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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Risvegli

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Se penso che quell’America - la stessa America - ha prodotto Jack, il mio vecchio babbo ubriaco e poeta - perché sapete, la poesia ubriaca quando ti scava dentro, e poi finisce che ci aggiungi whisky e vino da due soldi – Se penso che quell’America mi ha portato via tra le pagine di Buck, di Carver e Fante, tra le scarpe risuolate di Bandini che aspettava primavera, nelle strade di sabbia e furore di Steinbeck, e prima ancora tra i boschi di Thoreau. Se penso che quell’America era poesia di viaggio e vita, che mi ha mostrato un mondo senza confini e senza paura, non riesco neppure a guardarlo questo carnevale tragico di gente mascherata che ti insegna il suo dio a colpi di pistola. Se penso che quell’America è stata solo un sogno mi sveglio di colpo tra brividi di freddo. Dalla tv qualcuno mi dice che i sogni sono tempo perso che la realtà è questa, che la realtà è incubo.    

Di cose inutili

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  Forse la poesia non ha più senso in questi giorni barbari. Un tempo ai poeti si rimproverava quello star fuori dalla mischia, a guardare il mondo dalla finestra, dal cortile di casa, dal punto più in alto possibile, umanamente vili, piccoli come la loro voglia di essere ascoltati. Oggi i poeti li ammazzano senza un motivo, poi spiegano che chissà, quei pupazzi sul sedile posteriore di un’auto avrebbero potuto essere pieni di chissà quale e quanto esplosivo. Oggi i poeti non hanno altro che un grido da lanciare nel buio della storia dimenticata, dei libri che bruciano, dei ricchi&potenti che se ne fottono di loro, di noi, di me e te. E quel grido non ha la gittata delle armi che potenziano, non vola alto come un drone, non ammazza senza ragione, dunque non ha titoli di merito. Forse la poesia non ha più senso in questi tempi barbari. Per questo bisogna produrne di più, anche con l’ortografia sbagliata, anche senza capo né coda, anche piena di...

Adulti

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  Incolpano ragazzi di sedici anni di aver perso tempo a filmare, invece che scappare via. Tirano somme sulle loro esistenze, senza nemmeno conoscerle. I grandi. Gli adulti. Quelli che comunque ad una sciata la mattina dopo non rinunciano, magari poi si va a fare un selfie sul luogo del disastro. Quelli che iniziano l’anno bombardando per amore della pace. Quelli che seminano terrore e miseria. Quelli che affamano i popoli. Quelli che dividono i fratelli e li rendono nemici. Quelli che difendono i sacri confini. Quelli che si isolano e si sentono sicuri. I grandi. Gli adulti. Che giudicano ragazzi morti. Proprio loro, morti da tempo senza nemmeno saperlo.