglia a spiegare che lo fai per fame, perché ti serve una medicina o una tanica d’acqua. C’è un tempo da lupi, fa freddo in quella terra di cartapesta, ma quel neonato se la caverà. La stalla è gelata, ma ci pensano come sempre l’asino e il bue. Qui e adess...

Valeria

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Canzoni futili per sentimenti inutili Valeria cerca me, mi legge dentro gli occhi, dice che c’è una luce strana come in fondo a una prigione Valeria corre qui, vuole soltanto perdersi, cammina nella sera e incrocia gli sguardi che le servono Valeria già lo sa che poi dovrà scappare, non c’è capanna o cuore dentro chi non sa amare Valeria dice: sai, io ti farò del male. Bisogna sempre credere a chi non sa il dolore Ora Valeria è qui, su queste stesse strade adesso le percorre come un ladro dentro un’ombra Chissà che cosa avrà ancora da nascondere, chissà se può sentire il male che diffonde Però Valeria corre, parla di leggerezza non le importa sapere chi gliela pagherà Valeria ha un nuovo nido Presto le starà stretto. Diventerà straniero anche il prossimo letto Valeria fa il dottore salva vite se capita, ma solo se è di turno. Sulle altre non fa pratica L’anima è un posto strano, per chi sa coltivarla, Valeria non ha tempo, nemmeno per cer...

Piano di volo

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Alle cinque e mezza mi sono svegliato. Dormo poco ultimamente, dicono che è colpa dell’età. Alle sei ho smesso di giocare col gatto. Alle sei e venti avevo già bevuto due caffè. Alle sette mi sono messo al computer e ho iniziato a lavorare. Dopo un’ora ho spento tutto. C’è un sole a sorpresa, annunciavano pioggia tutto il giorno. Aria gelida - dicono rassodi la pelle – e lo sapete come fa l’autunno in certe giornate, colora ogni angolo della vita che quasi dimentichi di camminare sull’orlo di un cratere, in mezzo a squali ingordi che coltivano il peccato mortale di non pensare ai figli di fottersene del domani di massacrare la vita di lottare per essere dimenticati. Alle nove ero per strada, attento ad ogni particolare, randagio di quartiere senza obbligo di presenza. Ho deciso: oggi va così, non faccio niente, che è un modo come un altro per fare ogni cosa come si deve. (mt)

In morte di un poeta

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  «Porteranno con sé i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici e di camicie americane» E lo scrivevi mezzo secolo fa… più o meno quando ti hanno fatto tacere per sempre. Ed erano in tanti.

Complice

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Allora il direttore mi ha chiamato nel suo ufficio pieno di libri che chissà se avrà mai letto. Forse non hai capito, ha detto, qui non è questione di buoni o cattivi, la religione e le linee di confine sono il nostro meraviglioso alibi. Apri la mente, amico mio: qui ci sono interessi che vanno oltre me e te, oltre il sangue e le bombe intelligenti, oltre i droni e i loro attacchi mirati. Non sai quanti soldi girano, mi ha detto, e sono quelli che fanno campare anche te, la tua famiglia, i tuoi figli. Quindi vedi di scrivere ogni giorno quello che ti chiediamo di scrivere, diffondi ansia, spingi forte sullo spirito di patria e la bandiera, vai in tv e dì le cose giuste, e agitati alza la voce se occorre, che poi torni anche a casa con un gettone che può sempre far comodo. Ecco, cosa avrei dovuto fare? Ho pensato alle mie bocche da sfamare, alla scuola dei figli, alla macchina che tra un po’ andrà cambiata, ho continuato a scrivere di guerra ibrida, sconfinam...

Aggiornamenti

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Sto qui al buio. Scrivo poesie che invocano pace. Intanto fuori imballano armi per qualche nuova frontiera da allargare, si lamentano dei giovani e delle musiche che ascoltano preparano le liste di arruolamento. C’è un insolito fervore in quest’aria avvelenata, voglia di menare le mani, di aggiustare la mira, di liberare il mondo in un modo o nell’altro, ma meglio sempre in modo convincente. “Si vis pace para bellum”: frase ad effetto devo dire, perfetta per un marketing che colpisce sotto la cintura, ma pur sempre frase del cazzo, aggiungerei. Ma se non altro Platone, Vegezio, Cornelio persino Cicerone l’hanno usata per le solite questioni di prestigio personale, senza poi pretendere un Nobel per la Pace. Che poi, è vero, quello non esisteva ancora. Sto qui al buio. Scrivo poesie completamente inutili. (mt)  

Nessuna bandiera

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  Non lasciare l’asciugamano bagnato sul tavolo. Dobbiamo riordinare le cose. Un altro mese e finisce anche questa estate. riporre i costumi da bagno, gli occhiali da sole, le camicie con le maniche corte, le scarpe bianche di tela, i sandali, i colori dei tramonti sul mare sfavillante. Chiuderanno i cinema all’aperto, le sedie ammucchiate sotto la tettoia, gli orari dei traghetti saranno meno frequenti… Ecco, sul soppalco le valigie chiuse aspettano già di sapere quando ripartiremo, dove ci troveremo, fino a quando. E tu sai che dentro a quelle valigie vuote e consumate ci sono ancora sacchetti di plastica, pezzi di spago e nessuna bandiera. Ghiannis Ritsos

Di sfuggita

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  Davvero pensavo che tutte quelle frasi buone per incartare dolcetti - quelle sul volo, hai presente? - avessero migliorato la situazione, in qualche modo. Sbagliavo, accidenti. Sempre quel poco, vedo. Oh, certo, la libertà di infilarsi in nuove gabbie, di riaccendersi in fiammate che diventeranno abitudine - storia conosciuta, no? - e figlie da ritirare all’ora convenuta, incolpevoli tesori di un mestiere fallito, pacchi a cui donare amore traballante.  Un cellulare stipato di messaggi ed emoticons e quel solito passo ciondolante, quello sguardo felicemente disperato, vuoto di emozioni, di te. Soprattutto, davvero pensavo che non avrei visto qualcuno invecchiare così in fretta, così male. Vabbè. Succede.

Sempre noi

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  Un altro anno. Sarebbero novantaquattro, pensa te. E invece manchi da diciassette. Ma tutte le volte che ti cerco, ci sei. Ci sei sempre stato, anche quando non c’eri. E succedeva spesso. E un po’ alla volta, con quel tenero senso di colpa, hai provato a spiegarmi perché tante volte non avevi potuto esserci. E un po’ alla volta ho capito. Che la vita non è una linea retta, che nessun manuale te la insegna. Un cammino accidentato. La tua, la mia. In qualche modo cercavi di scusarti. Non ce n’è mai stato bisogno. Perché ti assomiglio, da sempre. In fondo, cosa c’è di meglio che essere spiriti liberi? Ci siamo detti molte cose, e nei silenzi ce ne siamo detti altre che non avevano bisogno di parole. Sono venuto su così. Bene, male, chissà. Ma fa parte del dono. E alla fine ancora ti cerco. Il dono è quello. Ancora mi rispondi, in qualche modo. Si passa, si va, perché è naturale. Ma in fondo si resta, anche solo in un pensiero. Vuoi ridere? Oggi OldTaroz sono diventat...

Itaca

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…tienila sempre a mente, Itaca. La tua mèta è approdare là. Ma non avere fretta, nel viaggio. Meglio che duri molti anni, e che attracchi all’isola ormai vecchio ricco di ciò che hai guadagnato lungo la via, senza aspettarti da Itaca ricchezze. Itaca ti ha donato il bel viaggio. Non saresti partito senza di lei. Nulla ha più da darti. E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso. Sei diventato abbastanza vecchio ed abbastanza saggio per capire cosa vuol dire Itaca. Costantino Kafavis  

Novantacinque

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  Ma poi dicevi sempre che in realtà non eri così sicura che fosse stato il 29 luglio. Che forse avevano tardato a registrare la nascita, e ti rimaneva il sospsetto di essere venuta al mondo il giorno prima. Però alla fine gli auguri ti arrivavano sempre in questa data. L’abbiamo fatta nostra. Gli auguri, certo. Quanto a feste, poca roba. Non ti piaceva far festa. Soprattutto negli ultimi anni. Quando anche uscire di casa ti metteva a disagio, ti soffocava. Così, passavi il tempo su quella sedia in cucina, la tv ronzante e inascoltata, il divano in sala ancora avvolto nel cellophane da vent’anni, rigorosamente inutilizzabile. Non è stato facile, lo so. Salire quei quattro muri a mani nude, sentire il vento, uscire fuori. Non ci sei riuscita. Allora ci ho provato io. Non per ribellione. Per non sprecare il Dono. Tu l’avevi avuto, il Dono, e l’avevi sprecato per consuetudine e non per scelta. Non dimentico la fatica di essere sola, di essere madre, di stare fuori posto in que...

Commiato

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  (da un figlio venuto su strano) Prima ti hanno tolto l’orologio. Ma ormai non ti importava del tempo. Poi ti hanno spento il cellulare. Non dovevi più chiamare nessuno. Poi hanno abbassato le tapparelle. Dicevano che entrava troppa luce, che era giugno, era troppo caldo, ma chissà forse avevi ancora voglia di immaginare il sole fuori. Era tutto lì, dentro al cassetto. Pensavo che poco alla volta ti avrei rimesso l’orologio ti avrei riacceso il cellulare ti avrei riportato al mare. Non avevo fatto i calcoli con la stanchezza: Che ormai avevi visto tutto e niente avrebbe più avuto lo stesso profumo lo stesso sapore i colori che volevi. Ricordo che ho pensato è così che ci si spegne, cazzo. In silenzio, con le giornate che si allungano e non capisci più che ora è e nessuno ti fa una chiamata e tutto diventa interminabile. E ricordo che ho capito che andarsene è una faccenda semplice e complicata. O forse non l’ho capito in quei momenti ma mi tor...

Qualcosa resta

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Dopo tanti bombardamenti a tappeto rimase intatto soltanto un muro della grande chiesa con l’alta finestra; intatta anche la bella vetrata con colori viola, arancioni, azzurri, rossi e immagini di fiori, uccelli e santi. Perciò confido ancora nella poesia. Ghiannis Ritsos Nella foto: casa natale di Ghiannis Ritsos a Monemvasìa, 2025