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Vi racconto i miei campioni

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Quest'anno ho esagerato. Tre uscite. A maggio “Semplicemente Magnifico”, biografia di Walter Magnifico. Era nel cassetto da anni, un tributo a un amico vero che andava solo rispolverato un po'. Poi, l'instant book sulla promozione del Bologna, assemblato in due giorni e uscito in sette. Un record, e per di più direi un bel libro: merito degli scatti dei fotografi bolognesi (Rebeschini, Sgamelotti, Schicchi, Giuliani, Puggioli) e del lavoro dei colleghi che mi hanno messo a disposizione i loro testi. Ora, finalmente, i miei campioni. Lunghe interviste nate sulle pagine del quotidiano per cui lavoro, a cui ho aggiunto quelle raccolte in questi mesi, con un'idea che il mio editore ha subito raccolto e condiviso. Ringraziamenti: a Giorgio "Matitaccia" Serra per lo splendido disegno di copertina, a Civ per la prefazione alla sua maniera, a Renato Rizzoli per le parole d'amicizia, alla passione che guida la comunità di Minerva. Così, diventa il quinto libro. Il...

Cristo, secondo Piero Ciampi

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CRISTO TRA I CHITARRISTI È un uomo che vive di foreste d'aria piena di voli d'aquile, conquista vette e tocca il sole, lui beve neve, parla alle stelle e spazia il tempo. Corre, anela, sta. Devia i ruscelli, veglia e sonno è tutto un sogno è un uomo solo e senza armi. Un pomeriggio su una salita perse la vita. Più niente in quel lungo silenzio turbava la mia anima esperta. Un coro di chitarre infelici cantava per disperdere l'odio. Sopra una collina era il più alto, il più bello, irraggiungibile. Ai suoi piedi c'era il deserto, ormai la folla si era saziata con le preghiere. Là c'è sempre un Uomo in verticale che non tocca mai la terra, talvolta scende da una croce ma dopo poco su una salita sconosciuta perde la vita. Un concerto di chitarre arriva e suona molto amaro. Anche stasera da qualche parte c'è qualche Cristo che sale stanco e senza scampo una salita. Piero Ciampi

Canto per Zatopek

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Un corridore deve correre con i sogni nel cuore, non con i soldi nel portafogli Emil Zatopek Zatopek. Quella corsa senza grazia, di fatica. Perché la corsa è fatica, è struggimento, è il dolore della soglia da superare. E chi dice che si diverte e basta, mente. Zatopek. Lavorava in fabbrica, da ragazzo. Mai stato interessato alla corsa. Lo iscrissero a una gara sociale. Si interessò. A modo suo. Con la cultura del lavoro, che è l'unica che paga nell'atletica. Perché nell'atletica non si incanta: lo dicono i numeri, i tempi, se hai le gambe buone. A meno che, certo, uno non scelga scorciatoie. Lui no. Sceglieva i chilometri. Tanti, tutti i giorni. Zatopek. Uscì alla ribalta internazionale nel 1948, ai Giochi Olimpici di Londra. Primo nei 10.000, secondo nei 5.000 dietro a Gaston Reiff. Quattro anni dopo, a Helsinki, il capolavoro. Oro nei 5.000, oro nei 10.000. E oro, qualche giorno dopo, nella maratona. La sua prima maratona. Aveva deciso di correrla all'ultimo momento...

Angelo, che ci ha insegnato a volare

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Bisognerebbe evitare che la polvere del tempo coprisse la memoria di uomini come Angelo D’Arrigo . Uno della mia generazione, che era riuscito a trasformare in realtà il grande sogno della mia generazione. Volare. Non per sentirsi libero: per esserlo. Proprio così, se devo pensare a un uomo veramente libero, penso ad Angelo. Alle sue avventure, ai suoi record che non erano mai vittorie contro gli altri, ma per gli altri. Sfide personali che diventavano patrimonio di tutti. E penso a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo davvero, al grande vuoto e insieme alla grande ricchezza che ha lasciato. Volatore, sognatore. Atleta, scienziato, viaggiatore, navigatore dei cieli, poeta. Laureato all’Università dello Sport di Parigi, istruttore di volo libero, deltaplano e parapendio, maestro di sci e guida alpina, scelse di vivere delle sue passioni. Una vita in movimento, a cielo aperto, a contatto con la natura. Intorno ai trent’anni era già stato campione del mondo di volo libero, ma i trionf...

Se un poeta chiama

Ancora Paolo Bertolani , poeta. Mai come ora lo sento vicino all'anima. Comincio a cadere dentro gli anni che sono tanti e pieni di falle di troppi fatti sulle spalle. Cominciano ad arrivare delle paure, delle cose sbieche, mi tremano negli occhi, non ci dormo. Ma almeno voi, amici, me la darete una mano A scendere le scale A attraversare? (Paolo Bertolani)

Gli ottant'anni del "prete-alpinista"

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Don Arturo Bergamaschi è un personaggio unico. Occhi di un azzurro intenso, da ragazzino curioso della vita. E lo è, un ragazzino, perché le ottanta primavere che si carica ogni giorno sulle spalle sembrano leggerissime, portate da lui. Attraversa Bologna in bicicletta pianificando il prossimo viaggio, la prossima avventura che lo porterà una volta di più verso Oriente, verso mondi e popoli che restano lontani, anche in tempi di comunità cosiddetta globale, verso le sue montagne. L'8 novembre don Arturo ha festeggiato il traguardo degli "ottanta" tra gli amici con una storia in più da raccontare. Il viaggio dello scorso ottobre, 32 giorni tra Cina, Tibet e Nepal. Il mio regalo di compleanno è stato questo articolo sul "Domani". Poca cosa, buona appena per ringraziarlo dell'esempio che dà a chi gli sta intorno. OTTANT'ANNI AD ALTA QUOTA di Marco Tarozzi Guarda sempre verso l’alto, verso le sue montagne infinite, don Arturo Bergamaschi . Anche adesso che ...

Forse possiamo davvero

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Buonasera Chicago! Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta che hanno dato le file davanti le scuole e le chiese, mai così lunghe nella storia di questo paese, fatte da gente che ha atteso tre ore, quattro ore, molti per la prima volta nella loro vita, perché credevano che questa volta poteva essere diverso, e che la loro voce poteva essere quella differenza. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. E’ la risposta che ha guidato...

Candidato Sindaco, sono un "Over 40"

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A Bologna ci saranno le primarie del Pd per decidere chi dovrà correre alla carica di Sindaco della città. Democratico, appunto. Proprio ieri, uno dei quattro candidati ha fatto sapere che se toccherà a lui, per prima cosa farà piazza pulita dei vecchi assessori. Legittimo. E ha aggiunto che la sua giunta sarà composta da “Under 40”. Giovanilistico. Un po' di conti. Allora: rischio il posto di lavoro per scelte altrui, non sto ora a discutere sul perché e per chi. Certo, non a causa mia, questo me lo concedo. Ho quarantotto (48) anni, una certa esperienza del lavoro che faccio, la curiosità che occorre per guardare ancora avanti e non fare bilanci. Ma evidentemente sono nato nel momento sbagliato. Faccio parte della generazione sbagliata. Non abbastanza vecchio per essere riconosciuto “senatore” della società, non abbastanza giovane per fare l'assessore, e chissà cos'altro, nella vita. Mi turbano queste “barriere” ideologiche. Ho nostalgia di una società che riconosceva nei...

Irish aspetta sempre la sua bici

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SIGNORE, GUARDAMI, IO SONO IRISH (Riccardo Mannerini) Signore, sono qui, io sono Irish quello che non ha la bicicletta. Tu lo sai che lavoro dai Lancaster e che, a sera, le mie reni non cantano. Mi hai date tante cose belle e il mio cuore le ha viste volentieri: i boschi, le rose, la fratta, i piccoli stagni dei cieli e la notte le labbra di Ester i suoi seni quei suoi impossibili occhi il sonno, il risveglio, il rumore del fiume, l’odore dei legni duri O mio Signore, purtroppo c’è qualcosa che non va! Io che lavoro dai Lancaster dormo e mangio a trenta miglia dalla chiesa di padre Enrico Come posso, o Signore, santificare il tuo giorno? I camion sono fermi, le auto non passano ed io nel tuo giorno sono stanco, Signore. Trenta miglia più trenta sono troppe a piedi ed Irish, tu ricordi Signore, non ha la bicicletta. I passeri, gli scoiattoli, le lepri gioiscono nel tuo giorno, io no Non so più se io sono tuo figlio: in quel giorno non vengo alla tua casa, io non ti onoro; come posso fa...

Ho bisogno delle mie scarpe volanti...

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Days full of rain Skys comin' down again I get so tired Of these same old blues Same old song Baby, it won't be long 'fore I be tyin' on My flyin' shoes Flyin' shoes Till I be tyin' on My flyin' shoes Spring only sighed Summer had to be satisfied Fall is a feelin' that I just can't lose. I'd like to stay Maybe watch a winter day Turn the green water To white and blue Flyin' shoes Flyin' shoes Till I be tyin' on My flyin' shoes The mountain moon Forever sets too soon Bein' alone is all the hills can do Alone and then Her silver sails again And they will follow In their flyin' shoes Flyin' shoes They will follow in their Flyin' shoes Days full of rain Skys comin' down again I get so tired Of the same old blues Same old song Baby, it won't be long Till I be tyin' on My flyin' shoes Flyin' shoes Till I be tyin' on My flyin' shoes (Townes Van Zandt)

Kammerlander, il mito tranquillo

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Ultimamente, mi è capitato per mestiere (le poche cose belle rimaste del mestiere) di avere a che fare con uomini un po' fuori del comune. Parliamo di sport, naturale, ma lungo il cammino si finisce sempre con lo spostare l'angolo visuale. Meglio: allargare. E' successo con Hans Kammerlander , incontrato per un guizzo (ancora, raramente, mi succede) a Campo Tures. In vacanza, mi è sembrato potesse uscirne un buon pezzo sul suo rapporto con la corsa, da proporre a Runner's World. Contatto, appuntamento, intervista. Andata. Ma è rimasto qualcosa dentro, come succede quando ti trovi di fronte un tipo tranquillo che con semplicità ti racconta la sua filosofia di vita. Uno che ha scalato tredici dei quattordici Ottomila della terra, rinunciando all'ultimo per una questione etica. La corsa è il pretesto. Ma si parla anche di paura, di fatica della conquista, di senso della perdita. Di cime himalaiane, alzando gli occhi sulle cime incantate che avvolgono la Val di Tures e ...

Ricordando Malinowski

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Avanti così, allora, se il mio amico Abu Seba mi colpisce dritto al cuore commentando la foto del Pre italiano, con Fava e Dixon, e dandomi l'assist con la citazione di Malinowski. Altra storia finita drammaticamente, purtroppo, e con un epilogo simile a quello di Steve Prefontaine. Bronislaw Malinowski era uno di quelli che amavo, prima di tutto perché quando correvo avevo un fisico molto simile al suo. Cioè, costituzione notevole e gambe che erano il doppo di quelle di un keniano. No, non come adesso: ero magro (67 chili, accidenti...), ma di muscolatura robusta. E per questo mi appassionavo di mezzofondisti così, come Malinowski e De Castella. Che davano un'impressione di potenza. Polacco di Nowe, classe 1951 proprio come Pre, specialista dei 3000 siepi. A Monaco '72 stupì il mondo con un quarto posto in quella gara: altra straordinaria coincidenza, anche Prefontaine fu quarto nei 5000 metri. Quattro anni più tardi, a Montreal (Pre non c'era più, purtroppo) andò a p...

Aspettare l'alba dalla parte sbagliata...

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Dovevo nascere cent'anni fa, nel 1848. Le barricate a Lipsia, a ventidue anni avevo già fatto la comune di Parigi. Adesso, impiegato parastatale. Con tutti i colleghi che passano tutte le ferie a seguire tutti i festival dell’Unità con i balletti della Moldavia e le ciocie importate dall’Ungheria. Gino Paoli, Pinocchio, Mike Bongiorno, Marylin Monroe, Altafini, Gianni Morandi, Gianni Rivera hanno avuto una funzione negli anni 60. Ma che stiamo facendo? Ma che sta succedendo? Ma quando vedremo il sole? Sto male. C’ho pure freddo. (Ecce Bombo)

Acido Lattico a Melbooks

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Domani a Bologna sbarca "Acido Lattico". Ore 18, libreria Melbook di via Rizzoli. Pubblicità non per me stesso (vero, sono in pista con Saverio Fattori , l'autore, e Mario Lega, ma non è motivo di interesse), quanto per il romanzo di Saverio, e per la sua vena intensa e innovativa. E' un "noir" sull'atletica, e dunque chi vive, ama, in qualche modo sfiora le cose d'atletica dovrebbe esserci. Ma sarebbe riduttivo "fare casta": è una storia avvincente (vincente), scritta da uno che le storie le sa tenere per mano. Da leggere tutti, anche chi sta alla larga da piste e pedane.