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Teniamo duro, allora...

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HOLD ON They hung a sign up in out town "if you live it up, you won't live it down" So, she left Monte Rio, son Just like a bullet leaves a gun With charcoal eyes and Monroe hips She went and took that California trip Well, the moon was gold, her Hair like wind She said don't look back just Come on Jim Oh you got to Hold on, Hold on You got to hold on Take my hand, I'm standing right here You gotta hold on Well, he gave her a dimestore watch And a ring made from a spoon Everyone is looking for someone to blame But you share my bed, you share my name Well, go ahead and call the cops You don't meet nice girls in coffee shops She said baby, I still love you Sometimes there's nothin left to do Oh you got to Hold on, hold on You got to hold on Take my hand, I'm standing right here, you got to Just hold on. Well, God bless your crooked little heart St. Louis got the best of me I miss your broken-china voice How I wish you were still here with me Well, you bu...

Monique, il sogno possibile

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di Marco Tarozzi Saranno in tanti, a ricordare che le barriere sono fatte per essere infrante. Di più: che sono uno stato mentale, e le loro storie sono messe lì proprio per dare l’esempio. Ci sono le medaglie, è vero, ma c’è soprattutto la forza di convincere il prossimo. Di far capire che lo sport è una porta d’uscita che affaccia sul mondo, soprattutto per chi, dopo un incrocio sbagliato col destino, pensa di aver perso futuro e speranze. Saranno in tanti, questi campioni di sport e vita, dal 3 al 5 giugno a “Happy hand”. Tre giorni di sport e divertimento, recita il logo sul sito ufficiale ( www.happyhand.it , vale la pena farci un giro, per capire il senso dell’evento), in programma a Monte San Pietro. O più precisamente a Ponte Rivabella, in un palasport che porta il nome di un signore dello sport, Jesse Owens. Saranno in tanti, sicuro: da Beatrice Vio, piccola regina della scherma, a Norberto De Angelis, a cui un incidente ha tolto la gioia di essere un fuoriclasse del football ...

Canzonenoznac

Il leader della parte scura, dietro una barba quasi nera, diceva cose alla sua gente, a voce bassa come sempre; e ricordava cose antiche, proibite ma pur sempre vive, come il martini con le olive. Dal millenovecentottanta anno di grazia e d'alleanza, felice e immobile la gente viveva solo del presente; ma lui a quei pochi che riuniva come una nenia ripeteva quel suo programma che chiedeva. Fosse permesso ricordare, fosse permesso ricordare, poi ricordò che era vietato nel mondo nuovo anche il passato. Il leader della parte chiara, con quella cicatrice amara sul mento a forma di radice, gridava "Abbasso questa paace". Coi pochi giovani insultava la polizia che costringeva soltanto ad essere felici: ed abbatteva e rifaceva palazzi d'arte e di cultura e delle bibite e del niente sì, ma soltanto con la mente; e all'occorenza le prendeva  davanti ai giudici abiurava, ma appena uscito risognava. Fosse possibile cambiare fosse possibile sperare ma la speranza era un dif...

Cara democrazia

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Con santa pazienza ho dovuto aspettare. Con quanta buona fede sono stato ad ascoltare. Cara, cara democrazia, sono stato al tuo gioco anche quando il gioco si era fatto pesante. Cosi mi sento tradito, o sono stato ingannato, mi sento come partito e non ancora approdato. Sento un vuoto. Sento un vuoto al mio fianco e nessuna certezza messa nero su bianco. Con benedetta arroganza sono stato avvilito. Con quanta leggerezza sono stato alleggerito. Cara, cara democrazia, cara gemma imperfetta, equazione sbagliata non scritta e mai corretta. Devotissimi della chiesa, fedelissimi del pallone, nullapensanti della televisione: siamo i ragazzi del coro, le casalinghe sempre d'accordo, e la classe operaia nemmeno me la ricordo. Democrazie pubblicitarie, democrazie allo stadio, democrazie quotate in borsa, fantademocrazie, libertà autoritarie, libertà ugualitarie, democrazie del lavoro, democrazie del ricordo e della dignità. Ahi che pessime orchestre, che brutta musica che sento. Qui si secca...

Atticus (se ancora esiste...)

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I vicini portano da mangiare quando muore qualcuno, portano dei fiori quando qualcuno è ammalato e altre piccole cose in altre occasioni. Boo era anche lui un nostro vicino e ci ha regalato due pupazzi fatti con il sapone, un orologio rotto con la catena, un coltello. E le nostre vite. Una volta Atticus mi aveva detto "Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista". Ebbane, io quella notte capii quello che voleva dire. Adesso che il buio non ci faceva più paura avremmo potuto oltrepassare la siepe che ci separava dalla casa dei Radley e guardare la città e le cose dalla loro veranda. To Kill a Mockingbird (Il buio oltre la siepe), 1962

Mestieri

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"Allora... che mestiere fai? Oh no, aspetta, fammi indovinare: io ho un sesto senso per indovinare i mestieri... Vendi tappeti?". "Quasi, faccio il giornalista sportivo". (Mighty Aphrodite, Woody Allen, 1995)

La gioventù

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Così, mentre camminava lungo la strada, il suo stolido rimuginare lo condusse fino alla Gioventù, la gloriosa Gioventù che si alzava esultante e invincibile, con muscoli flessuosi e pelle di seta, con cuore e polmoni mai stanchi nè agitati. La Gioventù che irride il limite e lo sforzo. Sì, la Gioventù è la Nemesi. Distrugge i vecchi senza accorgersi che così facendo distrugge sè stessa. Slarga le sue arterie e frantuma le sue nocche. Per poi essere distrutta, a sua volta, dalla Gioventù. Perché la Gioventù è sempre giovane. E' solo l'Età che invecchia. Jack London, "Una bistecca", 1909

Anniversario

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A quel tempo danzavano per le strade come pazzi e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!” SULLA STRADA Jack Kerouac, 12 marzo 1922 - 21 ottobre 1969 Rest in peace, Holy writer

Accetta il consiglio...

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Goditi potere e bellezza della tua gioventù Non ci pensare Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite Ma credimi, tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte... e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava Non preoccuparti del futuro Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio Fa una cosa, ogni giorno che sei spaventato: canta Non esser crudele col cuore degli altri Non tollerare la gente che è crudele col tuo Lavati i denti Non perder tempo con l'invidia A volte sei in testa, a volte resti indietro La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso Ricorda i complimenti che ricevi, scord...

Cinquantenario

Quasi due mesi. Assente. Forse è stata la botta dello scollinamento dei “cinquanta”, roba comunque da metabolizzare. Forse è stata soltanto la necessità di scrivere altro, non sempre al meglio ma sempre al massimo. Ogni dieci righe un sorpasso. Forse questo periodo di dubbi, sulla strada e sul futuro, su un mestiere che non è quasi più un mestiere, sui grandi comunicatori che ti dicono che la gente vuole altro, due frasi veloci e via, chissenefrega se sconnesse, e te lo dicono perché non hanno la forza di provare a cambiare le cose, perché non sanno che la gente la puoi anche riabituare a capire, ad approfondire. Ci puoi provare. Forse solo la voglia di essere altrove, a finire quei famosi racconti, molto meno di quarantanove e molto meno importanti, dove vorrei ci fosse qualcosa di quello che di Jones, Cheever, Lansdale, Fante, Carver, Ti Jean, Luciano, Miller, London, Steinbeck, Faulkner ho capito e rubato. Forse la pigrizia. Nonostante l'insonnia. Riparto. Perché un blog ormai, ...

Cuore di Pablito...

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Numero uno: onde alla cala di sotto... Piccole Numero due: onde grandi Numero tre: vento della scogliera Numero quattro: vento dei cespugli Numero cinque: reti tristi di mio padre Numero sei: campane dell'Addolorata, con prete Numero sette: cielo stellato dell'isola. Bello però, non me n'ero mai accorto che era così bello Numero otto..cuore di Pablito Mario Ruoppolo, postino di Neruda (Il Postino)

Americana

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Nostalgie itineranti (e assortite): la route polverosa a Glenrio, le dune sull'oceano a Coos Bay, l'azzurro nella neve del Crater Lake, City Lights&Ferlinghetti a San Francisco, le vecchie pescherie di Monterey, la strada ferrata a San Luis Obispo, i covered bridge del Vermont, il ranger nevrotico a Yellowstone, la torta di burro d'arachidi di Adrian, Texas, Zabriskie Point chiuso per... neve, Hayward Field "casa" di Pre a Eugene, l'essenza di Drugo a Venice, i surfisti nel tramonto a La Holla, l'anima di Miky "Da Cat" Dora a Malibu, il barber shop di Angel Delgadillo a Seligman, i pensionati in ozio a Bar Harbor, i boscaioli dell'Oregon, la quiete di Cape Cod, la casetta da guardaboschi sopra il Grand Canyon, la casa di Jack a Lowell, il vento a Pismo Beach, il Grand Teton e la frenesia di Gary Hemmings, i vecchi "vinile" a Salem, il matrimonio triste nel parco pubblico di Sacramento, i rapper di Austin, il mercato indiano a Sa...

E se non puoi la vita che desideri

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E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balia del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea. Konstantinos Kafavis

Bonatti, ottant'anni a testa alta

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Walter Bonatti ha ottant’anni. La sua vita è stata un viaggio avventuroso fatto di coerenza, di scelte a schiena dritta, guardando in faccia chi spesso è stato costretto ad abbassare lo sguardo, incontrandolo. Walter Bonatti è un italiano atipico, ed è l’italiano che ognuno dovrebbe essere. Ragazzo ai tempi dolorosi della guerra, ha colorato i suoi sogni sulla sponda del Po, guardando al fiume come fosse l’oceano. E guardando oltre, sempre. Per quindici anni ha scritto pagine leggendarie dell’alpinismo. E nel dramma si è fortificato. Nel 1954, a ventiquattro anni non ancora compiuti, fu scelto per la grande corsa italiana alla vetta del K2 da Ardito Desio. E in quella che è passata alla storia come la più grande impresa alpinistica della nostra storia, visse una delle esperienze più drammatiche. Fu lui, insieme allo sherpa Mahdi, a mettere le fondamenta del “grande trionfo italiano”; insieme rischiarono la vita in un drammatico bivacco oltre quota ottomila. Senza ossigeno, senza ripa...