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Mestieri

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"Allora... che mestiere fai? Oh no, aspetta, fammi indovinare: io ho un sesto senso per indovinare i mestieri... Vendi tappeti?". "Quasi, faccio il giornalista sportivo". (Mighty Aphrodite, Woody Allen, 1995)

La gioventù

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Così, mentre camminava lungo la strada, il suo stolido rimuginare lo condusse fino alla Gioventù, la gloriosa Gioventù che si alzava esultante e invincibile, con muscoli flessuosi e pelle di seta, con cuore e polmoni mai stanchi nè agitati. La Gioventù che irride il limite e lo sforzo. Sì, la Gioventù è la Nemesi. Distrugge i vecchi senza accorgersi che così facendo distrugge sè stessa. Slarga le sue arterie e frantuma le sue nocche. Per poi essere distrutta, a sua volta, dalla Gioventù. Perché la Gioventù è sempre giovane. E' solo l'Età che invecchia. Jack London, "Una bistecca", 1909

Anniversario

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A quel tempo danzavano per le strade come pazzi e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!” SULLA STRADA Jack Kerouac, 12 marzo 1922 - 21 ottobre 1969 Rest in peace, Holy writer

Accetta il consiglio...

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Goditi potere e bellezza della tua gioventù Non ci pensare Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite Ma credimi, tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte... e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava Non preoccuparti del futuro Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio Fa una cosa, ogni giorno che sei spaventato: canta Non esser crudele col cuore degli altri Non tollerare la gente che è crudele col tuo Lavati i denti Non perder tempo con l'invidia A volte sei in testa, a volte resti indietro La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso Ricorda i complimenti che ricevi, scord...

Cinquantenario

Quasi due mesi. Assente. Forse è stata la botta dello scollinamento dei “cinquanta”, roba comunque da metabolizzare. Forse è stata soltanto la necessità di scrivere altro, non sempre al meglio ma sempre al massimo. Ogni dieci righe un sorpasso. Forse questo periodo di dubbi, sulla strada e sul futuro, su un mestiere che non è quasi più un mestiere, sui grandi comunicatori che ti dicono che la gente vuole altro, due frasi veloci e via, chissenefrega se sconnesse, e te lo dicono perché non hanno la forza di provare a cambiare le cose, perché non sanno che la gente la puoi anche riabituare a capire, ad approfondire. Ci puoi provare. Forse solo la voglia di essere altrove, a finire quei famosi racconti, molto meno di quarantanove e molto meno importanti, dove vorrei ci fosse qualcosa di quello che di Jones, Cheever, Lansdale, Fante, Carver, Ti Jean, Luciano, Miller, London, Steinbeck, Faulkner ho capito e rubato. Forse la pigrizia. Nonostante l'insonnia. Riparto. Perché un blog ormai, ...

Cuore di Pablito...

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Numero uno: onde alla cala di sotto... Piccole Numero due: onde grandi Numero tre: vento della scogliera Numero quattro: vento dei cespugli Numero cinque: reti tristi di mio padre Numero sei: campane dell'Addolorata, con prete Numero sette: cielo stellato dell'isola. Bello però, non me n'ero mai accorto che era così bello Numero otto..cuore di Pablito Mario Ruoppolo, postino di Neruda (Il Postino)

Americana

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Nostalgie itineranti (e assortite): la route polverosa a Glenrio, le dune sull'oceano a Coos Bay, l'azzurro nella neve del Crater Lake, City Lights&Ferlinghetti a San Francisco, le vecchie pescherie di Monterey, la strada ferrata a San Luis Obispo, i covered bridge del Vermont, il ranger nevrotico a Yellowstone, la torta di burro d'arachidi di Adrian, Texas, Zabriskie Point chiuso per... neve, Hayward Field "casa" di Pre a Eugene, l'essenza di Drugo a Venice, i surfisti nel tramonto a La Holla, l'anima di Miky "Da Cat" Dora a Malibu, il barber shop di Angel Delgadillo a Seligman, i pensionati in ozio a Bar Harbor, i boscaioli dell'Oregon, la quiete di Cape Cod, la casetta da guardaboschi sopra il Grand Canyon, la casa di Jack a Lowell, il vento a Pismo Beach, il Grand Teton e la frenesia di Gary Hemmings, i vecchi "vinile" a Salem, il matrimonio triste nel parco pubblico di Sacramento, i rapper di Austin, il mercato indiano a Sa...

E se non puoi la vita che desideri

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E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balia del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea. Konstantinos Kafavis

Bonatti, ottant'anni a testa alta

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Walter Bonatti ha ottant’anni. La sua vita è stata un viaggio avventuroso fatto di coerenza, di scelte a schiena dritta, guardando in faccia chi spesso è stato costretto ad abbassare lo sguardo, incontrandolo. Walter Bonatti è un italiano atipico, ed è l’italiano che ognuno dovrebbe essere. Ragazzo ai tempi dolorosi della guerra, ha colorato i suoi sogni sulla sponda del Po, guardando al fiume come fosse l’oceano. E guardando oltre, sempre. Per quindici anni ha scritto pagine leggendarie dell’alpinismo. E nel dramma si è fortificato. Nel 1954, a ventiquattro anni non ancora compiuti, fu scelto per la grande corsa italiana alla vetta del K2 da Ardito Desio. E in quella che è passata alla storia come la più grande impresa alpinistica della nostra storia, visse una delle esperienze più drammatiche. Fu lui, insieme allo sherpa Mahdi, a mettere le fondamenta del “grande trionfo italiano”; insieme rischiarono la vita in un drammatico bivacco oltre quota ottomila. Senza ossigeno, senza ripa...

Fado del dilettante

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C’è odor di caldarroste Le caldarroste dov’è che sono Odor di caldarroste Le caldarroste qui non ci sono Ma son le cose nascoste che si preparano come un tuono Son le cose nascoste Hanno il profumo del tempo buono. Me l’ha ordinato il medico Un fado ad ogni cambio di stagione Me l’ha ordinato il medico Un fado ad ogni cambio di esperienza È un rimedio omeopatico contro la nostalgia È un farmaco simpatico anche se può causare dipendenza. Io sono nato a Genova Funicolari ascensori e creuze Io sono nato a Genova Città viva di troppe attese Non sono di Lisbona, non è Coimbra il mio paese Nemmeno più sugli autobus Mi sento l’animo portoghese. Genova città ripida Buone gambe per camminare Flipper messo in bilico Dove rotola un temporale Città da cantautori Per i ciclisti è micidiale Se pisci sulle alture Mezzo minuto e si inquina il mare. Mio fado da dilettante Un’altra strofa e poi metto punto Ma c’è un’iride claudicante Caduta dentro una macchia d’unto E allora cantami l’amore finché c’è c...

happy birthday

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Mio figlio ha due anni. Ho un elenco di regali pronto per lui. Un paese dove un ministro dice che tiferebbe per chiunque, piuttosto che per il paese che lo ha fatto ministro. La gente intorno che tifa, parte giusta o sbagliata che sia. Tifa, tifa e semplicemente tifa. Una tipa che guarda una foto di Garibaldi e dice “è un pastore”. Beh sì, magari con quel poncho ci assomiglia, magari... La gente che ride, e fa il tifo per la tipa, e Garibaldi chi? Uno che dice che qui non ci sono mai vigili quando serve, e che cazzo solo quando io mi fermo un attimo in doppia fila per prendere un caffè, e che cazzo è un attimo... Un notiziario tv che mette in fila nell'ordine: madre che butta neonato dalla finestra, approfondimento (40 secondi) sui problemi della depressione postparto, figlio che accoppa il padre per una lite, servizio sul titolo mondiale di miss bikini, e a proposito di mare quali sono i posti più trendy per le vostre vacanze? Una marea nera che si allarga. Così lontano che da qui...

Apologia dei (miei, nostri) vent'anni

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La casa squinternata in via Manfredi. I capelli lunghi e il maglione largo di lana, con le trecce fatte a mano e la spilla peruviana. Le poesie di Majakovski e le visioni di Blake, ma anche Atticus Finch e tutto quel buio oltre la siepe, Ferlinghetti e naturalmente Jack. Jack. E quella mattina che davanti a casa vidi uscire Gregory Corso, pensando a un abbaglio, alle troppe letture di generazione battuta e beata. E la casa del Matto all'angolo tra Mascarella e Irnerio, proprio lì dove finì di correre Francesco Lorusso. E la corsa, la mia. Assoluta e totale, anche quattro ore al giorno al Baumann, anche di notte a tutta verso il centro con Davide, cavalli pazzi a respirare libertà. Assoluta e totale, ma chiudendo sempre il cancello appena dopo. Niente ripensamenti. Avanti, e altro da fare, da dire, da ascoltare. Ora che gira così, con queste facce livide e arroganti intorno, con questa rabbia ottusa che vuole spiegarti il mondo, o un futuro già demolito, ora penso al "nostro...

Lo spirito del Barone

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di Marco Tarozzi E' paradossale che tutto questo succeda adesso. Che una festa (non una qualunque: quella del mito assoluto, del campione che ha dato vita allo “spirito dell’Aquila”) sia andata in scena di questi tempi, di musi lunghi e di incertezza sul futuro. Eppure succede, ed è giusto così. In casa Fortitudo, da tempo, si guarda una partita pensando a tutto quello che le gira intorno, e restare concentrati è un’impresa (per questo, Finelli e la sua truppa meritano una standing ovation a prescindere, per come stanno cercando di isolarsi dal "tutto intorno" che incombe). Ma stavolta, dopo la sirena, è arrivato il tempo degli applausi. Per il “Barone”, per il leggendario Gary Schull , la cui canotta numero 13 è diventata “intoccabile”, davanti agli occhi della moglie Debbie e del figlio Garrett Walter, che hanno attraversato apposta l'oceano per esserci. E a quelli di tanti che ne hanno condiviso i giorni magici di un altro basket. Lino Bruni , che tanto si è speso ...

La sera che partì mio padre

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La sera che partì mio padre noi s'era alla finestra a guardare; guardare per vederlo andare neanche tanto lontano, e non muovere neanche una mano La sera che partì mio padre non c'erano canzoni da ascoltare perché la radio continuava a parlare e mio padre andava per non tornare più La sera che partì soldato gli dissero di non sparare che era solo roba di leva militare bastava soltanto dire: "altolà!" La sera che arrivò mia madre che lo vide bianco senza più respirare aveva in mano il telegramma: "medaglia d'oro per l'altolà" La sera che partirò anche io io spero solo che sia Natale perché a Natale stanno tutti a casa a mangiare, bere, ascoltarsi, parlare La sera che me ne andrò via diranno che me ne dovevo andare diranno che non vado poi a star male ma io so già che non si sta così Enzo Jannacci